Vita di famiglia in quarantena | Diario di una mamma

Pubblichiamo la testimonianza di una mamma alle prese con l’organizzazione della vita famigliare in questo tempi di quarantena.

Opus Dei - Vita di famiglia in quarantena | Diario di una mamma

Sono stati necessari alcuni giorni affinché io e mio marito prendessimo consapevolezza della serietà di quanto accadeva intorno a noi. Inizialmente, come credo un po’ per tutti, si parlava di allarmismi eccessivi per una influenza più violenta del solito. Forse abbiamo iniziato a concretare l’emergenza quando nel giro di sei ore abbiamo appreso della chiusura delle scuole: avevamo bisogno di questo “segnale forte” perché di figli da spedire a scuola al mattino ne abbiamo 5 (dai 18 ai 9 anni) e non sono 6 solo perché l’ultimo arrivato è troppo piccolo per andarci!

Inizialmente per i ragazzi è sembrata una vacanza alternativa alla settimana bianca che non facciamo e che molti loro amici in questo periodo si concedono. Poi, piano piano, anche grazie alle notizie che arrivavano e alle restrizioni che i decreti imponevano, siamo tutti entrati nella logica dell’emergenza piena in tutta la sua serietà.

Dare una struttura alla giornata

La prima cosa che, da mamma, mi è venuta in mente, è stata quella di tentare di dare una struttura alla nostra giornata, forse più elastica, ma comunque con orari certi che potessero arginare un ritmo improvvisamente “espanso”.

I ragazzi sono abbastanza abituati a queste mie proposte perché, solitamente quando chiudono le scuole e mi prende il panico all’idea di avere tutti a casa troppo liberi, parto con gli orari e gli incarichi estivi. Ora però è diverso, nessuno è in vacanza, tutti hanno lezioni a cui connettersi, lavori da consegnare e chiamate da effettuare ad orario: abbiamo una maturità ed una licenza media.

Man mano che passavano le ore e i giorni la nostra organizzazione è andata perfezionandosi. Ho capito che il piccolo, ovviamente, era quello che doveva e poteva adattarsi a tutti questi fratelli sempre a casa e così, modificando un pochino i suoi orari, riusciamo a pranzare tutti insieme e questo momento di condivisione a metà giornata ce lo gustiamo proprio. “Allora a te come è andata la lezione?”, “Problemi con la connessione?” “Cosa vi aspetta nel pomeriggio?”.

Forse tutto questo tempo in più, in spazi non immensi da dover necessariamente condividere, ci sta aiutando ad entrare un pochino di più ognuno nella vita dell’altro e a potercene interessare e fare carico.

Rendere piacevole la vita in casa

Io in questo momento non lavoro fuori casa a seguito della mia maternità e questa circostanza mi ha portato a pensare che forse potevo contribuire a rendere più piacevole possibile la vita in casa; ho organizzato un angolo delle tisane in una zona comune a cui tutti possano accedere per un piccolo break, scegliendo l’infuso preferito. Abbiamo fissato un orario per un momento di merenda riscoprendo il valore dei riti familiari nel costruire e consolidare le relazioni.

Sono certa di non raccontare nulla di speciale, ma credo che il Signore sappia scrivere dritto sulle righe storte e che da questa situazione, almeno per la mia famiglia, saprà trarre del bene. Alcune delle preoccupazioni educative che abbiamo a cuore e che ci chiedevamo con mio marito come affrontare, si stanno evolvendo. La convivenza continuativa e costante smuove e riassesta le dinamiche tra fratelli e nonostante gli immancabili e fisiologici litigi, vediamo molte cose andare silenziosamente meglio.

Vivere in 8 con 4 adolescenti femmine in un appartamento normale, dove in alcune ore ognuno ha bisogno di uno spazio protetto (dotato di pc e connessione wifi), è indubbiamente sfidante!

Cercare delle piccole fughe

Non appartenendo io neanche lontanamente alla categoria degli esseri umani stanziali, ho avuto la necessità di trovare per me e per chiunque lo desideri uno spazio di decompressione: abbiamo minimamente attrezzato il terrazzo condominiale per poterci concedere delle piccole fughe in piena sicurezza. Così il terrazzo a momenti è la chiesa per gustarci le meditazioni con tanto di tramonto romano, a momenti è bar dove con mio marito ci proteggiamo un caffè di coppia per riprendere fiato e sguardo reciproco, a momenti è camminatoio perché, se il piccolo a casa non ha pace per un riposino lo portiamo su (il passeggino ormai è parcheggiato lì) e simuliamo una passeggiata ristoratrice. Abbiamo condiviso con gli altri condomini questa opportunità e tutti stanno apprezzando molto, dandoci il cambio per rispettare le indicazioni di distanza.

Insomma, non so se è l’arte di arrangiarsi che vive in ogni napoletano, ma noi per ora stiamo cercando di prendere il buono da questa situazione che è sicuramente per certi versi surreale e purtroppo molto dolorosa per tante persone. Nel nostro orario familiare c’è anche una decina del rosario da pregare tutti insieme. Non sempre vengono tutti ma sanno che cerchiamo di fondare la nostra casa sulla roccia.

Annalisa