Ottavario per l’unità dei cristiani (giorno 3, 20 gennaio)

Terza meditazione sull’ottavario per l’unità dei cristiani (20 gennaio). Temi: L’unità all’interno della Chiesa; l’ordine della carità; l’unità nella varietà.

Giorno 3, 20 gennaio

L’unità all’interno della Chiesa.

L’ordine della carità.

L’unità nella varietà.

All’inizio degli Atti degli Apostoli si racconta che i primi cristiani, immediatamente dopo l’Ascensione di Gesù, «erano assidui e concordi nella preghiera» (At 1, 14). Poco più avanti, nel descrivere quella piccola comunità, si dice anche che «la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune» (At 4, 32). Nel terzo giorno dell’ottavario per l’unità dei cristiani, in armonia con queste considerazioni della Sacra Scrittura, vogliamo meditare su uno dei caratteri della Chiesa: l’unità.

Proprio riflettendo sull’unità che vivevano i primi seguaci di Gesù, san Josemaría ci ricordava che «parte essenziale dello spirito cristiano è vivere non solo in unione con la Gerarchia ordinaria – Romano Pontefice ed Episcopato – ma anche sentendo l’unità con gli altri fratelli nella fede. [...] Bisogna far rivivere quella fraternità che i primi cristiani sentivano così profondamente. In tal modo ci sentiremo uniti, amando al tempo stesso la varietà delle vocazioni personali»[1]. Tutti noi battezzati siamo chiamati a stimolare l’unità all’interno della Chiesa nostra Madre, evitando tutto ciò che comporta divisione, perché «l’unità è sintomo di vita»[2]. È un programma di vita che s’irradia nel Corpo di Cristo in cerchi concentrici: per prima cosa s’impara ad amare e a vivere l’unità nella propria famiglia, con i più vicini; poi l’unità all’interno della Chiesa, amando i diversi carismi suscitati dallo Spirito Santo; finalmente, si desidera e si cerca l’unità anche con i cristiani non cattolici.

Questa coesione interiore è un dono di Dio che poggia anche sul nostro impegno personale a superare barriere ed eliminare ostacoli che la rendono difficile. Con gli occhi fissi su quella unità che vivevano i primi cristiani, chiediamo al Signore la grazia di apprezzare la varietà che possiamo trovare all’interno della Chiesa. grazie alla quale essa «si presenta come un organismo ricco e vitale, non uniforme, frutto dell’unico Spirito che conduce tutti ad unità profonda, assumendo le diversità senza abolirle e realizzando un insieme armonioso»[3].

Nelle scene del Vangelo vediamo che Cristo s’intrattiene con gruppi diversi di persone: con dottori della legge, con lavoratori di tutti i tipi, con persone che incontra durante gli eventi religiosi e sociali dell’ambiente in cui viveva, oppure con le grandi folle alle quali rivolgeva la sua predicazione. Tuttavia siamo anche testimoni che, date le condizioni di spazio e di tempo, non tratta tutte le persone con la stessa intensità dal punto di vista umano. «Spesso – ci dice il prelato dell’Opus Dei –, il Signore dedica più tempo ai suoi amici»[4]. Così vediamo, per esempio, che trascorre diversi pomeriggi nella casa di Betania o si ritira per alcuni momenti con i suoi discepoli più vicini.

In modo simile, sentendo la nostalgia dell’unità fra tutti i cristiani, non possiamo perdere di vista ciò che san Tommaso d’Aquino chiama ordo caritatis[5], l’ordine dell’amore, che ci induce a preoccuparci in primo luogo per l’unità con quelli ci sono stati affidati in maniera più prossima nella Chiesa. San Josemaría faceva notare che nell’Opera «abbiamo sempre voluto bene ai non cattolici: amiamo tutte le anime del mondo! Però con ordine, con l’ordine della carità. Prima di tutto i fratelli nella fede»[6]. Si basava sulla lettera di san Paolo ai Galati, quando l’apostolo esorta proprio a fare il bene a tutti, ma specialmente a quelli con i quali condividiamo la medesima fede (cfr. Gal 6, 10).

La carità autentica è universale e, nello stesso tempo, ordinata. Per esempio, meditando sull’unità nella Chiesa, è naturale, per chi fa parte dell'Opus Dei, pensare in primo luogo alla comunione reale che ha con i propri fratelli spirituali nell’Opera, con i quali è unito da forti legami di fraternità. «Niente c’è tra voi che possa dividervi»[7], esortava con insistenza sant’Ignazio di Antiochia, ben sapendo che questa unità, vissuta seguendo l’esempio di Cristo, ci rende felici e attrae altre persone.

San Paolo, dopo aver parlato a quelli di Corinto della radicale uguaglianza di tutti i membri del Corpo Mistico di Cristo, continua: «Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? [...]. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue?» (1 Cor 12, 18-19.28-30). La Chiesa esercita la sua missione per opera di tutti i suoi figli, anche se in maniere diverse; di tutti ha bisogno per portare avanti i piani divini.

La grande varietà di vocazioni e di carismi esistente «nella Chiesa è una ricchezza molteplice del Corpo Mistico, all’interno della sua divina unità: un solo Corpo, con una sola Anima; un solo pensare, un solo cuore, un solo sentire, una sola volontà, un solo amare; ma una molteplicità di organi e di membra»[8]. All’interno della mirabile pluralità che mostra l’unità della Chiesa, il Signore ha voluto includere modi diversi di servire. Il Concilio Vaticano II indica in concreto che «per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali»[9].

Perciò «sarebbe un grande errore confondere l’unità con l’uniformità e insistere, per esempio, nell’unità della vocazione cristiana, senza considerare nello stesso tempo la diversità di vocazioni e di missioni specifiche, che trovano posto in quella chiamata generale e che sviluppano i loro molteplici aspetti di servizio a Dio»[10]. «È molto importante – insisteva san Josemaría – che ognuno si sforzi di essere fedele alla chiamata divina, perché solo così potrà contribuire al bene della Chiesa con il suo apporto specifico, in virtù del carisma ricevuto da Dio»[11].

La prima comunità cristiana a Gerusalemme perseverava unita nella preghiera e nella carità «cum Maria, Matre Iesu» (At 1, 14). Intorno alla Madonna, anche la Chiesa del nostro tempo crescerà in unità se viviamo uniti ai nostri fratelli e se ognuno si adopera per vivere fedelmente la missione ricevuta.


[1] San Josemaría, Colloqui, n. 61.

[2] San Josemaría, Cammino, n. 940.

[3] Benedetto XVI, Angelus, 24-I-2010.

[4] Fernando Ocáriz, Lettera, 1-XI-2019, n. 2.

[5] San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 26.

[6] San Josemaría, Instruzione, maggio 1935 / 14-IX-1950, nota 151.

[7] Sant’Ignazio d’Antiochia, Epistola ad Magnesios, 6, 2.

[8] San Josemaría, Lettera 15-VIII-1953, n. 3.

[9] Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 31.

[10] San Josemaría, Lettera 15-VIII-1953, n. 4.

[11] San Josemaría, Colloqui, n. 61.