Essere donna è così affascinante, è un’avventura che richiede un grande coraggio, una sfida che non finisce mai.
Non c’è dunque da stupirsi che san Josemaría considerasse la donna protagonista della società, invitandola a vivere la realtà con la consapevolezza delle proprie qualità e peculiarità, mettendo da parte vetero rivendicazioni di matrice ideologica.
La donna dà luce e gioia nel contesto familiare e sociale; il suo compito è fondamentale per formare la persona umana e di conseguenza la società, compito che svolge in famiglia e nel lavoro: “il lavoro di un uomo è fra il sorgere e il tramontare del sole; quello della donna non finisce mai”[1].
San Josemaría era consapevole dei valori della donna e di ciò che apporta nella famiglia, nella società civile, nella Chiesa, ovvero il suo amore per la concretezza, il suo estro, la sua capacità di intuizione. Secondo lo spirito di questo “sognatore realista” e la sua visione moderna ed attuale, “l’uguaglianza di fronte al diritto e la parità davanti alla legge, non sopprimono ma anzi presuppongono e promuovono tale diversità, che è poi ricchezza per tutti”[2].
Un passo avanti discreto
Avviene un grande passo in avanti, anche se discreto, forse poco conosciuto, ma molto significativo, il 14 febbraio del 1930 quando il giovane sacerdote san Josemaría, riceve una ulteriore luce sul carisma dell’Opus Dei, comprendendo il contributo necessario delle donne nella vita della società e della Chiesa.
E oggi che nascono nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande per scoprire il senso della vita, la dignità della persona, la responsabilità verso gli altri perché - come ricorda papa Leone - “ogni stella ha una luminosità propria ma tutte insieme disegnano una rotta”[3], le donne possono essere quella leva necessaria per far cambiare rotta a questa società. Attraverso la chiamata alla santità senza cambiare vita, come proponeva san Josemaría: con una passione, una vocazione all’amore che non fa rumore, le donne si ergono contro ogni genere di violenza.
La cultura dell’ascolto
Occorre riscoprire e far riscoprire il valore della cultura dell’ascolto, del dialogo e dell’educazione: è un atto di speranza di cui la donna è capace per rigenerare il tessuto sociale, culturale e spirituale dell’umanità e contribuire a realizzare un modo nuovo ed efficace di gestione consapevole, responsabile e autodeterminata dei conflitti.
Conflitti di cui protagonisti sono spesso i giovani, che al contempo possono essere potenziali ambasciatori di mediazione, per costruire una coscienza collettiva basata sul rispetto reciproco e sulla sacrosanta libertà di essere sé stessi[4].
M. L. C.
[1] Frase attribuita a Indira Gandhi, nota per il suo impegno per l'emancipazione femminile e la giustizia sociale.
[2] San Josemaría, Colloqui con monsignor Escrivá, n. 87.
[3] Leone XIV, Gravissimum educationis, n. 8.1.
[4] San Josemaría, È Gesù che passa, n. 69.
