Lavori ordinari e come santificarli (XVII): Medico dei medici

Eleonora, medico competente e mamma di una bimba di pochi mesi, in questa testimonianza racconta di come si impegna ad avere un programma di vita che la aiuti ad "essere sempre unita a Gesù”.

Eleonora vive a Trieste, ma lavora come medico competente, ovvero il medico che collabora col datore di lavoro per effettuare la sorveglianza sanitaria sui dipendenti, a Udine. Per questo motivo, da ormai cinque anni, conduce una vita da pendolare, situazione che rende le giornate molto complesse. La mattina, appena arriva all’ospedale di Udine, infatti, l’attendono pazienti, visite mediche e colleghi. E da quando, cinque mesi fa, è diventata mamma di Anna, la fatica — nonostante l’aiuto del marito — è aumentata anche in casa. Giornate così intense rappresentano una grande sfida per Eleonora, ma ad aiutarla è la frase di Carlo Acutis, santo a cui è particolarmente affezionata, che recita: “Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita”.

«La giornata di un medico competente - spiega Eleonora - è caratterizzata da una serie di visite che i segretari e gli infermieri programmano in anticipo. Sono loro a decidere e a preparare la documentazione per me, quindi, ciò che mi aspetta nell’arco della giornata lo scopro il giorno stesso. In pratica io visito i dipendenti dell'azienda sanitaria dell'ospedale: medici, infermieri, tecnici, logopedisti.. tutti quei lavoratori che in base alla professione che fanno sono esposti a determinati rischi».

«Un aspetto molto bello della mia professione - racconta Eleonora - è l'aiuto di tanti colleghi specialisti che ricevo ogni giorno. Nel settore privato non sempre c’è questa possibilità di collaborazione, noi invece abbiamo la fortuna di poter fare progetti insieme e di conseguenza cercare di realizzare il miglior lavoro possibile. Inoltre - continua Eleonora - ogni volta che i pazienti tornano a fare una visita e si ricordano di me, dell’incontro precedente, per me è sempre una grande gioia. Significa che in qualche modo sono riuscita a lasciare il segno, a fare la differenza».

Piantare semi di pace nei cuori

Chi lavora in ospedale ha molte scadenze da dover rispettare, e spesso c’è il rischio che l’ansia di dover finire tutto in tempo prenda il sopravvento. «In queste occasioni mi aiuta tanto pensare al lavoro di Gesù - racconta Eleonora - Anche lui avrà avuto scadenze e giornate impegnative, ma avrà sicuramente lavorato sempre con gioia e con la pacatezza di chi sta alla presenza di suo Padre Dio. Inoltre cerco di valorizzare ogni incontro e ogni persona, che sia paziente o collega. In questo modo, ogni visita può trasformarsi in un'occasione per andare in profondità: tante volte i pazienti hanno bisogno di aprirsi, di conforto, di parole di speranza e di comprensione. Ma per piantare questi semi di pace nei loro cuori devo mantenere una visione soprannaturale e guardare i pazienti ricordandomi che anche loro sono figli amati di Dio».

Eleonora, oltre ad essere medico, è anche moglie e mamma di Anna, una bimba di cinque mesi. «Quando parlo del mio lavoro non posso non parlare anche del lavoro a casa. - spiega Eleonora - Ora che ho una famiglia non mi sento più soltanto medico e le faccende domestiche mi stanno proprio appassionando: sto scoprendo un mondo. Una mia amica, che è una numeraria ausiliare, mi ha insegnato che la cura della casa, tenere tutto ordinato e pulito, non significa essere pignoli o maniaci dell'ordine, ma è un modo per materializzare l'amore».

«Il segreto, quindi, - conclude Eleonora - è la gioia. La gioia di servire e di sapere che, in ospedale, in ambulatorio, a casa o ovunque mi trovi, sto rispondendo alla chiamata di Dio».