La danza della planetaria

"Non esiste una realtà di serie A e una realtà di serie B". Questo è quanto si cerca di insegnare e vivere nell'Istituto Alberghiero Gastronomico SAFI - ELIS. Lo spirito di questa iniziativa è stato raccontato da Silvia Guidi per l'Osservatorio Romano, in un articolo pubblicato l'11 novembre 2019 e che proponiamo anche qui.

Opus Dei - La danza della planetaria

«Vale la pena» si legge su un grande manifesto decorato con spighe e motivi geometrici scendendo le scale della SAFI - ELIS. Guardando più da vicino ci si accorge che in realtà non è un manifesto stampato, ma un arazzo ricamato a mano. Punto dopo punto, con amore, precisione e pazienza. Un modo per dire che la fatica di ogni giorno ha un senso, che i dettagli sono importanti, e non esiste una realtà di serie A e una realtà di serie B. Un modo concreto per ricordare alle allieve che la responsabilità nel lavoro (in cucina, montando la panna con la planetaria, come dietro una scrivania, preparando un business plan) non è un peso, ma una dimensione della libertà. E l’occasione per valorizzare tutto ciò che si fa ogni giorno, anche quando sembra nascosto e insignificante.

non esiste una realtà di serie A e una realtà di serie B

Il nome per esteso della “SAFI” è molto lungo (istituto professionale paritario servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera) ma ci aiuta a capire meglio le grandi ambizioni educative del posto in cui siamo: quella scuola che papa Giovanni XXIII, negli anni Sessanta, ha desiderato e fortissimamente voluto come ascensore sociale per i ragazzi del quartiere Tiburtino - Casal Bruciato. Il nostro Virgilio, in questo viaggio, è una prof di religione, Giovanna Marianella, innamorata del suo lavoro e giustamente fiera delle sue ragazze. «Curiamo molto lo sviluppo umano e professionale — spiega la dottoressa Silveria Di Santo della Direzione SAFI ELIS— in modo che, uscite da qui, siano pronte per qualsiasi tipo di futuro. Un lavoro nel campo enogastronomico, ma non solo. La nostra è una preparazione di alto livello, che ha portato alcune allieve a iscriversi all’università per studiare economia o ingegneria».


Dalla SAFI sono passati personaggi illustri che operano con successo in aziende di rilievo con l’obiettivo di trasmettere la passione per il lavoro

Ai servizi di tutoring e di alternanza scuola lavoro si affianca anche la figura del Coach. Dalla SAFI sono passati chef stellati, ma anche personaggi illustri che operano con successo in aziende di rilievo con l’obiettivo di trasmettere agli studenti la passione per il lavoro attraverso la condivisione del loro percorso umano e professionale. I fellows, così chiamati, insegnano ai ragazzi con la loro storia che la competenza tecnica è necessaria, ma non basta, per lavorare bene bisogna innamorarsi di quello che si fa, «della “danza” di una macchina che impasta e di un’affettatrice che taglia» sorride un’addetta al laboratorio in mezzo a frigoriferi e fornelli, facendo notare la bellezza nascosta di un microcosmo fatto di ordine, cura e attenzione ai particolari. Ma l’ingrediente più importante della scuola sono, ovviamente, le allieve.

Una docente ci racconta la storia di una ragazza che chiameremo Giorgia (il suo vero nome ovviamente è un altro). «Durante il primo anno di scuola ha perso la mamma, ed è rimasta con il papà, che ha un’attività commerciale a Ostia, e una sorella più piccola. Ha dovuto quindi fare le veci della mamma, sia materialmente che moralmente, nei confronti della sorellina. La SAFI ha sempre rappresentato per lei un punto di riferimento importante e un’oasi di serenità. Finita la scuola — grazie anche a uno stage realizzato durante il percorso scolastico — ha trovato immediatamente lavoro nella mensa di un ospedale. Ora è sposata e ha una bellissima bimba di due anni».

Diverso è il percorso di Ilaria (anche in questo caso è un nome di fantasia) figlia di professionisti, che da sempre desiderava fare la scuola alberghiera. I genitori scelgono per lei il liceo classico, ma al termine del secondo anno Ilaria riesce a manifestare il suo disagio, e a convincere i genitori a iscriverla alla SAFI. «Ha passato l’estate a studiare — racconta la docente — per sostenere a settembre gli esami integrativi e potersi inserire nella classe terza dell’istituto alberghiero, dove ha trovato un contesto stimolante da un punto di vista professionale e di grande arricchimento umano. Dopo il diploma di maturità ha chiesto ai genitori di investire quello che avevano destinato al suo percorso universitario in un corso di alta cucina italiana presso la scuola Alma di Colorno. Frequentato il corso e fatto lo stage ha fatto alcune brevi esperienze di lavoro, anche all’estero, finché non si è sentita pronta (aveva comunque 21 anni!) per provare a realizzare il sogno che da tempo aveva nel cassetto: ristrutturare parte di una casa in Calabria, ad Amantea, per aprire un piccolo locale di cibi da asporto, puntando sulle specialità locali. I genitori l’hanno sostenuta anche economicamente in questo progetto, che dopo un paio di anni di rodaggio ha preso il via». Nel frattempo ha conosciuto un ragazzo calabrese e dopo qualche tempo si sono sposati, unendo anche le rispettive attività lavorative e creando un’azienda agricola.

«Noi schiacciamo i palloni difficili» si legge in uno striscione dietro al canestro, nella palestra della SAFI; da soli è difficile restare in piedi quando la vita picchia duro, gli anni sono pochi e i genitori sono più smarriti dei figli davanti alle domande “scomode” dell’esistenza.

«Noi schiacciamo i palloni difficili» si legge in uno striscione dietro al canestro, nella palestra della SAFI

«Ci sono momenti nella vita capaci di stravolgere l’intero universo dell’anima — scrive Bianca — Sono quegli istanti che ci rendono la persona che ogni mattina guardiamo allo specchio, dandogli tutta la forza di iniziare la giornata e che ogni sera sfiniti proteggiamo tra le coperte. Il problema di questi terremoti è che non si sa mai quando possono presentarsi e di quale magnitudo saranno. Anche io ho dovuto tenermi in equilibrio quando la terra sotto di me tremava, quando in una mattina di settembre la mia migliore amica a soli 17 anni è volata via. Ha combattuto per due anni contro una forma di tumore aggressiva senza mai smettere di sorridere al mondo. Quando successe avevo 16 anni e da quel giorno ho aperto gli occhi su ciò che ha davvero valore nella mia vita. Ho passato un periodo in cui non sapevo nemmeno io dove mi trovavo, aprivo gli occhi la mattina e vedevo solo nero, mi sentivo bloccata in una bolla scura. Credevo non fosse giusto vivere una vita che a lei era stata tolta. Piano piano però grazie ai miei genitori, ai miei amici e a delle insegnanti della mia scuola ho iniziato a parlare di ciò che mi stava succedendo, di quanto dolore provassi. Loro riuscivano a darmi la forza di continuare, di aprire la testa per farmi uscire da quella gabbia. Così ogni mattina, prima di uscire, indosso il regalo più grande della mia amica volata via: il suo sorriso. Godendomi così ogni minuto della giornata perché adesso questa vita devo vivermela per due, sia per me che per lei».

Silvia Guidi, Osservatore Romano


La SAFI ELIS è un'istituto alberghiero di Roma e fa parte di quelle iniziative sociali e di formazione nate su impulso di san Josemaría, al quale papa Giovanni XXIII aveva chiesto di prendersi cura di un progetto che avesse a cuore le necessità dei più bisognosi nella periferia romana.

Qui è possibile trovare l'articolo originale, pubblicato nella versione digitale dell'Osservatore Romano.