L'Opus Dei realizzata grazie ai poveri

Nel giorno della festa di san Francesco d’Assisi, un approfondimento sul ruolo che i poveri hanno avuto nella fondazione dell’Opus Dei.

Come in tante famiglie spirituali all’interno della Chiesa, anche nell’Opus Dei gli ultimi occupano un posto di rilievo. La preghiera dei poveri e la loro frequentazione sono stati aspetti decisivi sia nella storia di san Josemaría che del beato Álvaro. Ma continuano a essere fondamentali anche oggi, nelle attività e nelle vicende ordinarie delle persone che ogni giorno cercano di vivere in maniera normale la propria vocazione cristiana seguendo il cammino dell’Opus Dei.

La forza dei poveri

Il 2 luglio 1974, mentre si trovava presso la scuola Tabancura di Santiago del Cile, san Josemaría Escrivá ricordava l'inizio dell'Opus Dei, quando c'era solo "un sacerdote che aveva ventisei anni, grazia di Dio, buon umore e basta". Fin dall'inizio il fondatore dell'Opus Dei si è rivolto ai poveri e ai malati, cioè a quelle persone che, messe a dura prova dalla vita, potessero offrire la loro sofferenza a Dio, traendo forza e consolazione nel riporre le proprie speranza in un progetto più alto.

"Chiedevo ai malati di offrire i dolori, le ore passate a letto, la loro solitudine, di offrire tutto questo al Signore per il lavoro che stavamo facendo con la gioventù" ricorda san Josemaría il 19 febbraio 1975, nel Centro universitario Ciudad Vieja, in Guatemala.

Salvador Bernal nel libro “Mons. Josemaría Escrivá de Balaguer. Appunti per un profilo del fondatore dell'Opus Dei (Ares)” riporta anche la testimonianza di José Manuel Doménech de Ibarra secondo il quale “l’Opus Dei è nato negli ospedali e nei quartieri poveri di Madrid”.

La sofferenza è una prova di saper amare, di aver cuore (san Josemaría)

In quella stessa occasione, san Josemaría, affermava che proprio in coloro che soffrivano trovava non solo un grande esempio di forza spirituale ma anche la sicurezza che proprio grazie alle loro preghiere l'Opus Dei si sarebbe compiuta malgrado le difficoltà.

In un incontro precedente, avvenuto a Lisbona nel novembre del 1972, san Josemaría raccontava di un episodio capitato al capezzale di una donna moribonda: "Ne sentivo una invidia folle! Quella donna aveva avuto una posizione di grande rilievo economico e sociale nella vita e stava lì, in un giaciglio d’ospedale, moribonda e sola, senz’altra compagnia all’infuori di quella che le potevo fare io in quel momento, finché spirò. E ripeteva, assaporando, felice, Benedetto sia il dolore – aveva tutti i dolori morali e fisici del mondo – amato sia il dolore, santificato sia il dolore, glorificato sia il dolore! La sofferenza è una prova di saper amare, di aver cuore".

"Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei Cieli".

Aiutare il prossimo e partecipare alle sue sofferenze significa anche avere una buona dose di coraggio, pur nella consapevolezza dei rischi che a volte comporta il "mettersi in prima linea". Il 4 febbraio 1934, don Álvaro del Portillo ebbe modo di toccare con mano questi pericoli quando usciva dalla parrocchia di San Ramón nel quartiere di Vallecas, a Madrid. Lui e i suoi colleghi furono infatti brutalmente aggrediti: colpito alla nuca con una chiave inglese, don Álvaro fece in tempo a raggiungere la stazione della metropolitana e salire sul treno in partenza senza essere raggiunto dai suoi assalitori.

In questo scatto è possibile notare la fasciatura sotto il cappello del beato Álvaro, il quarto da sinistra.

Come san Josemaría, anche don Álvaro del Portillo affermò di avere sempre imparato dai poveri che incontrava. “Imparavo sempre da loro: erano persone che non avevano da mangiare e io vedevo in loro soltanto la gioia. Erano per me una tremenda lezione”.

Erano persone che non avevano da mangiare e vedevo in loro soltanto la gioia. Erano per me una tremenda lezione (beato Álvaro)

“Il contatto con la povertà, con l’abbandono, produce uno shock spirituale enorme - affermava ancora don Álvaro - Ci fa vedere che spesso ci preoccupiamo di sciocchezze che non sono altro che nostri egoismi, piccolezze.”

Le visite ai poveri

Proprio a causa dell'importanza delle preghiere e delle sofferenze offerte per l'Opus Dei da parte dei poveri di Madrid, e in linea con l'insegnamento del Vangelo, nei centri dell'Opus Dei e nelle realtà che nascono grazie allo spirito dell'Opus Dei si ha l'abitudine di organizzare le visite ai poveri, a tutti i tipi di poveri: malati, anziani, carcerati...

Il contatto con la povertà, con l’abbandono, produce uno shock spirituale enorme (beato Álvaro)

Per esempio grazie all'iniziativa di alcune persone del Centro ELIS, è iniziata a Roma una scuola gratuita che dura oltre il normale orario scolastico, rivolta a tutti ma principalmente ai ragazzi più poveri di alcuni quartieri periferici di Roma. Qui è possibile conoscere altre iniziative sociali nate e portate avanti su ispirazione del messaggio di san Josemaría.

La scuola di Barbiana al Tiburtino