​Ottavario per l’unità dei cristiani (giorno 4, 21 gennaio)

Quarta meditazione dell’ottavario per l’unità dei cristiani (21 gennaio). Temi: La Chiesa è santa per la sua origine e i suoi fini; la lotta per la santità nei suoi membri; i santi sono un vincolo di unità.

Giorno 4, 21 gennaio

La Chiesa è santa per la sua origine e i suoi fini.

La lotta per la santità nei suoi membri.

I santi sono un vincolo di unità.

La Chiesa è stata voluta e fondata da Cristo, adempiendo così la volontà di suo Padre. Inoltre è assistita continuamente dallo Spirito Santo. In definitiva, si tratta di un’opera continua della Trinità Santissima. Su questa realtà – la sua origine trinitaria – si fonda il secondo carattere della Chiesa che prenderemo in considerazione in questo quarto giorno dell’ottavario per l’unità dei cristiani: la sua santità. Papa Francesco ricorda che la fiducia nella santità della Chiesa «è una caratteristica che è stata presente fin dagli inizi nella coscienza dei primi cristiani, i quali si chiamavano semplicemente “i santi” (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1), perché avevano la certezza che è l’azione di Dio, lo Spirito Santo che santifica la Chiesa»[1].

In effetti, la Chiesa è santa perché procede da Dio, che è santo. La Chiesa è santa perché santo è Gesù Cristo nostro Signore, che mediante il suo sacrificio sulla croce «ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa» (Ef 5, 25-26). È santa perché è guidata dallo Spirito Santo, fonte inesauribile della sua santità, che fu inviato «il giorno di Pentecoste [...] per santificare continuamente la Chiesa»[2]. Diciamo che è santa anche perché il suo fine è la gloria di Dio e tende alla vera felicità degli uomini. Infine, la Chiesa è santa perché lo sono i mezzi che impiega per raggiungere il suo fine: la Parola di Dio e i Sacramenti.

Tutta questa stimolante realtà della Chiesa non ci nasconde, tuttavia, che malgrado la sua origine trinitaria e i suoi mezzi salvifici, la sua santità visibile può essere oscurata dai peccati dei suoi figli. San Josemaría ci faceva notare anche che la Sacra Scrittura «dà ai cristiani il titolo di gens sancta (1 Pt 2, 9), popolo santo, [...] composto da creature con le loro miserie: questa apparente contraddizione segna un aspetto del mistero della Chiesa»[3]. Considerare la bellezza del Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa e tutti i motivi per i quali è santa, ci può spingere a rinnovare il nostro desiderio di manifestare nella nostra vita la luce della sua santità originaria dei mezzi e dei fini.

Davanti al mistero della Chiesa occorre uno sguardo di fede. «Darebbe prova di scarsa maturità – osservava san Josemaría, riferendosi a questa essenziale visione soprannaturale – chi, davanti ai difetti e alle miserie di coloro che appartengono alla Chiesa, chiunque essi siano – e per quanto alte siano le loro funzioni –, sentisse diminuire la sua fede nella Chiesa e in Cristo. La Chiesa non è governata né da Pietro, né da Giovanni, né da Paolo; è governata dallo Spirito Santo, e il Signore ha promesso che rimarrà al suo fianco “tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli” (Mt 28, 20)»[4].

Non è strano, tuttavia, che le persone che desiderano vivamente avvicinarsi alla Chiesa fissino la loro attenzione sui suoi membri, in quanto sono chiamati a incarnare il messaggio di gioia che ci è stato affidato. È vero che spesso noi cattolici non abbiamo saputo rispecchiare la santità della Chiesa nostra Madre e abbiamo «nascosto più che manifestato il genuino volto di Dio»[5]. La nostra fede nella santità della Chiesa ci induce a chiederla con maggiore insistenza al Signore per ognuno di noi, riconoscendo di avere un profondo bisogno di essere aiutati da Lui. Benedetto XVI diceva, durante un incontro ecumenico, la nostra santità di vita dev’essere il cuore dell’incontro e del movimento ecumenico[6].

In questo senso, i difetti dei membri della Chiesa – i nostri difetti e i nostri peccati personali – stimolano i nostri desideri di convertirci e ci portano a riparare e a pregare con maggiore insistenza. Tutto ciò senza perdere di vista che la santità della Chiesa si trova, principalmente, nello stesso Cristo. «La Chiesa cattolica sa che, in nome del sostegno che le proviene dallo Spirito, le debolezze, le mediocrità, i peccati, a volte i tradimenti di alcuni dei suoi figli, non possono distruggere ciò che Dio ha infuso in essa in funzione del suo disegno di grazia»[7]. Con ferma fiducia nei disegni di Dio, san Josemaría ci ricordava che «nostra Madre è Santa, perché è nata pura e continuerà a essere senza macchia per l’eternità. Se qualche volta non riusciamo a intravedere la bellezza del suo volto, siamo noi a dover pulire gli occhi; se notiamo che la sua voce non ci aggrada, curiamo la durezza delle nostre orecchie che ci impedisce di cogliere, nel loro tono, i richiami del Pastore amoroso»[8].

È sorgente di speranza sapere che «lungo l’arco della storia, e anche oggi, ci sono tanti cattolici che si sono effettivamente santificati: giovani e vecchi, celibi e sposati, sacerdoti e laici, uomini e donne. La santità personale di tanti fedeli – oggi come ieri – non fa rumore. In genere non riconosciamo la santità di tante persone qualsiasi, che lavorano e vivono in mezzo a noi»[9]. La santità è il volto più bello della Chiesa e risplende, con discrezione, in molte persone che ci stanno attorno: in coloro che sono impegnati a servire e rendere la vita più gradevole agli altri; in coloro che, infaticabili, lavorano per portare nelle loro case il minimo indispensabile; in coloro che danno un’importante testimonianza di fede nell’accettare con pace molte difficoltà, la malattia o la vecchiaia. Tutti questi sacrifici, pur rimanendo invisibili, costituiscono la vera forza della Chiesa, anche per dare vigore alla sua unità.

Nello stesso tempo, molti cristiani sono già stati beatificati o canonizzati, e sono di stimolo a noi che siamo ancora in cammino. Dato che tutti insieme facciamo parte della medesima Chiesa, membra di uno stesso Corpo, questa grande folla di santi ci protegge, ci sostiene e ci conduce[10]. Molti di loro, per ispirazione divina, si sono impegnati con modalità diverse a propugnare l’unità fra tutti i cristiani: san John Henry Newman, convertito e già anglicano; santa Elizabeth Hesselbland di Svezia che, appartenente a una famiglia luterana, rifondò l’ordine delle brigidine; san Josafat, ucraino, morì alla ricerca dell’unità dei cristiani in terre slave; la beata Maria Sagheddu, che offrì la propria vita a Dio per l’unità dei cristiani morendo a venticinque anni nei pressi di Roma; san Giovanni Paolo II, che ha lottato infaticabilmente per l’ecumenismo durante il suo pontificato; infine, tanti martiri cattolici e non cattolici che hanno testimoniato insieme la loro fede, come è accaduto in Uganda con il catechista Carlos Lwanga e i suoi compagni. La scoperta di esempi di santità anche tra i nostri fratelli separati darà un inestimabile impulso alla ricerca dell’unità.

Il Concilio Vaticano II, proprio nella sua Costituzione dogmatica sulla Chiesa, dichiara che i suoi membri, sentendosi chiamati a promuovere l’unità, «si sforzano ancora nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come il modello della virtù davanti a tutta la comunità degli eletti»[11]. Amare Maria, Mater Ecclesiae, ci aiuterà ad amare di più la Chiesa. Ella ci insegnerà a sentirci responsabili della santità di tutti i membri del Corpo Mistico di Cristo, cammino imprescindibile per raggiungere l’unità fra tutti i cristiani.


[1] Papa Francesco, Udienza generale, 2-X-2013.

[2] Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 4.

[3] San Josemaría, Lealtà verso la Chiesa, in La Chiesa nostra Madre, Ares, Milano 1993, n. 22-23.

[4] Ibid., n. 24.

[5] Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 19.

[6] Cfr. Benedetto XVI, Discorso, 19-VIII-2005.

[7] San Giovanni Paolo II, Enc. Ut unum sint, n. 11.

[8] San Josemaría, Lealtà verso la Chiesa, in La Chiesa nostra Madre, Ares, Milano 1993, n. 25.

[9] Ibid., n. 22.

[10] Cfr. Benedetto XVI, Omelia, 24-IV-2005.

[11] Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 65.