Alessandra vive a Palermo con il marito Luca e i loro cinque bambini. Lavora come segretaria in uno studio legale e, insieme alla sua famiglia, porta avanti il progetto “FaRe Net ”. In questa intervista ci racconta come è nato, che cosa significa per loro e come, nella vita di tutti i giorni, una famiglia può aprirsi concretamente agli altri.

FaRe Net nasce nel 2021: che cosa vi ha fatto sentire il bisogno di creare questa realtà, e da dove siete partiti?
Nel 2021, quindi nel periodo immediatamente successivo al Covid-19, io e mio marito ci siamo resi conto di quanto fosse necessario approfondire temi legati all’orientamento familiare, all'amore e al matrimonio. Così abbiamo creato una rete di famiglie che non si è concretizzata in una forma associativa, e che abbiamo chiamato FaRe Net, ovvero “Famiglie Responsabili in Rete”. Rete non nel senso di “online”, ma “fare rete” concretamente.
Inizialmente, i corsi erano rivolti soprattutto a coppie con bambini di età compresa tra 0 e 6 anni. Poi, proprio perché molte coppie che conosciamo ci hanno chiesto di affrontare anche altre tematiche, abbiamo deciso di rivolgerci a un pubblico più ampio. Oltre a questi corsi, organizziamo spesso gite o attività fuori città, a volte anche con un pernottamento. Qui a Palermo abbiamo la fortuna di poter usufruire del Centro Internazionale Calarossa, a Terrasini, e capita spesso, infatti, di trascorrere lì alcune domeniche tutti insieme.
Che cosa significa per voi, aiutare un’altra famiglia?
Essere amici. E la cosa bella è che non è affatto difficile stringere legami di amicizia tra di noi. Capita spesso di iscrivere i bambini nelle stesse classi o di aiutarci dando passaggi in auto ai figli degli altri. Per me, che lavoro full-time, questo rappresenta un grande aiuto. Facciamo anche molta economia circolare tra di noi: ci scambiamo libri, abbigliamento, scarpe, seggiolini, giochi...
Ci raccontate un episodio concreto in cui avete sentito di essere davvero di supporto a un’altra famiglia?
Due coniugi hanno attraversato grandi complicazioni legate alla casa e hanno finito per avere crisi anche nel loro rapporto di coppia. Io, con i mezzi che avevo a mia disposizione e quindi con molta semplicità, ho cercato di stargli vicino e di aiutarli a ritrovare un po’ di serenità. Mio marito, invece, ha ospitato nel proprio studio un amico, anche lui avvocato, che stava attraversando un periodo di difficoltà nel trovare lavoro. Credo però che, al di là delle singole situazioni, ciò che conta davvero sia sapere di poter trovare sempre negli amici un aiuto, qualcuno con cui parlare con sincerità e su cui poter contare. Sapere, insomma, che non siamo mai soli.

Che cosa ha portato l’esperienza di FaRe Net nel vostro matrimonio? C’è qualcosa che avete imparato e fatto vostro?
Io sono nata e cresciuta, tranne per il periodo universitario, in un piccolo paese, dove c’era sempre qualcuno disposto ad aiutare. Non so se sia così solo a Palermo o se valga per tutte le grandi città, ma da quando abito in condominio ho notato quanto questo stile di vita possa allontanare le persone e rendere più difficili le relazioni.
Attraverso FaRe Net, invece, riusciamo a respirare un po’ la stessa aria delle cittadine: avere intorno amici pronti a dare una mano, condividere le difficoltà e sapere di poter contare gli uni sugli altri. È qualcosa che abbiamo imparato anche osservando altre famiglie e che cerchiamo di portare dentro il nostro matrimonio e nella vita quotidiana.
Tra lavoro, figli, impegni e stanchezza, come riuscite a trovare tempo e spazio per gli altri? Che cosa vi spinge a farlo?
Io e mio marito lavoriamo molto. Lui torna a casa tardi la sera, mentre io ho un impiego full time, e durante la settimana riusciamo a trascorrere poco tempo insieme ai nostri figli. Proprio per questo amiamo organizzare attività nel weekend: anche semplicemente stare con gli amici e i loro figli, condividere momenti ed esperienze insieme. E ciò che rende tutto ancora più bello è la diversità di ciascuno di noi, con le proprie caratteristiche, qualità e il proprio modo unico di stare insieme agli altri.
Per Alessandra e Luca, quindi, essere «centri d’irradiazione del messaggio evangelico» significa “mantenere il buon umore nonostante le difficoltà, portare sempre la speranza e cercare di aiutare chi vive un problema o una difficoltà, offrendo una possibile soluzione. Significa far capire che, in ogni situazione, "non ci sono solo l'errore o il buio, ma anche la possibilità di trovare una luce e la pace.”
