Organizzazione e governo dell’Opus Dei

Voce del “Diccionario de San Josemaría Escriva de Balaguer”, pubblicato dalla editrice Monte Carmelo; spiega l'organizzazione e il governo sulla traccia degli Statuti conferiti alla Prelatura dell'Opus Dei con l’erezione del 28 novembre 1982. Contiene anche brevi considerazioni sulle caratteristiche con cui viene esercitato tale governo.

1. Organizzazione del governo della Prelatura

2. Congressi e Assemblee

3. Caratteristiche del governo nell’Opus Dei


1. Organizzazione del governo della Prelatura

a)Il Prelato

Il governo di tutta la Prelatura è affidato al Prelato, che ne è l'Ordinario proprio, con potestà ordinaria di regime. Egli è quindi il rappresentante di tutto l’Opus Dei e di ciascuna circoscrizione. Tra i fedeli dell'Opera il Prelato è chiamato semplicemente Padre, manifestazione di un aspetto caratteristico della spiritualità dell'Opus Dei: la semplicità nella vita in famiglia (cfr. Statuta, n. 130 § 1:IJC, p. 647).

San Josemaría ha governato l'Opus Dei fino al momento della morte, avvenuta nel 1975. Ne è stato successore il collaboratore principale, mons. Álvaro del Portillo, nominato poi Prelato quando l’Opus Dei è stata eretta in Prelatura. Alla sua morte, nel 1994, gli è succeduto mons. Javier Echevarría.

La giurisdizione del Prelato è attinente al lavoro pastorale peculiare della Prelatura. Il suo governo si estende senza confini territoriali ai fedeli vincolati all'Opus Dei, vale a dire, ai chierici incardinati nella Prelatura e ai laici che vi sono incorporati, principalmente per quanto concerne la loro formazione, cura spirituale e apostolato.

Il numero 125 § 2 degli Statuti riassume: “La potestà di regime di cui gode il Prelato è piena sui sacerdoti incardinati nella Prelatura, sia in foro esterno sia in foro interno; per i laici incorporati alla Prelatura tale potestà riguarda soltanto il fine peculiare della stessa Prelatura”.

La dipendenza immediata e diretta dell'Opus Dei dalla Santa Sede avviene tramite la Congregazione dei Vescovi (cfr. Cost. Ap. Pastor Bonus, 80; Cost. Ap. Ut sit, IV e VI; Statuta, n. 171: IJC, p. 654).

b) Differenti ambiti di esercizio

La Prelatura svolge l’attività in diversi paesi, e quindi, oltre all'organizzazione centrale, è dotata di circoscrizioni istituite in diverse Nazioni. Le circoscrizioni della Prelatura, denominate Regioni, sono ambiti territoriali che normalmente coincidono con un determinato paese. Ciascuna di queste circoscrizioni è governata da un Vicario Regionale che conta sulla collaborazione di due consigli: la Commissione Regionale e l'Assessorato Regionale. Altre circoscrizioni sono le Quasi-Regioni e le Delegazioni dipendenti direttamente dal Prelato (cfr. Statuta nn. 150 e 152: IJC, p. 652). Infine, l'organizzazione locale è strutturata in Centri appositamente eretti (Statuta n. 161: IJC, p.653).

c) I Vicari del Prelato

Sia in ambito universale che regionale partecipano della potestà del Prelato alcuni Vicari, che sono quindi, secondo il diritto canonico, Ordinari della Prelatura (cfr. Statuta, n. 125 § 4: IJC, p. 647). Essi sono: nell'ambito centrale il Vicario Ausiliare, qualora ci sia, e il Vicario Generale e, per il lavoro della Prelatura con le donne, il Vicario Segretario Centrale; nell'ambito regionale, i Vicari Regionali e i Vicari delle Delegazioni. Tutti loro sono Vicari del Prelato.

d) Consiglio Generale e Assessorato Centrale

Aiutano il Prelato a governare la Prelatura due Consigli che svolgono le loro funzioni per tutta la Prelatura, uno per quanto concerne gli uomini, l’altro per le donne.

Fanno parte del Consiglio Generale: il Vicario ausiliare, quando ci sia, il Vicario Generale o Segretario Generale; il Vicario per la Sezione femminile, che si chiama Sacerdote Segretario Centrale; i vicesegretari di San Michele, di San Gabriele e di San Raffaele, che si occupano dei tre distinti settori del lavoro formativo e apostolico della Prelatura; i Delegati delle diverse Regioni; il Prefetto degli Studi e l'Amministratore Generale (cfr. Statuta, n. 138: IJC, pp. 649-650).

L'assessorato Centrale a sua volta è costituito da: il Vicario ausiliare, se c’è; il Vicario Generale; il Vicario per la Sezione femminile o Sacerdote Segretario Centrale; la Segretaria Centrale; la Segretaria dell'Assessorato; le Vicesegretarie di San Michele, di San Gabriele e di San Raffaele; le Delegate Regionali; la Prefetto degli Studi; la Prefetto delle Numerarie Ausiliari e la Procuratrice Centrale (cfr. Statuta, n. 146: IJC, p. 651).

C'è anche un Direttore spirituale che, senza far parte del Consiglio Generale, partecipa alle riunioni con voce ma senza voto. Ha il compito di aiutare il Prelato nella direzione spirituale collettiva e in questioni di dottrina e liturgia. E infine il Procuratore, detto anche Agens precum, neppure lui membro del Consiglio, che si occupa delle relazioni della Prelatura con la Santa Sede (cfr. Statuta, n. 148: IJC, p. 651).

d) Commissione Regionale e Assessorato Regionale

Le circoscrizioni territoriali, chiamate Regioni, ciascuna corrispondente a un determinato territorio, sono governate dal Vicario, chiamato anche Consigliere Regionale. In quanto Vicario, egli compie i doveri della sua carica “nomine et vice Patris et ad eius menten”, facendo le veci del Padre e secondo la sua mente (cfr. Statuta, n. 150, 151 e 157: IJC, p. 652).

Il Vicario Regionale è assistito dalla Commissione Regionale; per il governo della Sezione femminile è aiutato dal Vicario Segretario Regionale e da un organismo collegiale chiamato Assessorato Regionale. La configurazione della Commissione regionale e dell'Assessorato Regionale è analoga a quella del Consiglio Generale e dell’Assessorato Centrale.

Nelle Regioni più sviluppate possono esistere altre circoscrizioni minori, dette Delegazioni, dipendenti dal Vicario Regionale, a capo delle quali è preposto un Vicario, assistito da organismi analoghi a quelli del livello regionale (cfr. Statuta, n. 153: IJC, p. 652).

f)Consigli locali

Nelle varie Regioni e Delegazioni vengono eretti Centri diretti da Consigli Locali (cfr. Statuta, n. 161 § 1: IJC, p. 653; n. 177: IJC, p. 655). Ogni Consiglio Locale è formato dal Direttore, dal Vicedirettore o Vicedirettori, e dal Segretario.

L'autorità del Consiglio Locale non si estende alla potestà di regime sui fedeli della Prelatura, potere esercitato personalmente dal Prelato e dai suoi Vicari. La sua autorità è quella necessaria per l'organizzazione del Centro e la conduzione delle attività apostoliche; gli è affidato, inoltre, il compito di assistere spiritualmente i fedeli ascritti al Centro (cfr. Statuta, n. 161 § 2: IJC, p. 653).

2. Congressi e Assemblee

Nella Prelatura dell'Opus Dei esistono due generi di Assemblee: i Congressi Generali e le Assemblee Regionali, anche denominate Settimane di Lavoro.

I Congressi Generali possono essere ordinari o straordinari (presieduti sempre dal Prelato), ed elettorali. Hanno diritto e dovere di assistere ai Congressi Generali i fedeli dell'Opus Dei che sono stati nominati dal Prelato. La nomina di Congressista o Elettore è a vita. Il Prelato nomina i Congressisti tra i fedeli dei paesi in cui è presente la Prelatura, incorporati da almeno 9 anni all'Opus Dei e di provata fedeltà al suo spirito.

  1. Congressi Generali Ordinari

I Congressi Generali Ordinari hanno lo scopo di esaminare il lavoro realizzato dal precedente Congresso e proporre al Prelato orientamenti per l'azione evangelizzatrice dei fedeli della Prelatura, sempre con l’intento di servire meglio e più efficacemente la Chiesa universale e le Chiese locali. Il Prelato, con il voto deliberativo dei Congressisti, procede al rinnovo dei Consigli del Prelato -il Consiglio Generale per gli uomini e l'Assessorato Centrale per le donne - e ad analizzare l’andamento del lavoro apostolico dall'Assemblea precedente (cfr. Statuta, n. 133 § 1: IJC, p. 648; n. 140 § 2: IJC, p. 650).

Il I Congresso Generale Ordinario fu fatto nel 1951. Gli uomini si riunirono nel mese di maggio a Molinoviejo, casa di ritiri a pochi chilometri da Segovia (Spagna). Le donne lo fecero nel mese di ottobre a Los Rosales, casa di ritiri a Villaviciosa de Odón, vicino a Madrid.

Cinque anni dopo, nel 1956, fu celebrato il II Congresso Generale Ordinario, a Einsiedeln (Svizzera), dal 22 al 25 agosto. In quel II Congresso fu approvato il trasferimento a Roma del Consiglio Generale che fino ad allora risiedeva ufficialmente a Madrid, anche se – a conoscenza della Santa Sede – i suoi membri erano suddivisi tra Roma e Madrid. Con questa decisione tutto il Consiglio cominciò a lavorare vicino al fondatore. L’Assessorato Centrale era già da anni interamente a Roma.

Da allora i Congressi Generali Ordinari sono stati convocati ogni cinque anni o, dopo il 1982, ogni otto. Finora si sono svolti otto Congressi Generali Ordinari; dal terzo in poi tutti a Roma.

  1. Congressi Generali Straordinari

Oltre ai Congressi Generali Ordinari, è prevista dal diritto particolare della Prelatura la convocazione del Congresso Generale Straordinario quando lo rendano opportuno le circostanze, a giudizio del Prelato con voto deliberativo del Consiglio (cfr. Statuta, n. 133 § 2: IJC, p. 648).

Il fondatore dell'Opus Dei, che da anni vedeva la necessità di fare i passi opportuni per modificare la configurazione giuridica ottenuta nel 1950, per poterne sostituire una adeguata allo spirito dell’Opus Dei, convocò nel 1969 un Congresso Generale Speciale che si svolse in due parti: la prima nel settembre 1969 e la seconda nel settembre 1970; in quella sessione non fu però chiuso il Congresso che continuò a lavorare nelle commissioni.

Lo scopo di quel Congresso era “la promozione di una profonda riflessione di tutto l’Opus Dei -uomini e donne di tutte le nazioni dove lavorava stabilmente l’Opus Dei - in unione con il fondatore, sulla natura e caratteristiche proprie” (ECHEVARRÌA, 2009, p. 28).

Per questo motivo non furono convocati al Congresso soltanto numerosi fedeli dell'Opus Dei -192 persone: 87 uomini e 105 donne-, ma tutti coloro che lo desiderarono poterono inviare proposte e suggerimenti. A questo scopo, tra la prima e la seconda convocazione del Congresso, in tutte le Regioni furono svolte Assemblee Regionali nel corso degli ultimi mesi del 1969 e i primi del 1970. Nelle sessioni del Congresso che furono tenute a Roma nell'agosto e settembre 1970 (cfr. AVP, III, p. 576), si procedette all'esame delle comunicazioni che le Assemblee Regionali avevano inviato a Roma. Dal momento che la revisione del Diritto particolare dell'Opera aveva bisogno del lavoro di esperti, fu approvata la creazione di una Commissione Tecnica. La chiusura delle sessioni plenarie del Congresso ebbe luogo il 14 settembre; il Congresso Generale Speciale rimase aperto nel lavoro esecutivo della Commissione Tecnica (cfr. AVP, III, p. 589).

  1. Congresso Generale Elettorale

Il Congresso Generale Elettorale è convocato quando viene a mancare il Prelato al fine di eleggerne il successore (cfr. Statuta, n. 149: IJC, p. 651). Vacante la carica di Prelato, assume ad interim il governo il Vicario Ausiliare, qualora ci sia, o il Vicario Generale, che deve convocare il Congresso Generale Elettorale entro un mese, in modo che possa essere celebrato entro il tempo massimo di tre mesi da quando si è resa vacante la carica (cfr. Statuta, n. 149 §1 y §2: IJC, p. 651).

Partecipano all'elezione tutti i Congressisti uomini (Elettori) e tutte le Direttrici che formano parte dell'Assessorato Centrale.

La procedura di elezione inizia con una riunione del plenum dell'Assessorato Centrale, cioè comprese le Delegate delle diverse Circoscrizioni regionali. In questa riunione ciascuna delle presenti formula una proposta con il nome o i nomi dei sacerdoti che valuta più adatti per la carica di Prelato; queste proposte sono trasmesse al Congresso Generale, che le riceve e considera. Infine, il Congresso procede all'elezione (Statuta, n. 130 § 1: IJC, p. 647; n. 146: IJC, p. 651)

Una volta fatta l'elezione e accettata dal designato, questi, da sé stesso o attraverso altri, deve sollecitare la conferma del Romano Pontefice (cfr. CIC, cc. 178-179; Cost. Ap. Ut sit, IV; Statuta, n. 130 § 1 e § 4: IJC, p. 647).

Il I Congresso Generale Elettorale è stato convocato alla morte del fondatore, il 26 giugno 1975. Si è svolto con la procedura sopra descritta, a Roma, il giorno 15 settembre 1975. Fu eletto all'unanimità mons. Álvaro del Portillo.

Il II Congresso Elettorale è stato celebrato dopo la morte di mons. Álvaro del Portillo, il 23 marzo 1994. Venne eletto, il 20 aprile 1994 mons. Javier Echevarría, che era vissuto vicino al fondatore per più di 20 anni; fu confermato e nominato Prelato da Giovanni Paolo II nello stesso giorno e ordinato vescovo il 6 gennaio 1995.

  1. Le Assemblee regionali o Settimane di lavoro

Le Assemblee regionali o Settimane di lavoro sono convocate nelle Circoscrizioni regionali, ordinariamente ogni dieci anni, per studiare i modi di migliorare la formazione dei fedeli dell'Opus Dei e lo sviluppo del lavoro apostolico nell'ambito della circoscrizione (cfr. Statuta, nn. 160-170: IJC, pp. 653-654).

3. Caratteristiche del governo nell’Opus Dei

Una volta descritta l'organizzazione e il regime dell'Opus Dei, è opportuno segnalare alcuni criteri che riguardano l'esercizio del governo; criteri che san Josemaría ha trasmesso e insegnato a vivere per orientare il lavoro dei direttori e direttrici dell'Opera, e quello di tutti coloro che direttamente o indirettamente vi collaborano. Raggruppiamo di seguito i criteri principali:

a) Unità e collaborazione collegiale

Fin dagli inizi, il fondatore ha indicato la collegialità quale caratteristica essenziale del modo di governare; egli stesso ne ha dato l’esempio e insegnato a viverla: è questo un modo di dirigere che nelle decisioni da adottare chiama in causa esplicitamente la corresponsabilità di tutti e di ciascuno dei Direttori competenti

Nei primi anni san Josemaría pensò di redigere un documento rivolto a quanti occupavano posti di direzione. In quel documento, terminato alcuni anni dopo, ma sulla base di idee precedenti, si può leggere: “è stato deciso che in tutte le nostre case e Centri, in tutte le nostre attività, il governo sia collegiale, perché né voi né io possiamo fidarci soltanto del criterio personale. Ciò non è stato deciso senza una grazia specifica di Dio: perciò sarebbe un grave errore non rispettare questo mandato” (Istruzione, 31-V-1941, n. 28: AGP, serie A.3, 90-1-1).

Nel 1956, in una riunione con alcuni Direttori affermava: “È necessario contare sull'aiuto di altri perché così è più facile servire Dio, riunendo le forze di molti; perché in tal modo si formano per il Governo altre persone, dando loro criterio; perché si incoraggia l'unità e la responsabilità, mentre si lavora con le persone chiamate a disimpegnare queste funzioni; e infine perché il governo collegiale è basato sull'umiltà e sulla carità quando si ricevono e accettano suggerimenti di altri” (Echevarría, 2000, p. 331).

San Josemaría ha espresso questo insegnamento in forma sintetica con frasi sintetiche; in un’intervista concessa a un giornalista del New York Times, del 7-X-1966, ribadiva: ” il lavoro di direzione nell'Opus Dei è sempre collegiale, mai personale. Detestiamo la tirannia, che è contraria alla dignità umana. In ogni paese la direzione del nostro lavoro è affidata a una commissione composta in maggioranza da laici di diverse professioni e presieduta dal Consigliere [attualmente Vicario Regionale] dell'Opus Dei per quel paese (...). Gli stessi principi che ho esposto si applicano al governo centrale dell'Opera. Io non dirigo da solo” (COLLOQUI, 53).

b) Cooperazione di sacerdoti e laici

Caratterizza il governo dell’Opus Dei il fatto che vi partecipano congiuntamente sacerdoti e laici. La carica di Prelato e le funzioni vicarie sono riservate a sacerdoti, perché soltanto ministri ordinati possono assumere la potestà di regime nella Chiesa; però nel governo collaborano laici, sia donne che uomini, come prevede il Diritto Canonico (cfr. CIC, 129). San Josemaría ha sempre decisamente ribadito che la presenza di laici negli organi di governo è una realtà fin dalla fondazione dell’Opus Dei.

c) Libertà e responsabilità personale

Unita alla collegialità, quasi un corollario, un'altra caratteristica del governo nell’Opus Dei è la responsabilità personale che san Josemaría esprimeva con proverbio della sua lingua: “que cada palo aguante su vela” (ciascuno sia responsabile del proprio compito). Responsabilità che presuppone lo studio accurato di un problema fino a farsene un'opinione personale. Tutti i Direttori hanno il dovere di coscienza di formarsi la propria idea sui diversi problemi, maturare possibili soluzioni ed esporre poi per iscritto il proprio pensiero, essendo disposti, senza ostinarsi sul proprio punto di vista, a cambiare opinione quando ricevono nuovi elementi di giudizio. San Josemaría, quando si trovava in una di queste situazioni, era solito dire, come l'autrice di questa voce ha avuto modo di udire: “cambio opinione perché ho nuovi dati e perché non sono un fiume che non può tornare indietro”.

Un'altra norma di condotta nel governo è l'obiettività. San Josemaría consigliava sempre ai Direttori: “ non mi stancherò di ripetere che, chi ha l'obbligo di giudicare, deve sentire le due parti, le due campane” (Lettera 29-IX-1957, n. 47: AGP, serie A.3, 94-1-3). E ancora in un altro documento: “Non dimenticate mai, figli, che non si può essere giusti se non si conoscono bene i fatti, se non si ascoltano sia le campane da una parte sia quelle dall'altra, e se non si sa chi sia il campanaro” (Lettera 16-VII-1933, n. 9: AGP, serie A.3, 91-4-1).

La responsabilità personale deve indurre inoltre i Direttori a non prendere, né permettere che si prendano, iniziative che possano allontanare anche minimamente dallo spirito del fondatore poiché, come egli stesso diceva: “non è mio, è di Dio”.

d) Fiducia e aria di famiglia

La fiducia è uno dei tratti caratteristici che contraddistinguono il modo di vivere nell’Opus Dei: fiducia in Dio, fiducia in chi governa, , fiducia negli altri. “ Quanto a me, do più valore alla parola di un cristiano, di una persona leale — mi fido completamente di chiunque — che non alla firma autentica di cento notai unanimi” (AD 159); atteggiamento particolarmente accentuato fra coloro che partecipano ai compiti di governo nell’Opus Dei; ciò l'autrice di questa voce lo può testimoniare, citando parole udite personalmente: “dovete avere molta fiducia gli uni negli altri: fiducia reciproca. Lasciatemi insistere, perché tutta la nostra vita nell'Opera è a base di fiducia... Io credo a occhi chiusi a ciò che mi dicono i miei figli. Proprio così, credo: cum fide”.

Fiducia e anche libertà. fiducia da parte di chi comanda e libertà responsabile di chi obbedisce. Ne deriva l’affermazione più volte ripetuta: “il primato è tenuto dallo spirito e non dall'organizzazione”; e una conseguenza: la vita dei fedeli dell'Opera “non viene compressa da direttive, piani e riunioni. Ciascuno è libero, unito agli altri da uno stesso spirito e da una stessa ansia di santità e di apostolato, nello sforzo di santificare la propria vita ordinaria” (COLLOQUI, 63).

Perciò, san Josemaría poteva assicurare che “l'Opera è un'organizzazione disorganizzata” (ibidem). Sono abbondanti i testi e interviste in cui lo chiariva: “Attribuiamo un'importanza primaria e fondamentale alla spontaneità apostolica della persona, alla sua libera e responsabile iniziativa, sotto la guida dello Spirito; e non alle strutture organizzative, agli ordini, alle tattiche e ai programmi imposti dall’alto, in sede di governo” (COLLOQUI, 19).

  1. Lavoro di professionisti

Chi nell'Opus Dei riceve compiti di direzione, cerca di assolverli con visione soprannaturale, praticando, accanto alle virtù teologali, la prudenza e tutte le virtù naturali. Deve considerare il suo compito, coerentemente con lo spirito dell'Opus Dei, come un lavoro che, per essere santificato, richiede di essere professionalmente ben fatto.

Il lavoro di governo richiede, insomma, una preparazione specifica. Prima di tutto, e come base fondamentale, una conoscenza profonda e uno studio attento degli Statuti della Prelatura e di altri documenti del fondatore, per potersene avvalere nel problema specifico affrontato e nelle circostanze specifiche. Esige inoltre, naturalmente - e come accade per ogni compito di responsabilità -, le conoscenze tecniche del caso e una disponibilità di tempo che permetta, con l'ordine, la diligenza e la concentrazione, di compiere con efficacia il lavoro affidato.

  1. Spirito di servizio

San Josemaría ha sempre ribadito che ogni cristiano che agisca con senso soprannaturale deve concepire il lavoro di governo come prestazione di un servizio. Governare, diceva, è “una lieta, volontaria e attuale servitù” (Istruzione, 31-V-1936, n. 7: AGP, serie A.3, 90-1-1). Nell'Opera, le cariche sono un servizio. Inoltre, sottolineando il carattere soprannaturale della missione dell'Opus Dei, rimarcava di dover trascendere la materialità delle carte che sono sul tavolo per “vedere” sempre, e soprattutto, per poterle aiutare, le persone a cui quelle carte si riferiscono.

Mercedes Morado Garcia


Legenda

IJC: Amadeo de Fuenmayor, Valentín Gómez-Iglesias, José Luis Illanes, L'itinerario giuridico dell'Opus Dei - Storia e difesa di un carisma, Milano, Giuffrè editore, 1991.

AVP: Andrés Vázquez de Prada, Il fondatore dell'Opus Dei - Biografia di san Josemaría Escrivá, Milano, Leonardo International, 1999-2004.

COLLOQUI: Colloqui con Monsignor Escrivá, Milano, Edizioni Ares, 2009.

Echevarría 2000: Javier Echevarría, Memoria del beato Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei, Milano, Leonardo International, 2001.

AD: Josemaría Escrivá, Amici di Dio, Milano, Edizioni Ares, 2020.