Hai appena fatto il tuo primo viaggio per mare e non è stata una passeggiata: la cabina non aveva finestre, il vento era a forza otto e la nave ha sfiorato una mina inesplosa, residuo della Guerra Mondiale appena finita.
Davanti a te, l’ignoto: sei in missione per conto di Dio e nessuna considerazione umana può aiutarti, perché quello che stai proponendo alla Chiesa viene considerato in anticipo di cento anni. Ma hai già lasciato tutto per il Signore, e niente ti fa perdere la speranza. Dopo aver celebrato la Messa e fatto colazione con i tuoi fedeli amici, vi mettete in macchina per un bel viaggio di 12 ore da Genova verso Roma: non esisteva la benché minima autostrada.
Nel tuo cuore, insieme a tante preoccupazioni, c’è il sogno che il Signore ti ha fatto vedere, e non puoi fare altro che condividerlo con i tuoi amici, all’inizio di questo viaggio on the road. Ma proprio dopo pochi metri, la macchina si ferma e quello che vedi dal finestrino ti toglie il respiro per qualche secondo: una drappello di uomini in camicia rossa. È il 1946 e pensi subito al peggio: la guerra, le persecuzioni, doversi muovere per la città sotto mentite spoglie, rischiare di essere fucilato per nulla... Ma è solo un lampo di spaesamento. Capisci subito che non c’è pericolo e uno dei tuoi amici ti spiega tutto…
L’incontro con il corteo mazziniano
Dall’edizione di martedì …giugno 1946 del Quotidiano della Federazione Ligure del Partito Socialista Italiano di Unità Proletari, Il lavoro nuovo:
L’omaggio a Giuseppe Mazzini del popolo genovese nell’anniversario della nascita.
Le celebrazioni dell’anniversario della nascita di Giuseppe Mazzini, particolarmente significative in quest’anno, che vede la realizzazione del suo sogno repubblicano, si sono concluse domenica mattina con una cerimonia svoltasi davanti alla sua tomba.
Un corteo, formatosi nella spianata dell’Acquasola, si è mosso verso le 10 alla volta di Staglieno, percorrendo via Roma, via XX Settembre, piazza Verdi, via Canevari e via Bobbio. Il corteo comprendeva le rappresentanze dei vari partiti repubblicani, della Camera del Lavoro, dell’Associazione Internazionale delle Comunità della Provincia e della Confederazione Operaia Genovese, garibaldini di Grecia e delle Argonne.
Ha partecipato al corteo anche un gruppo di repubblicani e di compagni di Casale, venuti a Genova in autocarro per l’occasione.
A Staglieno i partecipanti alla cerimonia si sono raccolti riverenti intorno alla tomba di Giuseppe Mazzini e della madre Maria. Una donna dell’UDI ha deposto sulla tomba della Madre una bandiera offerta dalle donne italiane e una pergamena con uno scritto di ricordo.
Il resoconto di José Orlandis
Alle nove ci mettemmo in viaggio; ma prima di lasciare la città ci era ancora riservata la sorte di essere testimoni diretti di un avvenimento «storico». Giunti a un viale che era necessario attraversare per raggiungere la strada per Roma, il passaggio era interrotto da una singolare manifestazione o «corteo civico», che ci obbligò a fermarci. Molti dei manifestanti indossavano camicie rosse e quel colore poteva far pensare a una sfilata comunista. Ma presto ci accorgemmo che non era così: le camicie rosse erano la vecchia uniforme garibaldina e tutta quella folla faceva parte di un corteo funebre che accompagnava le spoglie mortali di Giuseppe Mazzini. Questo celebre tribuno del «Risorgimento» era stato il creatore della Repubblica Romana, dopo la rivoluzione che costrinse Pio IX, nel 1848, ad abbandonare gli Stati Pontifici e a rifugiarsi a Gaeta, città allora appartenente al Regno di Napoli. La Repubblica romana di Mazzini durò poco e, se il «Risorgimento» continuò a progredire, non fu per la via repubblicana bensì sotto le bandiere della Casa di Savoia, che riuscì a realizzare l’unità italiana e, dopo la scomparsa degli Stati del Papa nel 1870, fece di Roma la capitale del nuovo Regno d’Italia.
Mazzini, repubblicano irriducibile, non accettò la Monarchia dei Savoia e visse in esilio in vari Paesi d’Europa. Ma tornò in Italia sotto il nome fittizio di dottor Brown e, mentre si trovava a Pisa, morì il 10 marzo 1872. Pare che prima di morire avesse disposto che nessuno vedesse le sue ossa nella tomba finché in Italia non avesse trionfato la Repubblica. E questo era, appunto, ciò che era accaduto poco prima del nostro arrivo. Il referendum del 2 giugno aveva dato la vittoria alla Repubblica; il giorno 10 il Tribunale Supremo proclamò ufficialmente il risultato e il 14 il re Umberto II lasciò il Paese. I vecchi repubblicani dovettero ricordare l’ultima volontà di Mazzini e ora portavano con pomposa solennità le sue spoglie per essere sepolte in qualche onorato pantheon di Genova, sua città natale. Il corteo passò davanti a noi e, una volta terminato, potemmo finalmente intraprendere il viaggio. Dal sedile dell’auto, san Josemaría ebbe occasione di contemplare il primo dei molti spettacoli insoliti che gli sarebbe toccato vedere durante i quasi trent’anni della sua permanenza a Roma.
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