​Ottavario per l’unità dei cristiani (giorno 5, 22 gennaio)

Quinta meditazione dell’ottavario per l’unità dei cristiani (22 gennaio). Temi: La Chiesa è cattolica e universale per natura; segno di cattolicità è la diversità nell’opinabile; l’anelito di anime deve indurci a farci tutto a tutti.

Opus Dei - ​Ottavario per l’unità dei cristiani (giorno 5, 22 gennaio)

Giorno 5, 22 gennaio

La Chiesa è cattolica e universale per natura.

Segno di cattolicità è la diversità nell’opinabile.

Il desiderio di aiutare le anime deve indurci a farci tutto a tutti.

San Josemaría aveva una particolare devozione per la recita del Credo, nel quale riusciva ad assaporare la propria appartenenza alla Chiesa e, dunque, il suo rapporto con Dio. Quando, nella santa Messa, arrivava quel momento o quando si recava nella basilica di San Pietro, lo recitava con un raccoglimento particolare, e questo fa pensare al carattere autobiografico di un punto di Cammino: «Et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam!... Mi spiego quella tua pausa, quando reciti, assaporando: credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica...»[1]. In questo quinto giorno dell’ottavario mediteremo il carattere cattolico e universale della Chiesa.

Gesù risorto, quando sta per concludere il suo passaggio sulla terra, riunisce gli undici prima dell’Ascensione ai cieli e dice loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 16-20). Dieci giorni dopo, effettivamente, ricevuto il dono dello Spirito Santo a Pentecoste, gli apostoli vanno per le strade di Gerusalemme, e più tardi per tutte le vie della terra, per annunciare il Vangelo del Signore. Quel giorno nella città di Davide si udirono le lingue «di ogni nazione che è sotto il cielo» (At 2, 5).

La Chiesa è cattolica perché è stata inviata da nostro Signore a tutte le persone della terra; «la meta ultima degli inviati di Gesù è universale»[2]. Il Concilio Vaticano II descrive il mandato del Signore con queste parole: «Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio. Perciò questo popolo, restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli»[3].

In tal senso, san Josemaría affermava che, per quanto l’estensione geografica che ha raggiunto la Chiesa cattolica sia un segno visibile della sua universalità, «la Chiesa era cattolica già nella Pentecoste; nasce cattolica dal cuore piagato di Gesù, come un fuoco alimentato dallo Spirito Santo»[4]. Fa parte della nostra vita di fede badare alla nostra cattolicità personale: pregare per i nostri fratelli nella fede dei cinque continenti; entusiasmarci a tal punto che il nome di Gesù sia conosciuto e amato in tutti gli angoli della terra; sentire come proprie le difficoltà che la Chiesa attraversa nei luoghi più diversi e magari lontani da noi. Anche questo fa parte della nostra relazione con Cristo «perché la santità non conosce frontiere»[5].

Negli anni successivi alla Pentecoste il messaggio di Cristo comincia a diffondersi nelle nazioni del Mediterraneo. In quegli anni arrivano alla Chiesa i primi cristiani provenienti dal mondo pagano. Per garantire l’unità, gli apostoli riuniti nel Concilio di Gerusalemme ci hanno trasmesso un criterio di libertà: ai convertiti estranei al popolo israelita decisero di non imporre «nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie» (At 15, 28). Avevano capito che la vita della Chiesa dev’essere indirizzata soprattutto a offrire la semplicità del Vangelo e l’incontro personale con Gesù.

Proprio per la sua cattolicità, la Chiesa difende e promuove la legittima varietà in tutto ciò che Dio ha lasciato alla libera iniziativa degli uomini. Nell’Opera abbiamo imparato sin dall’inizio non soltanto a rispettare la diversità, ma a stimolarla attivamente. «Come conseguenza del fine dell’Opera, che si cura esclusivamente di Dio, il suo spirito è uno spirito di libertà, di amore per la libertà personale di tutti gli uomini. E siccome questo amore per la libertà è sincero e non è solo un enunciato teorico, noi amiamo anche la conseguenza necessaria della libertà, cioè il pluralismo. Nell’Opus Dei, il pluralismo è voluto e amato, non semplicemente tollerato e meno che mai osteggiato»[6].

Questo pluralismo sarà un tratto caratteristico del messaggio di san Josemaría, perché spinge a portare il calore di Cristo in tutti gli angoli della terra e in tutte le attività umane. Perciò il prelato dell’Opus Dei afferma che «chi ama la libertà riesce a vedere quel che c'è di positivo e di amabile in ciò che pensano gli altri»[7]; e insiste sul fatto che «apprezzare chi è diverso o pensa in modo diverso è un comportamento che denota libertà interiore e apertura di vedute»[8]. «Da questa libertà – dice san Josemaría – nascerà un sano senso di responsabilità personale [...] e saprete non soltanto rinunciare alla vostra opinione, quando vi accorgerete che non rispondeva bene alla verità, ma anche accettare l’altro criterio, senza sentirvi umiliati per aver cambiato parere»[9].

Contribuire all’espansione della Chiesa, diffondere dappertutto la buona notizia di Cristo, è frutto di una donazione generosa. Tuttavia sappiamo che in seguito questi sforzi si trasformeranno nella gioia di aver portato la felicità agli altri. Perciò non ci limitiamo a raggiungere soltanto poche persone, o soltanto coloro che presentano una serie di condizioni: il nostro zelo apostolico ci porta a parlare del Signore a tutti. «Aiutami a chiedere una nuova Pentecoste – ci invitava san Josemaría –, che incendi un’altra volta la terra»[10].

San Paolo è considerato l’apostolo delle genti perché diffondeva la fede tra persone molto diverse, senza escludere nessuno. Egli stesso riassume così la sua esperienza evangelizzatrice: «Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. [...] Mi sono fatto debole con i deboli per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno» (1 Cor 9, 19.23). In mezzo alle grandi persecuzioni che colpirono la vita della Chiesa ai suoi inizi, i cristiani approfittarono dell’inevitabile dispersione per diffondere la fede in tutte le regioni limitrofe, consapevoli della cattolicità del Vangelo. Afferma Papa Francesco che, grazie al vento della persecuzione «i discepoli andarono più in là con il seme della parola e seminarono la parola di Dio»[11]. Nello stesso modo, come fecero i primi cristiani, san Josemaría ci spingeva a non lasciarci vincere dalla comodità e a camminare insieme alle persone che ci stanno accanto: «Il cristiano deve mostrarsi sempre disposto a convivere con tutti, a dare a tutti – con la sua amicizia – la possibilità di avvicinarsi a Cristo Gesù. [...] Il cristiano non può separarsi dagli altri»[12].

Per diffondere la Chiesa in tutti gli ambienti è importante studiare a fondo i presupposti della nostra fede. Così impareremo a comunicarla nella sua integrità e, nello stesso tempo, sapremo portarla a ciascuna persona, tenendo conto del loro modo di essere e della loro cultura. «Quando un cristiano comprende e vive la cattolicità, quando percepisce l’urgenza di annunziare la Buona Novella di salvezza a tutte le creature, sa – come insegna l’Apostolo – che deve farsi “tutto a tutti, per salvare tutti”»[13]. Concludiamo la nostra orazione ricorrendo a Santa Maria, che considera tutti noi come figli, perché ci aiuti a far conoscere Gesù in tutti gli ambienti che frequentiamo. Le chiediamo di insegnarci ad approfittare delle occasioni che ci offrono il lavoro e le relazioni sociali e familiari per depositare nei cuori degli altri la gioia di Dio.


[1] San Josemaría, Cammino, n. 517.

[2] Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Vol. II.

[3] Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n. 13.

[4] San Josemaría, Lealtà alla Chiesa, in La Chiesa nostra Madre, Ares, Milano 1993, n. 26.

[5] Ibid., n. 27.

[6] San Josemaría, Colloqui, n. 67.

[7] Fernando Ocáriz, Lettera, 9-I-2018, n. 13.

[8] Fernando Ocáriz, Lettera, 1-XI-2019, n. 13.

[9] San Josemaría, Lettera, 9-I-1951, nn. 23-25.

[10] San Josemaría, Solco, n. 213.

[11] Papa Francesco, Omelia, 19-IV-2018.

[12] San Josemaría, È Gesù che passa, n. 124.

[13] San Josemaría, Forgia, n. 953.