In Canada: «La gioia ci permette di avere un cuore ben disposto»

Mons. Fernando Ocáriz è a Toronto, una delle tappe del suo viaggio pastorale in Canada

Opus Dei - In Canada: «La gioia ci permette di avere un cuore ben disposto»

Giovedì 8 agosto | Venerdì 9 agosto | Sabato 10 agosto | Domenica 11 agosto | Lunedì 12 e Martedì 13 agosto


Lunedì 12 e Martedì 13 agosto (Toronto)

Dopo le giornate passate a Vancouver, il prelato dell’Opus Dei è atterrato all’aeroporto internazionale di Toronto Pearson attorno alle ore 18.00 di lunedì 12. Tra le famiglie che lo aspettavano c’erano anche Daniel e Magda con i loro sei figli e uno striscione di benvenuto sul quale era riprodotta la CN Tower, l’edificio più alto del Canada. Quel giorno mons. Ocáriz è andato nel Wilson Heights, uno dei centri della prelatura nella quale ricevono formazione cristiana numerose persone dell’area metropolitana di Toronto.

Il giorno dopo il prelato ha visitato Ernescliff College, una residenza universitaria ubicata nel campus dell’Università di Toronto, per partecipare a una riunione con studenti e giovani professionisti. A loro ha parlato sull’importanza della formazione cristiana, che “non significa essere informati su concetti, idee e valori astratti; si tratta piuttosto di lasciarci modellare da Gesù Cristo, cercare in che maniera il nostro modo di essere possa identificarsi con quello di Gesù”. Riferendosi poi ai problemi che si possono frapporre alla nostra vocazione cristiana, ha spiegato che “quanto più grandi sono le difficoltà, tanto più potremo confidare nella grazia di Dio, che ci sta accanto per aiutarci”.

Nel Kintore College, una residenza universitaria che organizza una grande varietà di attività formative per donne di tutte le età, il prelato è intervenuto a una riunione con numerosi membri dell’Opera, familiari e amici. Tra barzellette, canzoni, storie personali e anche qualche gioco di magia, mons. Ocáriz ha messo l’accento sulla convenienza di essere felici in ogni momento: “La gioia ci permette di avere un cuore ben disposto e di essere nelle condizioni di affrontare i problemi e le difficoltà della vita quotidiana”. Kintor College ha iniziato l’attività nel 2012 e si trova nel campus dell’Università di Toronto.

Dopo pranzo il prelato ha visitato Hawthorn School, l’unica scuola indipendente per ragazze, di ispirazione cattolica, esistente nella città di Toronto. Fondata 30 anni fa, Hawthorn ha degli asili nido ed è riconosciuta per l’eccellenza della sua educazione primaria e secondaria. Mons. Ocáriz ha avuto una riunione con il consiglio di direzione e con il personale della scuola; alla fine ha incoraggiato tutti a proseguire questo servizio alle donne. Subito dopo si è riunito anche con alcune studentesse della scuola secondaria e con le universitarie.

Nel pomeriggio circa 200 persone hanno accolto il prelato nel Fairview Library Theatre di Toronto, dove si è svolta un’animata riunione nella quale sono state trattate questioni come il valore del lavoro, il significato del dolore, la missione apostolica dei cristiani e l’importanza evangelizzatrice della gioia.

Domenica 11 agosto (Vancouver)

Il prelato si è recato a nord di Vancouver per conoscere Copper Ridge, una casa di ritiri e attività formative situata a Howe Sound. Attualmente l’edificio è nella fase finale di costruzione. Nella futura cappella di questo centro ha potuto contemplare la pala d’altare e le vetrate che terranno compagnia al Signore nel tabernacolo. Più tardi ha benedetto l’ultima pietra del progetto, costituita da due bassorilievi di san Josemaría e del beato Álvaro, che saranno anch’essi collocati nell’oratorio.

Ha potuto conoscere le persone che hanno contribuito generosamente alla realizzazione di questo progetto. Mons. Ocáriz ha ricordato loro un suo viaggio a Howe Sound nel settembre del 2006, quando accompagnava l’allora prelato dell’Opus Dei, il vescovo Javier Echevarría. Quella volta mons. Echevarría aveva benedetto il terreno dall’enorme roccia esistente ad alcuni metri di distanza. Le prime attività del conference center sono previste per gli inizi del 2020. Il prelato ha invitato i promotori a immaginare quale influenza positiva avrà questo Centro sulla popolazione locale, della provincia e in tutto il paese: “Dare degli aiuti – ha detto – non vuol dire aiutare la persona che chiede collaborazione, ma fare del bene alla società, e questo a sua volta porterà benefici alla persona che elargisce l’aiuto”.

Ritornato a Vancouver, mons. Ocáriz ha ricevuto un buon numero di famiglie venute da tutto il Lower Mainland per salutarlo.

Sabato 10 agosto

Durante la riunione Teresa ha parlato della recente morte di una soprannumeraria dell’Opus Dei, mettendo in rilievo la sua generosità e l’esempio di serenità che ha dato durante la malattia.

Minette ha riferito a mons. Ocáriz sulle lezioni che spesso riceve dai più giovani. Una sua figlia di cinque anni diceva in casa che non riusciva a perdonare un’amica dell’asilo nido; allora è intervenuto il fratello di sette anni dicendo: “Devi perdonare fino a settanta volte sette”. Quando la madre gli ha domandato se sapeva il significato di questa frase, ha risposto che a scuola ancora non avevano studiato le tabelline della moltiplicazione.

Nicole, direttrice delle risorse pedagogiche del sistema scolastico cattolico di Vancouver, ha chiesto un consiglio su come guidare le generazioni più giovani a un uso appropriato della libertà. Il prelato ha spiegato che la libertà è la capacità non soltanto di scegliere, ma di scegliere il bene e di farlo: “Così tocchiamo l’essenza stessa della libertà, che è l’amore”.

Successivamente il prelato ha visitato alcuni malati. Ha parlato per qualche minuto con Zeny, che è cieca e paralitica, benedicendola poi con il segno della Croce sulla fronte; a Chichi, che è stato colpito da una grave malattia, ha detto di essergli grato per tutto quello che aveva fatto per impiantare le radici dell’Opus Dei nel suo paese. Ha fatto visita anche a Sandra, che ha un cancro allo stadio terminale.

Durante un’altra riunione nel Vancouver College, mons. Ocáriz ha utilizzato il motto del Canada (“A mari usque ad mare”, da mare a mare), per stimolare l’attività evangelizzatrice dei fedeli dell’Opus Dei in questa nazione, come aveva fatto il suo predecessore, mons. Javier Echevarría, nella sua visita di 13 anni fa.

Nel 1988 Joe risiedeva a Toronto, quando il beato Álvaro del Portillo visitò il Canada e chiedeva quando avrebbe avuto inizio il lavoro stabile dell’Opus Dei a Vancouver. E proprio Joe aveva partecipato al primo ritiro spirituale che vi fu organizzato nel 1984 e ha visto crescere quel seme in numerosi luoghi del Lower Mainland. Ora ha fatto questa domanda: “Padre, come possiamo mantenere la crescita dinamica dell’Opera come il nostro fondatore la immaginò negli anni cinquanta?”. Il prelato ha spiegato che l’Opus Dei si identifica con le persone e perché l’Opus Dei sia dinamico “occorre che anche le persone siano dinamiche, con un dinamismo che si fonda nell’unione con Cristo”. Ha invitato tutti a riflettere che il lavoro di apostolato della Chiesa, e dunque dell’Opus Dei, “può crescere soltanto attraverso l’orazione”.

Brian ha regalato a mons. Ocáriz una scultura lignea color salmone, che è un altro simbolo caratteristico di Vancouver. I salmoni nascono nel letto dei fiumi e immediatamente nuotano verso l’oceano. In seguito ritornano nel fiume al momento di riprodursi. Questo viaggio, conosciuto come il “percorso del salmone”, è pericoloso, perché i pesci debbono superare parecchi ostacoli nuotando per risalire la corrente del fiume.

Alla fine della riunione Yesid ha interpretato una canzone da lui composta alcuni anni fa, in cui si parla della ricerca di Dio. Il prelato ha apprezzato il gesto gentile, lo ha abbracciato e poi ha impartito la benedizione a tutti i presenti.

Nel corso della giornata mons. Ocáriz ha ricevuto alcune famiglie venute a salutarlo da Calgary, Edmonton e Vancouver.

Venerdì 9 agosto

Nella mattinata il prelato dell’Opus Dei ha reso visita all’arcivescovo di Vancouver, J. Michael Miller, che conosce da anni e che da parte sua apprezza le attività che svolgono nella sua diocesi i fedeli della prelatura. Poi ha avuto una riunione con un numeroso gruppo di sacerdoti, che ha incoraggiato ad aumentare la speranza e ad affrontare con fiducia in Dio le sfide della Chiesa. Ha poi sottolineato l’importanza di praticare l’unità con il Santo Padre.

Nel pomeriggio mons. Ocáriz ha avuto una riunione anche con un gruppo di donne giovani nel Centro Culturale Crestwell. Lo hanno accolto con il canto di “A million dreams”. Il Padre ne ha approfittato per ricordare loro che i sogni sono una cosa buona, ma che al di sopra di loro c’è “l’amore di Dio per noi, che è fondamentale e non è un sogno”. Questo amore – ha detto loro – “aumenta in noi la fede e ci dà fiducia”.

Una delle giovani, Mary-Jo, che in autunno comincerà gli studi universitari, gli ha chiesto un consiglio su come trattare coloro che hanno una concezione della vita totalmente diversa dalla nostra. Il prelato l’ha invitata a essere amica delle persone: “L’amicizia non consiste nel pensare esattamente le stesse cose dell’altra persona, ma piuttosto nel cercare il suo bene, anche nel caso in cui abbia opinioni differenti. Ciò implica un interesse per l’altra persona e la condivisione di ciò che porti nel tuo cuore”.

Isabel, di Calgary, ha domandato che cosa si può fare per non considerare l’orazione un dovere noioso ma una cosa attraente, come quando si sta con un amico. “Certe volte possiamo cadere nella noia perché siamo deboli e perché non vediamo fisicamente il Signore – ha spiegato il prelato –. Crediamo, ma non vediamo. È una questione di fede. Pensa a Gesù come a uno che ti ama appassionatamente e non come a un’idea”.

Tra le presenti c’erano alcune donne che, proprio subito dopo l’incontro, avrebbero partecipato a una attività sociale chiamata “Camp Misawannee”. Bev e Sami hanno donato al prelato una maglietta verde del campeggio con la leggenda “campeggiatore d’onore”; alla fine della riunione hanno fatto anche una foto di gruppo con mons. Ocáriz.

Nel pomeriggio circa 40 studenti della scuola secondaria, universitari e giovani professionisti provenienti da Lower Mainland, Victoria e Alberta hanno partecipato a un’altra riunione con il prelato.

Alcuni studenti gli hanno fatto domande su come evangelizzare i compagni di classe e portarli a Cristo. “L’attività apostolica non riguarda soltanto alcuni, ma tutti – ha osservato mons. Ocáriz –. Voi che ricevete una formazione più intensa, avete anche la responsabilità di condividerla con la vostra famiglia, i colleghi di lavoro, i compagni di classe. Pensate ai dodici apostoli che finirono martiri, eccetto san Giovanni, che subì anche lui il martirio ma non morì in quel momento. Non abbiate paura o vergogna di andare contro corrente – ha detto loro – neppure quando è difficile contrastare i capricci e le mode del momento”.

Rispondendo a una domanda di John Paul, ha aggiunto: “Pensate che Gesù Cristo vi aiuta nelle vostre battaglie, nelle vostre attività. Questo ci deve portare ad appoggiarci all’Eucaristia, perché è lì che troviamo la vera forza”.

Nicholas ha regalato al prelato un inukshuk, una statua di pietra a forma di persona. Per gli inuits, i nativi dell’estremo nord del Canada l’inukshuk è un distintivo che indica l’importanza di un luogo. Simbolizza l’amicizia, la speranza e la sicurezza.

Dopo i due incontri con i giovani, mons. Ocáriz ha ricevuto alcune famiglie di Vancouver. Tra queste famiglie c’era quella di Marietta, che è arrivata in città nel 1973 e in quel momento era l’unica persona dell’Opus Dei. Da allora la prelatura è cresciuta parecchio nell’Ovest canadese. Marietta si è commossa quando il prelato l’ha ringraziata per il lavoro compiuto.

Giovedì 8 agosto 2019

Dopo una visita pastorale in diverse città degli Stati Uniti, mons. Fernando Ocáriz è atterrato a Vancouver alle 15:30 del pomeriggio con un volo proveniente da San Francisco. Dopo le formalità di frontiera e la dogana, è stato accolto dal vicario dell’Opus Dei in Canada, mons. Fred Dolan, e da parecchie famiglie che lo aspettavano nell’area arrivi dell’aeroporto.

“Welcome to Canada, Padre” si leggeva nello striscione che avevano preparato i figli piccoli di Jonathan e Melissa per dare il benvenuto al prelato. I piccoli si sono molto divertiti davanti all’evidente sorpresa di mons. Ocáriz.

Anche Anna e James, entrambi convertiti, e i loro sette figli piccoli hanno salutato il prelato con un cartello di “Benvenuto in Canada”. Anna gli ha regalato un libro pubblicato recentemente con storie di conversioni alla fede cristiana nel quale è narrata la loro storia personale. Mons. Ocáriz ha ricevuto anche una confezione con il tradizionale sciroppo di acero e un piccolo peluche di alce, l’animale canadese per eccellenza.

Anche Adna e Gabriel (che sta frequentando un corso di dottorato sul cambiamento climatico a Vancouver) erano in aeroporto per ricevere il prelato insieme ai quattro figli e al quinto, ancora in arrivo.

Appena giunto in Canada, mons. Ocáriz si è diretto a Glenwood, uno dei centri della prelatura a Vancouver. Dopo aver salutato il Signore nel Santissimo Sacramento, è stato per alcuni minuti con il sacerdote Joseph Soria, che cinque anni fa ha patito varie emorragie cerebrali. Da quel momento il prelato gli aveva scritto varie lettere. Fr. Joseph si è mostrato commosso per la dimostrazione di affetto del prelato dell’Opus Dei verso la sua persona.