Di fronte ai cambiamenti vertiginosi della società liquida, la famiglia immaginata dal “santo dell'ordinario” è un reperto archeologico o una profezia ancora da compiere?
La risposta si trova in sei verbi e una grande scommessa sulla libertà.
Selfie di famiglia
Guardando una foto di famiglia degli anni ‘30 o ‘70, epoche in cui san Josemaría scriveva e predicava, e confrontandola con un qualunque selfie di famiglia scattato oggi, le differenze sembrano abissali.
Non è solo una questione di abiti o di tecnologia. Sono cambiate, agli occhi della società, la grammatica delle relazioni, la permeabilità della casa al mondo esterno (attraverso gli schermi) e la stabilità stessa del vincolo matrimoniale.
Sorge dunque spontanea, quasi provocatoria, la domanda: la famiglia di cui parlava san Josemaría è la stessa di oggi?
Se guardiamo alla sociologia, la risposta è no. Ma se guardiamo all'antropologia, ovvero a ciò di cui è fatto il cuore dell'uomo – e specialmente un cuore giovane – la risposta è sì. Un sì deciso.
E la chiave di lettura ce la offre proprio lui in una delle Lettere con cui istruiva i suoi figli spirituali sulla missione nel mondo, nella quale usa parole che non hanno il tono freddo dell'istruzione, ma il calore di un invito personale.
L'educazione come “attrazione” e non come recinto
San Josemaría scrive: “Fate in modo che dalla prima giovinezza [...] si sentano attratti da un ideale”.
La prima sfida per la famiglia di oggi non è proteggere i figli dal mondo, ma equipaggiarli per abitarlo. In un’epoca in cui l’autorità formale è in crisi, l'unica autorità che regge è quella dell'autorevolezza, che nasce dal fascino. Il fondatore dell'Opus Dei non suggerisce di imporre Cristo, ma di rendere Cristo attraente. Questo ribalta la prospettiva dei genitori moderni, spesso ansiosi controllori di performance scolastiche o sportive. L’obiettivo non è il successo, ma l’incontro.
San Josemaría traccia una roadmap spirituale in sei verbi che è di una modernità sconcertante: cercare, trovare, frequentare, seguire, amare, rimanere.
1.
In questo articolo ci riferiremo, in particolare, al punto 12 della Lettera 7: “Fate in modo che dalla prima giovinezza o nella piena adolescenza si sentano attratti da un ideale: cercare Cristo, trovare Cristo, frequentare Cristo da vicino, seguire Cristo, amare Cristo, rimanere con Cristo. Si aspetta pazientemente che la grazia di Dio svolga la sua azione nelle anime, che giunga l’ora dell’incontro con il Maestro, e che abbiano la generosità e la premura di ascoltarne la voce veni, sequere me; vieni! Seguimi! rinunciando a tante cose che per altri sono lecite”.
È un percorso graduale. Non si può chiedere a un adolescente di “rimanere” se prima non ha “cercato”. E non cercherà nulla se non ha visto negli occhi dei genitori che quella ricerca porta alla gioia, e non solo a una serie di doveri.
La pazienza del giardiniere digitale
Forse la parte più difficile del testo per un genitore del XXI secolo è questa: “Si aspetta pazientemente che la grazia di Dio svolga la sua azione”.
Viviamo nell'era del tutto e subito, delle spunte blu di WhatsApp, del feedback istantaneo. Attendere i tempi dell’anima di un figlio è un’ascesi durissima.
La famiglia di oggi è spesso tentata di essere un’azienda che deve produrre “bravi ragazzi” in serie. San Josemaría ci ricorda che la famiglia è un giardino. Il giardiniere lavora, suda, concima, ma sa che la crescita è un mistero che non gli appartiene del tutto.
La “pazienza” di cui parla non è rassegnazione passiva, ma fiducia attiva nella libertà del figlio e nell'azione dello Spirito Santo. È la capacità di rispettare i tempi interiori, che spesso non coincidono con le nostre aspettative o con le scadenze sociali.
L’audacia della proposta
Infine, il testo tocca il tasto più alto: la vocazione. “Veni, sequere me; vieni! Seguimi! rinunciando a tante cose che per altri sono lecite”.
In un mondo che massimizza le opzioni e ritarda le scelte definitive, educare alla rinuncia sembra controintuitivo. Eppure, la vera crisi della gioventù contemporanea è spesso una crisi di senso, non di mezzi.
La famiglia è la “stessa” di allora, perché la sete di radicalità nel cuore giovane è la stessa. I ragazzi di oggi, iperconnessi e talvolta fragili, sono paradossalmente più affamati di ideali grandi rispetto alle generazioni del passato. Hanno solo bisogno di qualcuno che non abbia paura di proporre loro vette alte, invece di accontentarsi della pianura del “basta che tu sia felice” (che spesso significa solo “basta che tu non abbia problemi”).
La “famiglia” di san Josemaría, dunque, non è un modello statico del passato, ma un laboratorio dinamico per il futuro. È il luogo dove si impara che la vita non è un possesso da difendere, ma un dono da spendere. E questo, ieri come oggi, è l'unico segreto per non invecchiare mai.
3 Passi per genitori “giardinieri”
Come tradurre i sei verbi di san Josemaría (Cercare, trovare, frequentare, seguire, amare, rimanere) nella vita frenetica di una famiglia moderna? Ecco tre consigli pratici per coltivare la libertà dei figli senza soffocarla.
1. Creare l'ecosistema (Cercare e Trovare): Non trasformate la casa in un’aula di teologia, ma in un ecosistema dove la fede è “respirabile”. I figli iniziano a cercare e trovare Dio quando vedono che Lui fa parte della normalità dei genitori: un segno di croce fatto bene prima di partire in auto, il ringraziamento sincero a tavola, la naturalezza di chiedere aiuto al Cielo per un esame o un problema di lavoro.
- Il consiglio: Lasciate libri, immagini o musica di spessore in giro per casa, alla portata di tutti, senza imporne la lettura. La curiosità è il primo passo della ricerca.
2. La pedagogia della bellezza (Frequentare e Amare): Nessuno frequenta volentieri qualcuno che è noioso o triste. Se la fede in casa è solo una lista di “no” e di divieti, i ragazzi scapperanno appena possibile. Per insegnare ad amare Cristo, bisogna mostrare che la vicinanza con Lui rende i genitori più felici, più pazienti, più “belli” umanamente.
- Il consiglio: Associate i momenti di fede a esperienze positive. Una festa liturgica importante si celebra con un pranzo speciale o una gita. La fede deve avere il “sapore” della festa, non solo del dovere.
3. Il primato della fiducia (Seguire e Rimanere): Per seguire e rimanere, serve la libertà. La costrizione genera ribelli, non discepoli. San Josemaría invita ad aspettare “pazientemente”. Questo significa che quando un figlio attraversa un momento di crisi o di allontanamento, il compito del genitore non è la predica continua, ma la preghiera intensa e l’affetto immutato.
- Il consiglio: Tenete la porta sempre aperta. Fate capire ai vostri figli che, qualunque strada prendano o errore commettano, la “casa” (fisica e spirituale) è il luogo dove potranno sempre tornare per curare le ferite e ripartire.
Cosimo Russo
