Lavori ordinari e come santificarli (X): Il lavoro di trovare lavoro

Marco, in pensione da qualche anno, aiuta gli altri a trovare lavoro.

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Un panettiere che dopo decenni di lavoro diventa allergico alla farina, una mamma single con una bambina appena nata, un orfano cresciuto con i nonni. Cos’hanno in comune? Sono alla ricerca di un lavoro, e il lavoro di Marco consiste proprio nell’aiutarli in questa impresa.

Da quando è in pensione Marco aiuta i disoccupati a rioccuparsi

Ma questa non è stata sempre l’occupazione professionale di Marco, che si è lanciato in questa avventura una volta pensionato: laureato in lettere, per diversi anni ha lavorato nell’editoria, nel reparto editoriale e in quello commerciale. Ha anche insegnato in una scuola media lettere per otto anni, ed è stato responsabile del personale per un’industria alimentare, occupandosi per tanti anni di formazione per aziende.

Aiutare gli altri a reinventarsi

Da quando è in pensione Marco aiuta i disoccupati della zona di Verona, la città in cui vive da una vita, a rioccuparsi grazie al progetto Assegno per il lavoro: “Mi incontro con queste persone faccio un accompagnamento individuale – racconta Marco –. Ricompongo le loro storie professionali, cerco di scovare le loro caratteristiche peculiari e di comprenderne la professionalità”.

Le persone che sono alla ricerca del lavoro provengono dagli ambienti più diversi, ma è sempre più frequente trovarsi davanti a persone già grandi che sono state travolte dagli eventi: “A volte mi trovo davanti persone che hanno lavorato nella stessa posizione per decenni – spiega Marco - e che a 55 anni si ritrovano disoccupati perché l’azienda ha chiuso. È molto complicato reinventarsi a quella età”.

Il sapere che Marco condivide con gli altri proviene da un'esperienza personale

Il sapere che Marco condivide con gli altri non è solo frutto del suo passato professionale nel mondo della formazione del personale: “Quello che cerco di trasmettere alle persone che sono alla ricerca di lavoro l’ho vissuto sulla mia pelle, – continua Marco –: quando lavoravo per l’editoria mi sono ritrovato in una situazione di assenza mercato e ho avuto l’occasione di iniziare a insegnare alla soglia dei 40 anni.

Io ricevo moltissimo da loro. Alcune persone hanno un modo di fare arrogante, e ti sfidano: è quello che mi è successo con una delle prime persone che ho aiutato, un signore di origini egiziane che vive in un paese in provincia. Abbiamo fatto un percorso insieme di 24 ore distribuite su tre mesi. La maggior parte del tempo l’ha passato lamentandosi degli ostacoli che incontrava. Alla fine del percorso è stato molto grato, soprattutto perché gli ho sempre lasciato la possibilità di sfogarsi. Ho visto con i miei occhi che, anche se alla fine dopo un percorso insieme non si riesce a trovare lavoro, molti rimangono contenti perché hanno scoperto delle cose su loro stessi”.

Dare un significato cristiano all’inattività

Ma come si fa a mantenere alto il morale in un periodo così complesso, in cui la ricerca del lavoro è spesso un’impresa senza speranza? Secondo Marco, che dice di aver ereditato lo spirito di iniziativa dal papà, morto a 102 anni “l’atteggiamento giusto è quello di un sì interiore alla realtà”. Marco spiega che oltre agli incontri pensati per lo sviluppo delle competenze e per la ricerca del lavoro, “penso a come aiutare umanamente queste persone, che spesso sono sole. Tra di loro ci sono persone credenti o meno, ma a volte riusciamo a condividere insieme un momento di preghiera. Anche per questo porto sempre con me dei piccoli rosari per pregare insieme la Madonna”.

l’atteggiamento giusto è quello di un sì interiore alla realtà

“La sfida interiore per me è essere un altro Gesù nella realtà in cui sono, anche davanti alle situazioni più assurde e più immobilizzanti, anche davanti a chi si è iscritto a un programma per la ricerca del lavoro senza il vero desiderio di trovarlo.

Sono un fedele dell’Opus Dei da più di cinquant’anni, - conclude Marco - e sono felice che il Signore abbia fatto qualcosa con i miei talenti, e che mi abbia messo ad aiutare altre persone. Sono chiamato ad essere un altro Gesù al di là delle parole: di persona, essendo presente”.