Andrea lavora in un’azienda che realizza macchine e prodotti per la meccanica. È appassionato di montagna e di storia. Ha conosciuto l’Opus Dei da giovane e oggi, che ha cinquant’anni, lavora part-time per poi potersi dedicare ai giovani che frequentano il club.
«Quando avevo diciannove anni, appena finito il liceo, venni invitato a giocare a calcio, - racconta Andrea - ma arrivati al campo abbiamo scoperto che eravamo solo in quattro. Eravamo troppo pochi e non potevamo fare la partita, così, un mio amico mi propose di andare a giocare a ping pong nel club che frequentava».
«Era la prima volta che sentivo parlare dell’Opus Dei, ma ricordo che i ragazzi del club mi fecero subito un’ottima impressione - continua Andrea -. Da quel pomeriggio, ho iniziato a partecipare con frequenza alle attività che organizzavano per gli universitari».
«Dopo un po’, - aggiunge Andrea - poiché c’era bisogno di qualche ragazzo che potesse dare una mano con i più piccoli, mi venne chiesto se fossi disponibile a organizzare le attività del club: ci misero due anni prima di convincermi. Ho iniziato aiutando gli universitari che si erano appena iscritti a ingegneria nella preparazione degli esami, poi il parroco della chiesa adiacente al club ha chiesto a me e ad alcuni amici di occuparci delle lezioni di catechismo per i bambini».
Da allora Andrea non ha più smesso di donare il suo tempo al servizio dei giovani e delle loro famiglie: «Al club organizziamo attività ogni settimana, il martedì e il sabato. I ragazzi vengono subito dopo la scuola e pranziamo tutti insieme. Le prime ore del pomeriggio le dedicano allo studio e ai compiti per le materie scolastiche del giorno successivo. Dopo una pausa-merenda giochiamo a calcetto e una mezz’ora la passiamo pregando. Il sabato spesso trascorriamo anche la serata insieme: ordiniamo la pizza o prepariamo la cena e se ci va guardiamo un film».

«Con i liceali e gli universitari, tutte le estati partiamo per dei campi lavoro, attività di volontariato in luoghi in cui bisogna costruire o sistemare qualche struttura di impatto sociale. Siamo stati in Romania, Malta, Croazia, Polonia e persino in Nicaragua. Per circa una settimana viviamo una vita spartana, alloggiamo in parrocchie o residenze e ci dedichiamo a chi è in difficoltà».
«Gli adolescenti che vengono al club, - spiega Andrea - come tutti i loro coetanei, sono pieni di interrogativi e desiderano trovare risposte alle loro domande. A scuola, con i loro amici, affrontano argomenti e temi di ogni tipo: hanno bisogno di qualcuno con cui confrontarsi. È molto importante che trovino qualcuno disposto a dialogare con loro, aiutarli ad affrontare e superare i loro problemi».
Passeggiate in montagna e scoperte importanti
«Due mie grandi passioni sono i monti e la storia - dice Andrea -. Quando ero piccolo, mio padre mi portava spesso a fare delle passeggiate in montagna e lungo il sentiero mi indicava antichi resti e manufatti. Ancora oggi mi piace visitare le montagne che sono state scenario delle battaglie della prima e della seconda guerra mondiale».
Andrea ha deciso di condividere questo suo interesse anche con i ragazzi del club: «Ogni anno, l’ultimo giorno di scuola, con gli studenti delle superiori partiamo per stare un paio di notti in un bivacco a 2500 metri - racconta Andrea -. È un’esperienza molto bella: dormiamo in questa casetta molto piccola, al freddo perché non ci sono riscaldamento, gas o luce. Di giorno facciamo lunghe passeggiate tutti insieme, giochiamo a pallone o ci divertiamo con giochi di squadra nei campi».

«Un paio di anni fa - prosegue Andrea -, durante un’escursione, abbiamo rinvenuto i resti di due alpini, ossa e piastrine, della prima guerra mondiale. Abbiamo chiamato i carabinieri per dichiarare la nostra scoperta: i ragazzi erano entusiasti, si sentivano responsabili di una scoperta importante».
«Nella mia vita c’è sempre stata una certezza che mi ha aiutato soprattutto nei momenti più duri: Dio è nostro Padre e noi siamo suoi figli - conclude Andrea -. Penso che, quando un uomo è consapevole di ciò, non c’è nulla che possa allontanare la sua gioia o far crollare la speranza: È proprio allora che egli può ammirare ogni bellezza e ogni meraviglia della terra (È Gesù che passa, 138). E in tutti questi anni, quando vedevo i ragazzi venire contenti al club, passare allegramente i pomeriggi con i loro amici o aprirsi per condividere i loro interrogativi sulla fede, ho capito che anche in loro c’era la stessa gioia di essere figli di Dio».

