«Tutti, tutti, tutti!». Con queste parole pronunciate da san Josemaría in un video proiettato sul grande schermo sono state accolte le centinaia di persone presenti al Centro Congressi Giovanni XXIII di Bergamo per la presentazione del volume “Opus Dei. Una storia” a Bergamo.
L'incontro, che si è tenuto venerdì 27 febbraio, è stato moderato dalla giornalista Laura Arrighetti, che ha introdotto l’appuntamento sottolineando che nel corso della serata non si sarebbe parlato «solo di un libro, ma di una storia: una storia che inizia da un uomo, un santo».
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Come vetrate delle Chiese
Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali di mons. Giulio Dellavite, Delegato Vescovile e don Giovanni Manfrini, Vicario dell’Opus Dei per l’Italia. Mons. Dellavite, richiamando un desiderio di san Josemaría espresso in una sua lettera - quello di vedere i suoi figli spirituali e tutti i cristiani diventare uomini e donne realizzati - ha proposto un’immagine suggestiva: «Cos'hanno di particolare i cristiani realizzati nella vita? Sono come vetrate in una chiesa: risplendono fuori, non dentro. Perché dentro c'è una Luce che illumina fuori. E proprio come queste vetrate, ognuno di noi ha una luce dentro, che va accesa e custodita. Questa è la testimonianza, il messaggio evangelico da portare alle persone, a “chi passa accanto alle chiese”».
Anche don Giovanni Manfrini ha voluto salutare gli ospiti citando una celebre frase del fondatore dell’Opera: «"Quando si scriverà la storia dell'Opus Dei bisognerà scriverla in ginocchio". Non in senso letterale - ha specificato - dubito che José Gullón e John Coverdale, autori di “Opus Dei. Una Storia”, abbiano lavorato così. Significa, però, riconoscere che questo carisma dell'Opera, che viene da Dio, è qualcosa che cambia gli uomini e la storia. Per questo va accolto con stupore, affetto e amore e va incarnato sempre, in ogni momento storico. E significa anche ricordare che siamo strumenti inadeguati, con difetti, ma pur sempre strumenti di Dio».
In un videomessaggio registrato per l’occasione, lo storico John Coverdale ha raccontato l’impegno suo e di José Gullón nei cinque anni di lavoro necessari alla stesura del volume. La moderatrice ha, quindi, introdotto i tre ospiti della serata: Rossella Perricone, Presidente dell’Associazione Amici del Campus Bio-Medico, Vittorio Masia, Presidente Emerito del Tribunale di Brescia e Tommaso Minola, Responsabile diocesano di Comunione e Liberazione.
Un mare senza sponde
«“Opus Dei. Una storia”, come è stato sottolineato più volte, è un volume che raccoglie tante storie. - dice Rossella Perricone -Alcune tra le più belle si trovano nel capitolo "Un mare senza sponde". Mi hanno fatto riflettere su quanto sarebbe bello se il carattere distintivo delle persone dell'Opus Dei fosse il loro modo di lavorare: un lavoro impeccabile. I cattolici sono uomini e lavoratori come tutti: nessuno firma dicendo “avvocato cattolico” o “medico cattolico”. Siamo avvocati, medici, professionisti come gli altri. Ma dobbiamo impegnarci perché il nostro lavoro sia davvero ben fatto, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche delle virtù messe in campo: studio, dedizione, gentilezza, empatia, etica e rispetto del segreto professionale».

Per Tommaso Minola, il libro rappresenta l’occasione di guardare una storia dentro la storia della Chiesa: «La parola “storia” mi è molto cara, — ha spiegato — perché, a mio avviso, riprende in modo delicato, quasi sommesso e umile, un tratto fondamentale della presenza di Dio nel mondo e, soprattutto, nella mia vita: la fedeltà nel tempo.
E poi c’è, come dicevamo prima, il concetto di santità per tutti. Cyril Charles Martindale, uno studioso e gesuita inglese, sosteneva che il santo è “l’uomo più umano”: non un’eccezione, ma l’uomo in cui l’umanità raggiunge tutta la sua pienezza. Questa definizione - ha aggiunto - corregge due riduzioni tipiche della modernità: il santo come eroe morale, come colui che ce l'ha fatta e il santo lontano e distante. Ma proprio come sosteneva san Josemaría, la santità non è un’aggiunta alla vita, è dentro la vita».
Il sogno di un giovane sacerdote
A chiudere la presentazione è stato Vittorio Masia, che ha approfondito alcuni aspetti legati alla dimensione giuridica dell’Opus Dei. San Josemaría, infatti, uomo di legge su consiglio del padre, desiderava per l’Opera una configurazione giuridica capace di esprimere pienamente la sua natura: «Il fondatore dell’Opus Dei - afferma - sperava in un riconoscimento che recepisce integralmente quello che era il lavoro dei laici e dei presbiteri. E questo giovane sacerdote, che all'epoca aveva 26 anni, ha perseguito tale obiettivo con grande determinazione, tanto più che all'epoca gli strumenti giuridici che aveva in mente non esistevano».
Ad arricchire la serata sono state le testimonianze di Tommaso e Ivana. Tommaso, giovane universitario a cui i mezzi di formazione promossi dall’Opus Dei, insieme a esperienze quali il volontariato e i campeggi estivi con i bambini più piccoli lo abbiano aiutato a capire quanto sia bello essere un esempio di vita per gli altri.
Ivana, mamma di otto figli, di cui una in cielo, ha, invece, condiviso il suo percorso di riscoperta della fede, accompagnata dall’allora fidanzato, oggi marito, soprannumerario dell’Opera. Un cammino personale e familiare, segnato dalla consapevolezza che la chiamata alla santità riguarda ogni persona. Perché, proprio come ripeteva san Josemaría nel video che ha aperto l’incontro, la santità è davvero per tutti.

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