I sacerdoti e l’Opus Dei, 14 febbraio 1943

Il 14 febbraio 1943 il Signore fece comprendere a san Josemaría come i sacerdoti potessero incardinarsi al servizio dell’Opus Dei. In occasione di questa ricorrenza, un approfondimento sul perché nell’Opus Dei ci sono anche i sacerdoti.

Opus Dei - I sacerdoti e l’Opus Dei, 14 febbraio 1943

Ogni anno, nel cammino dell’Opus Dei, il 14 febbraio – oltre al grande dono della presenza delle donne nell’Opus Dei – ricorda un duplice dono che Dio ha fatto alla sua Chiesa: la presenza dei sacerdoti nell’Opera e la nascita di un cammino di santità aperto a tanti sacerdoti diocesani, che santificandosi nel compimento del ministero al servizio della propria diocesi, possano riempirlo di fecondità ed essere fermento di santità tra gli altri sacerdoti.

Figli miei, lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo (Colloqui, n.113) Così si esprimeva san Josemaría nel descrivere l’orizzonte attraente dello spirito dell’Opus Dei.

Se questo messaggio è rivolto alla santificazione della vita nel mondo, per quale motivo anche i sacerdoti diocesani possono aderire all'Opus Dei?

per quale motivo anche i sacerdoti diocesani possono aderire all'Opus Dei?

Certamente il messaggio dell’Opus Dei proclama la chiamata all’incontro con Dio nelle realtà terrene che diventano così “cammini divini della terra”. Il pensiero va a tanti uomini e donne di tutto il mondo ai quali si svela l’ampio orizzonte della santità cristiana nel bel mezzo, e attraverso i compiti famigliari, la vita di lavoro, lo sviluppo dei talenti umani che Dio ha dato loro al servizio degli altri e per la Sua gloria. Ma tutto questo riguarda anche i sacerdoti diocesani.

San Josemaría e la sua vocazione sacerdotale

San Josemaría amò sempre il suo sacerdozio e si sentì sempre sacerdote diocesano.

Infatti il disegno di Dio, che lo chiamò a fondare l’Opus Dei, passò attraverso la chiamata al sacerdozio che egli avvertì quando cominciò a presagire l’amore di Dio. La maturò attraverso il cammino del seminario, prima a Logroño, poi a Saragozza, e iniziò a viverla nel ministero pastorale sia a Saragozza che a Madrid. La nascita dell’Opus Dei fu un frutto del suo sacerdozio.

San Josemaría amò sempre il suo sacerdozio e si sentì sempre sacerdote diocesano

La luce dello spirito dell’Opera, che gli si manifestò con chiarezza quel 2 ottobre 1928 come chiamata rivolta a ogni cristiano a santificarsi nei compiti del suo stato di vita, lo portò prima di tutto a vivere il suo ministero sacerdotale come autentico cammino di santità.

Fin dagli inizi dell’Opera, nell’amore profondo al sacerdozio e ai suoi fratelli sacerdoti diocesani, condivise la luce ricevuta da Dio con diversi di loro, affinché potessero farla propria nella ricerca della santità nel loro ministero. Con l'intuizione ricevuta dal Signore il 14 febbraio 1943, e la conseguente nascita della Società Sacerdotale della Santa Croce, si arrivò alla possibilità di ordinare sacerdoti che fossero dell'Opus Dei.

Ma rimaneva ancora irrisolta una questione che tanto stava a cuore a san Josemaría: come portare beneficio ai sacerdoti diocesani? Qualche anno dopo, nel 1950, quando il fondatore dell'Opus Dei stava pensando di avviare una nuova istituzione solo per i sacerdoti diocesani, si rese conto che lo spirito dell'Opera valeva anche per loro: santificare il lavoro significava per questi cercare la santità nei loro compiti sacerdotali.

santificare il lavoro significava per i sacerdoti cercare la santità nei loro compiti sacerdotali

La Società Sacerdotale della Santa Croce, in quanto realtà associativa,
poteva accogliere anche sacerdoti diocesani, con il comune scopo di
aiutarsi nella ricerca della santità, nel fedele servizio alla loro Diocesi.

La vocazione all'Opus Dei – ci dice san Josemaría - può interessare qualunque persona che voglia santificarsi nel proprio stato: celibe, coniugato o vedovo; laico o chierico.

Per questo all'Opus Dei aderiscono anche dei sacerdoti diocesani, che continuano a essere dei sacerdoti diocesani come prima, giacché l'Opera li aiuta a tendere alla santità cristiana nel proprio stato mediante la santificazione del loro lavoro ordinario, che è appunto il ministero sacerdotale al servizio del proprio Vescovo, della diocesi e della Chiesa intera. (Colloqui, n.69)

Lo spirito dell’Opera svela al sacerdote diocesano gli orizzonti di santificazione personale che sono custoditi nella sua dedizione ai compiti propri del ministero sacerdotale.

Celebrare il Sacrifico Eucaristico, amministrare il Battesimo, la Riconciliazione e gli altri sacramenti, si trasforma sempre più in un cammino nel quale, nel dispensare agli altri la grazia, si unisce a Cristo non solo nell’intenzione con la quale svolge le azioni sacre, ma con tutti i suoi pensieri, desideri, affetti e disposizioni interiori.

Santificare il lavoro pastorale

Lo spendersi nella guida pastorale dei fedeli a lui affidati si rivela al sacerdote come cammino di crescita nell’esercizio delle virtù umane che si mettono al servizio della carità pastorale: l’accoglienza, l’ascolto, la capacità di condividere gioie e dolori, la tenerezza verso le fatiche e le ferite che ogni esistenza umana porta con sé, la disponibilità ad accompagnare ciascuno a trasformare i cammini della sua esistenza umana in cammini di fede e di amore di Dio. E gli fa avvertire uno zelo profondo per arrivare con “coraggio creativo” – come ci dice papa Francesco (Lettera Patris Corde) – a tanti che ancora sono lontani da Cristo.

Si rafforza in lui il cammino dell’unità di vita, cioè, come dice S. Josemaría, la perfetta unione che deve esistere — come ricorda spesso il decreto Presbyterorum ordinisfra consacrazione e missione del sacerdote; l'unione, cioè, fra vita personale di pietà ed esercizio del sacerdozio ministeriale, fra rapporti filiali del sacerdote con Dio e rapporti pastorali e fraterni con gli altri uomini (Colloqui, n.3).

Davanti alla tentazione - possibile a causa dei molteplici e svariati impegni a cui lo chiama il suo ministero - di dissociare il proprio rapporto con Dio dalla dedicazione richiesta dal lavoro pastorale, dalle molteplici relazioni umane, ecc., il sacerdote viene guidato a riconoscere ogni espressione del suo ministero come il luogo dell’identificazione personale con Cristo.

Lo spirito dell’Opera lo aiuta ad avere un rapporto filiale con il proprio vescovo e a spendersi per promuovere una autentica fraternità tra i sacerdoti della sua diocesi e di di tutta la Chiesa, a promuovere le vocazioni sacerdotali, ad amare la sua parrocchia, la sua diocesi, disposto a servirla secondo le indicazioni del suo Vescovo: perché tutto questo si svela ai suoi occhi come il suo cammino di santificazione, dove il Signore lo attende ogni giorno.

Don Roberto Balletta