«Io e mio marito sapevamo che il weekend del 2 ottobre saremmo rimasti soli, cosa che, avendo tre figli, non succede spesso - racconta Elisa - Così qualche giorno prima Thomas, guardandomi negli occhi, mi fece: “E se organizzassimo una presentazione del libro Opus Dei. Una Storia a casa nostra?”
«Mi ha fatto sorridere l’utilizzo del plurale maiestatis, - continua Elisa - come a dire: “Ho avuto questa idea, ora dobbiamo trasformarla in realtà”. Ma la proposta mi è piaciuta molto e così ci siamo messi subito all’opera».

Per Thomas ed Elisa, aprire le porte di casa agli amici non è una novità. «Ogni mese- racconta Elisa - organizzo un dopocena con dessert e bollicine insieme a una ventina di mamme della scuola dei nostri figli. Di volta in volta scegliamo un tema spirituale diverso. È un bel modo per stare insieme e scambiare quattro chiacchiere». Ed è proprio sulla scia di queste serate che è nata l’idea di ospitare la presentazione del libro.
All’incontro hanno partecipato una quarantina di persone, tra uomini e donne, coppie e single, alcuni fedeli e amici dell’Opera, altri semplicemente curiosi di conoscerne meglio la storia. Tra gli ospiti, oltre all'autore don José Luis González Gullón, anche don Stefano, grande amico di Thomas ed Elisa. «La maggior parte degli invitati è rimasta fino a mezzanotte inoltrata - racconta Elisa - direi, quindi, che è andata molto bene».
La serata è cominciata con un aperitivo: un'occasione per ritrovarsi, fare nuove conoscenze e chiacchierare davanti a un bicchiere di spumante. Poi è arrivato il momento della presentazione del libro, che si è trasformato velocemente in qualcosa di più che una conferenza. Un momento di confronto autentico, umano, partecipato.
«È stato molto bello - ricorda Elisa - perché è stato un racconto fatto di aneddoti e battute, molti dei quali hanno coinvolto personalmente i presenti. Anche la presentazione è stata molto dialogata. Sono arrivate tantissime domande, talmente tante che a un certo punto sembrava non dovessero finire più».
Per Thomas ed Elisa, però, il valore della serata non stava soltanto nei contenuti della presentazione. «Per noi era importante creare un clima familiare, - spiega Elisa - che la serata avesse quel tocco umano e amichevole capace di muovere il cuore e gettare le basi per costruire relazioni e amicizie profonde».
Un'atmosfera leggera, dunque, ma non per questo superficiale. «I nostri amici - aggiunge Elisa - sono tornati a casa portandosi qualche piccola pillola nel cuore, e questo è ciò che conta veramente».
«È stato bello vedere tanti visi contenti e rilassati» conclude Elisa.
Un'immagine che richiama le parole di san Josemaría: “Che nessuno legga tristezza né dolore sul tuo viso, mentre propaghi per il mondo l’aroma del tuo sacrificio: i figli di Dio devono essere sempre seminatori di pace e di gioia”» (San Josemaría Escrivá de Balaguer, Solco n. 59).
