Valbrandet, il lavoro di cura che fa sentire a casa

A Galleno, Chiara Marazzani coordina lo staff che si occupa dell’Amministrazione della Casa per ritiri e convegni Valbrandet. In questa intervista racconta un lavoro fatto di professionalità, cura degli ambienti e attenzione alle persone, che caratterizza la Casa fin dalla sua fondazione.

Nei centri dell’Opus Dei, la cura degli aspetti materiali della casa contribuisce a creare quel clima di famiglia che accompagna anche la formazione umana e spirituale di chi li frequenta. Di questo lavoro si occupa l’Amministrazione, nella quale operano numerarie ausiliari, insieme ad altre persone, con l’obiettivo di rendere gli ambienti accoglienti e di prendersi cura di chi li abita.

Quando Valbrandet iniziò la sua attività, non essendo possibile organizzare la casa gestita direttamente da persone dell’Opera, alcune donne dell’Opus Dei affiancarono le persone del luogo che avrebbero svolto questi compiti, trasmettendo loro questo stile di lavoro e di attenzione alle persone.

Oggi Chiara Marazzani coordina lo staff che porta avanti questo lavoro. Le abbiamo chiesto come questo stile prende forma, giorno dopo giorno, nella vita della Casa.

Chiara, lei lavora da diversi anni nella Casa di ritiri e convegni Valbrandet. Come ha iniziato a occuparsi della gestione dei servizi di questa villa a Galleno?

Per me, la villa di Valbrandet a Galleno è come una casa di famiglia.

Ci lavorava mia nonna quando apparteneva al Seminario di zona e poi anche mia zia Caterina: si occupavano del servizio di cucina, di lavanderia, delle pulizie. Un giorno ho sentito dire dalla zia “servirebbe qualcuno per quest'estate”, e io mi sono fatta avanti. Ero giovane, avevo solo 24 anni e avevo una bambina piccola di tre anni, mi sono detta “siamo qui a Galleno, siamo vicino a casa, perché no?” E mi sono offerta. E così ho fatto un’esperienza nei tre mesi estivi, ed è andato tutto bene.

«Se vuoi puoi aiutarmi, puoi affiancarmi». Io l’ho fatto molto volentieri. È stato un passaggio graduale.

Così ho iniziato e ho continuato, e oggi metà della mia vita l'ho passata lavorando qui.

Mi avevano raccontato quello che l’Opera vuole fare: riuscire a trasformare la propria vita quotidiana in un’opera ben voluta dal Signore, senza voler fare cose grandiose, ma facendo bene il proprio dovere quotidiano. Se il proprio dovere quotidiano è fare il medico, sarà giusto fare bene il medico. Per noi che lavoriamo qui è fare bene quello che facciamo: accudire questa casa come se fosse quella di famiglia: a casa nostra ci piace tenere tutto in ordine e far da mangiare in un certo modo, così anche qui tutte noi cerchiamo di fare questo, riuscire a svolgere al meglio il nostro lavoro quotidiano.

La zia Caterina mi ha lasciato il testimone di questo lavoro quasi senza accorgersene. Forse vedeva in me una persona che, tra le altre cose, aveva un po’ più di capacità nell’utilizzare la tecnologia. Perché il nostro lavoro è cambiato: abbiamo dovuto cominciare a occuparci anche di questioni burocratiche, come le registrazioni alla Questura e di segreteria amministrativa, come le fatture. «Se vuoi puoi aiutarmi, puoi affiancarmi». Io l’ho fatto molto volentieri. È stato un passaggio graduale. Mi diceva: «Vedo che tu riesci un po’ meglio di me», e piano piano si è messa da parte.

Quando la zia si è ammalata ed è mancata, nessuno si è posto il problema di chi dovesse continuare. È stato un passaggio di testimone naturale.

Tante volte mi sono detta: «Sarò all’altezza?» Ma oggi ci siamo ancora e lavoriamo affinché la casa sia sempre accogliente, così come ci ha trasmesso lei. Voleva che tutti i dettagli fossero a posto, ci ha insegnato tante cose e noi ancora oggi continuiamo a metterle in pratica. Nel nostro gruppo di lavoro siamo state capaci di andare sempre d’accordo e di venirci incontro. Magari qualcuna dice all’ultimo momento: «Non posso venire, ho un imprevisto». Siamo poche, ma riusciamo sempre a coprirci. È successo anche quell’anno in cui mi sono rotta una gamba. Non potevo essere presente fisicamente e ho portato avanti le pratiche di ufficio, però le mie colleghe hanno fatto fronte alla situazione. Tra noi ci sono caratteri diversi però, se ci si vuole bene e si vuole ottenere qualcosa di buono, si cerca di smussare il proprio e di andare avanti. Tra di noi c’è un bel clima e ci troviamo bene.

San Josemaría sognava che potessero esserci sempre delle persone che col loro lavoro -come le madri- sapessero creare quel clima di famiglia che facilita agli altri l’incontro con Dio nel quotidiano… Chi soggiorna qui nota particolari che fanno casa e si sente come in famiglia: ci sono anche merende curate e la casa è tenuta molto bene…

A casa nostra piace tenere in ordine: quindi perché non tenere in ordine anche qui? A casa ci piace cucinare la torta preferita di nostro figlio o di nostro marito, e anche qui facciamo lo stesso. La cuoca dice sempre: «Non sono una chef professionista» ma nelle case ci sono tante mamme che cucinano bene, e lei è una di quelle. È bravissima. Ha tanti particolari di attenzione, alle diete, alle persone. Lei ha una marcia in più e l’ha acquisita anche con il tempo, perché sono trentadue anni che è qui. Ha sempre imparato, perché qui nella villa Valbrandet c’è sempre qualcosa da imparare, tutti i giorni. 

Tra noi ci sono caratteri diversi però, se ci si vuole bene e si vuole ottenere qualcosa di buono, si cerca di smussare il proprio e di andare avanti.

Quindi anche noi cresciamo nel nostro lavoro e cerchiamo di non restare ancorate ad alcune idee. Anche i suggerimenti che ci vengono dalle persone che sono passate da qui, sono molto importanti, perché noi non siamo dall’altra parte.

Non possiamo sapere per esempio se la torta è riuscita bene. Quindi un’osservazione che viene dall’altra parte non la prendiamo come un rimprovero, ma come un segnale: «Qui potete fare qualcosina di più».

Questo ci aiuta ad arricchire il nostro lavoro e la nostra esperienza, anche per il futuro e per le altre persone. Come quando arriva a casa il marito e ti dice: «Questa sera la minestra non è molto buona». Magari ti dà fastidio, però ti fa stare attenta per la prossima volta: «Dai, forse la posso cucinare meglio!».

Noi qui abbiamo molto lavoro perché ci occupiamo anche della biancheria delle persone che partecipano ad alcune attività estive a Pontedilegno; anche della biancheria delle cappella di Pontedilegno e di questa casa.

Abbiamo imparato da alcune persone dell’Opera ad occuparci dell’occorrente per la Messa e di tutto quello che riguarda la cappella.

Se i partecipanti vanno in gita, fanno sport, magari c’è da lavare tutti i giorni, perché no? In una famiglia, se il figlio va a correre la sera, non gli lavi la maglietta?

Se i partecipanti vanno in gita, fanno sport, magari c’è da lavare tutti i giorni, perché no? In una famiglia, se il figlio va a correre la sera, non gli lavi la maglietta?

Anche qui a Valbrandet non vogliamo aspettare il giorno della settimana concordato per la consegna dei capi da lavare. Così non ci troviamo alla fine della settimana con troppe cose da lavare e andiamo incontro anche a loro, offrendo un servizio migliore.

La cura della casa non si limita all’ordinario: se c’è una festa o una ricorrenza o viene un ospite si nota perché di vostra iniziativa offrite qualcosa in più, un dolce, dei cioccolatini….

Sono finezze della cuoca. Trattare bene le persone è sempre piacevole.

Mi ha colpito una volta in cui una persona aveva fatto una richiesta concreta. La cuoca, non avendo qui a disposizione quello che serviva, è andata a casa sua a prenderlo perché ricordava di averlo.

A giugno 2026 abbiamo festeggiato i trent’anni di attività a Valbrandet con un programma di testimonianze, la celebrazione della Messa, con diversi ospiti, per esempio chi si occupò di rilevare la villa esistente e chi partecipò ai lavori di costruzione nel 1996.

Mi è stato chiesto di preparare un rinfresco per l’occasione. È stato bello, c’è stata una bella collaborazione tra noi. A me piace mettermi un po’ in cucina, ma la capa è Stefania. Allora ho proposto di fare io due o tre cose: lei ha imparato da me e io tante altre da lei. L’unione fa proprio la forza.

In un’altra occasione, abbiamo ospitato quarantatré ragazzine di 10-12 anni, bisognava preparare il pranzo al sacco fatto e finito per ognuna, non potevamo pretendere che fossero in grado di farsi tutto da sole… così abbiamo fatto una nostra catena di montaggio: una ha tagliato l’affettato, una ha imbottito i panini e l’altra li ha chiusi. È stato bello.

Una di noi diceva: «I miei figli vogliono i panini belli pieni» e io pensavo: siamo un po’ le mamme e un po’ le sorelle di tante persone. Questo calore si trasmette e si nota quando sei dall’altra parte. Ti rendi conto che ci si è messo il cuore.

Una di noi diceva: «I miei figli vogliono i panini belli pieni» e io pensavo: siamo un po’ le mamme e un po’ le sorelle di tante persone.

Fa piacere quando le persone vengono a fare una giornata di ritiro, da Brescia o dalla Val Camonica e arrivando trovano pronto un buffet. Così iniziano bene quella giornata e tornano volentieri. È importante che trovino un buon clima, che faccia venire voglia di tornare. In quella giornata si trasmettono sicuramente tanti bei contenuti e lo spirito ne avrà beneficio. Ma la gioia interiore accresce anche attraverso un piatto ben fatto, l’ordine, la pulizia. Vedere la casa a posto aiuta molto, perché i muri ti parlano. Sono cose che fanno capire che hai amore per questo e che hai attenzione. Cerchiamo di fare qualcosa di bello, a volte anche mettere un fiore a tavola.

È bello essere accolti. Quando si arriva qui a Valbrandet c’è chi ti apre la porta e ti accompagna. Non devi orientarti da sola nella casa e percepisci che è casa di qualcuno, giusto Chiara?

Il tempo necessario per venire qui vogliamo che sia compensato, perché un conto è abitare vicino, un conto è abitare a diversi chilometri di distanza. Non è facile raggiungere Galleno e desideriamo che si possa dire che ne è valsa la pena. Penso a chi viene per tre giorni, magari da Bologna, e vengono lo stesso nonostante la distanza e mi sembra che si trovino bene. Noi contribuiamo al benessere dell’anima curando il corpo!

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Qualche dato sul paese di Galleno e la storia di Valbrandet.

In occasione dell’anniversario di 30 anni di attività di Valbrandet, abbiamo ricordato che prima di acquistare la villa vecchia c’era un po’ di titubanza, si era incerti se scegliere un’altra località di montagna. Ma alla fine è stato detto: «Ma Galleno è un paese speciale. È apparsa anche la Madonna!». La Madonna ha scelto Galleno, per apparire nel 1630. È apparsa a una ragazza muta, che era lì con il suo gregge al pascolo. Proprio da casa mia, vedo l’edicola della Madonna, nel luogo in cui è apparsa. La Madonna le ha detto: «Vai a dire agli abitanti di Galleno…». Ma come faceva ad andare a dirlo, se era muta? Eppure il miracolo c’è stato, perché lei ha parlato. Ha detto di pregare il Rosario, perché così si sarebbero stati liberati dalla peste, e così è stato.

C’è anche una canzone proprio per la Madonna di Galleno. Quando facciamo la commemorazione di maggio, con la processione in cui portiamo in giro la statua della Madonna, viene cantata anche questa canzone.