“Perché non te lo porti a casa tua?” La risposta di Monica

Monica, soprannumeraria dell’Opus Dei, racconta della sua amicizia con una signora che chiede l’elemosina davanti a una chiesa.

Opus Dei - “Perché non te lo porti a casa tua?” La risposta di Monica

Spesso quando si cerca spronare qualcuno a fare del bene al prossimo la risposta che si riceve è qualcosa del tipo “e perché non lo fai tu?” oppure “e perché non inviti un barbone/immigrato/senzatettato a casa tua?”. Questa è la storia di Monica che ha risposto in prima persona a quella domanda. Ecco il suo racconto:

“Fuori dalla parrocchia che frequento con la mia famiglia si fermano spesso delle persone a chiedere l’elemosina e abitualmente incontravo Maria (nome di fantasia). Un giorno, poco prima di Natale, decido di fermarmi a parlare con lei. Così ci conosciamo e le domeniche successive rimanevo sempre dopo la Messa a scambiare qualche parola con lei. Fino a che una di queste domeniche ho pensato: “Papa Francesco ci invita sempre ad aprire le porte agli altri, io che cosa posso fare di più?”.

Papa Francesco ci invita sempre ad aprire le porte agli altri, io che cosa posso fare di più?

Ho deciso allora di invitarla a pranzo con la mia famiglia. Al mio invito ha risposto con un gran sorriso e mi ha detto: “Perché no?”. Abbiamo pranzato insieme e ci ha raccontato la sua storia: Maria viene dalla Romania e vive in Italia da 10 anni. Si è trasferita qui per lavorare e pagare gli studi della terza e ultima figlia, per lei la sua maggiore preoccupazione.

Questa estate Maria è rimasta vedova del marito. Nel nostro Paese fa diversi lavori e tutto quello che guadagna, molto poco, lo manda a casa per i figli. La mia famiglia, anche se all’inizio erano tutti un po’ stupiti dell’arrivo di Maria, è rimasta molto colpita dalla sua storia e non ha esitato ad accoglierla.

Poco tempo dopo ho offerto a Maria la possibilità di venire a lavorare da me il sabato come collaboratrice domestica: cercava infatti un altro lavoro per arrotondare. Abbiamo deciso inoltre, insieme ad alcune signore della mia parrocchia, di insegnarle a stirare in modo che potesse trovare lavoro anche in altre famiglie.

ho offerto a Maria la possibilità di venire a lavorare da me il sabato come collaboratrice domestica

La sua voglia di “fare bene” è stato ciò che le ha permesso di vincere subito qualche diffidenza iniziale da parte delle persone. Maria me lo dice sempre: “Monica, vado via più tardi oggi, voglio fare bene”. Io, da parte mia, faccio sempre il possibile per liberarla il prima possibile perché ha sempre tanto da fare. Tanto che non ha ancora potuto fermarsi a pranzare di nuovo con noi.

Ultimamente abbiamo anche trovato un modo di condividere con lei il nostro pranzo domenicale, visto che lei non può fermarsi mai: quando finisce di lavorare da noi le diamo un sacchetto con le cose che abbiamo preparato per il nostro pranzo.

Oggi Maria si ritrova a dover lottare anche con una grave malattia, le cui spese riesce “fortunatamente” a coprire grazie al Sistema Sanitario Nazionale. Per lei si tratta di un grande sollievo, perché le sue prime preoccupazioni rimangono sempre la figlia e i suoi studi: per questo continua sempre a lavorare con grande impegno nonostante la sua malattia.

oltre a fare un’azione che ha del bene in sé, questa azione porta anche tanto bene ai nostri figli

Si potrebbe dire che un genitore abbia già abbastanza da fare, soprattutto quando ha 5 figli. Allora dove si trova lo spirito di fare gesti di questo tipo? Non si leva così il tempo che si potrebbe dedicare ai propri figli? Mi sono risposta che con iniziative di questo tipo si pensa ancora di più ai propri figli. Credo infatti che loro debbano avere una crescita completa: non solo orientata allo sviluppo dei mezzi intellettuali e materiali, ma soprattutto volta all’accoglienza dell’altro, a sapergli aprire le porte e a saper costruire con lui relazioni di valore. Ritengo che siano davvero aspetti fondamentali per la loro vita.

Quindi oltre a fare un’azione che ha del bene in sé, questa azione porta anche tanto bene ai nostri figli. Me lo ripeto spesso: il bene porta sempre il bene!”