TEP Talks (IV) La via della famiglia, la via della Chiesa

Come aiutare chi ha difficoltà nel vivere il matrimonio? In che senso la famiglia è la via della Chiesa? I TEP (Tu Es Petrus) Talks sono una serie di approfondimenti sull’importanza del ministero del Papa nella vita di tutti i cattolici. Le autrici e gli autori dei TEP hanno studiato e meditato diversi aspetti del messaggio dei pontefici nel corso degli anni.

Correva l’anno 1994 quando san Giovanni Paolo II proclamava che “la famiglia è la via della Chiesa”[1], indicando la necessità che famiglia e Chiesa non limitassero i loro incontri alla celebrazione di matrimoni e funerali, o all’amministrazione dei sacramenti ai figli, ma si integrassero nella comune missione al servizio dell’evangelizzazione. In questo modo il santo Padre modificava la percezione che fino a quel momento si aveva in genere sulla famiglia, considerata una classe passiva, e forse anche sulla Chiesa, identificata con la Gerarchia. Con quelle parole, la famiglia veniva integrata nella missione della Chiesa, chiamata a parteciparvi attivamente. E in questo modo diventava anche più chiaro quel che il Concilio Vaticano II aveva proclamato: la Chiesa è il popolo di Dio, e tutti coloro che vi appartengono sono chiamati a raggiungere la meta della vita cristiana, che è la santità[2].

Incarnare la fede nel matrimonio

la Chiesa è il popolo di Dio, e tutti coloro che vi appartengono sono chiamati a raggiungere la meta della vita cristiana, che è la santità.

Gli sposi cristiani, vivendo nella loro famiglia con il cuore aperto allo Spirito Santo, percorrono una strada che è autenticamente ecclesiale. Per rendere più evidente questo messaggio, san Giovanni Paolo II promosse le canonizzazioni degli sposi cristiani, cioè dei cristiani che si sono santificati non malgrado o a prescindere dal matrimonio, ma proprio attraverso la vita coniugale e familiare. I primi ad essere beatificati furono i coniugi Beltrame Quattrocchi, nel 2001; poi è stata la volta dei coniugi Martin (2008), che furono canonizzati nel 2015; Sergio Bernardini e Domenica Bedonni, della diocesi di Modena, sono stati dichiarati Venerabili sempre nel 2015. Numerose poi sono le coppie di Servi di Dio, ossia di coniugi di cui è in corso la prima fase del processo di canonizzazione[3].

Gli sposi cristiani, vivendo nella loro famiglia con il cuore aperto allo Spirito Santo, percorrono una strada che è autenticamente ecclesiale. Si tratta infatti di un cammino nel quale i problemi del mondo e le comuni condizioni di vita diventano l’occasione per incontrare Dio e amare il prossimo. Nelle loro vite l’ideale cristiano entra nelle dinamiche umane, realizzando una reale “incarnazione” della fede. Ma non bisogna confondere il percorso con la meta: non ci sono santi in questo mondo, benché molti siano in cammino su questa strada. Per giungere alla pienezza si passa attraverso la purificazione e la Croce, che nelle vite degli sposi assume spesso le forme delle preoccupazioni per la salute delle persone care, per la gestione economica, le scelte professionali, le relazioni di parentela e di vicinato, eccetera.

Chiamati a difendere le relazioni

Nell’esortazione apostolica Familiaris Consortio, prima di esporre la verità sulla famiglia cristiana e la sua missione nella Chiesa e nella società, san Giovanni Paolo II aveva fatto presente che tutti viviamo la legge di Dio secondo la legge della gradualità, ossia in un processo di continua e graduale conversione (al n. 9). Nell’Amoris laetitia, Francesco ha ripreso questo tema in relazione alla situazione attuale nella quale molti pensano che, anche se si è sposati, ci si debba salvare da soli, abbandonando la nave quando mostra segni di cedimento, invece di lavorare insieme a tappare le falle.

anche le migliori amicizie hanno i loro momenti di difficoltà, e richiedono qualche rinuncia.

Molto spesso, la necessità di produrre un impegno faticoso a favore della relazione viene considerata un fallimento, la fine del sogno; si è come dimenticato che anche le migliori amicizie hanno i loro momenti di difficoltà, e richiedono qualche rinuncia. In questo contesto di relazioni non difese, i divorzi e le separazioni si moltiplicano, nell’intento di risolvere alcuni problemi ma creandone molti altri di carattere sociale, economico, e anche spirituale.

Come aiutare i cristiani che si trovano, per diversi motivi, in contrasto con il loro matrimonio, e spesso impegnati in una nuova unione? Come evitare che la loro ferita diventi mortale, ossia produca la loro completa separazione dal corpo vivente del Signore? Non si può pensare di proporre loro un cammino che ne ignori la condizione, perché sarebbe l’equivalente di abbandonarli a se stessi: sono naufraghi, e hanno bisogno di un’asse alla quale aggrapparsi, non gli si può chiedere di camminare e correre come se avessero i piedi sulla terra ferma.

Non abbandonare nessuno: la via della Chiesa

Papa Francesco ha richiamato la Chiesa intera all’urgenza di una maggiore iniziativa e creatività per riuscire a dare un effettivo aiuto a coloro, e non sono pochi, che si trovano in tali circostanze[4]. Questo è importante per loro, ma lo è anche per la Chiesa, che non può abbandonare i suoi figli e rinunciare a curarli: sarebbe come dimenticare la sua vocazione di “ospedale da campo”[5], luogo in cui la misericordia del Padre si rende tangibile. La Chiesa è madre e maestra[6]: maestra che presta il servizio della verità che si rivela anche in questi casi di primaria importanza, ma sempre madre affettuosamente vicina ai suoi figli, a maggior ragione quando li vede in difficoltà, e quindi capace di calibrare il suo intervento sulla base della loro condizione effettiva.

la Chiesa non può abbandonare i suoi figli e rinunciare a curarli.

Per questo, anche le famiglie sofferenti o separate sono “via della Chiesa” perché sono via dell’uomo e della donna che in quelle difficili circostanze sono chiamati ad unirsi al Signore, in particolare alla sua Croce redentrice. Anche in loro la sofferenza sarà trasformata in gloria, grazie alla fede in Colui che non abbandona mai i suoi figli.

Carla Rossi Espagnet, professoressa incaricata di Teologia dogmatica presso la Pontificia Università della Santa Croce, dottorato in Teologia presso l'Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e famiglia (Università Lateranense).


[1] Nella Lettera alle famiglie del 2 febbraio 1994, n. 2.

[2] Cfr. Lumen gentium, nn. 9-12. 39-42.

[3] Cfr. Ludmila e Stanislaw Grygiel (a cura di), Sposi e santi. Dieci profili di santità coniugale, Cantagalli, Siena 2012. In costante aggiornamento l’elenco degli sposi santi in http://www.santiebeati.it/dettaglio/93372 (consultato il 3 maggio 2022).

[4] FRANCESCO, es. ap. Evangelii gaudium, n. 11; IDEM, es. ap. Amoris laetitia, nn. 231-246.

[5] FRANCESCO, discorso del 19 settembre 2014.

[6] Cfr. CCC 2030.

Carla Rossi Espagnet