Anche al di fuori di una prospettiva di fede, è comune pensare al lavoro come a uno dei centri focali della vita: un ambito in cui esperienze, entusiasmi e delusioni, realizzazioni e fallimenti costituiscono per molti la trama dell’esistenza.
Il lavoro come forma di vita
Nel carisma proclamato da san Josemaría, questa complessa espressione delle nostre relazioni con il mondo, con gli altri e con noi stessi viene assunta come “vocazione”: «Dio vi chiama per servirlo “nei” compiti e “attraverso” i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un'università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno»(1). Con queste parole si indica non una specifica attività, ma una forma di vita in cui la dimensione personale dell’essere forgiati dal lavoro s’intreccia con i suoi effetti esterni. Attraverso il lavoro come vocazione, dunque, ci assumiamo un compito, a partire dal quale ci rivolgiamo alle cose, accogliamo le cose e il mondo e ci incamminiamo lungo la strada che porta al compimento di noi stessi.
Il lavoro e l’unità di vita
I cambiamenti sociali e culturali della società contemporanea rendono questo messaggio particolarmente attuale. Attraverso la realtà del lavoro si manifestano profondi dilemmi. Talora si lascia il proprio lavoro per eccesso di pressione, o perché ci si sente trattati come mezzi, o perché non se ne vedono finalità degne del proprio impegno.
La ricerca di un lavoro che faccia la differenza, di buone relazioni e di equilibrio con la vita famigliare è sempre più diffusa ed evidente. In sintesi, emerge un’intensa ricerca di unità di vita, d’integrazione tra le dimensioni del sé e dell’alterità(2).
Il mondo, nostra responsabilità
Inoltre, su molteplici ambiti professionali convergono oggi tensioni, paure e speranze legate all’enorme aumento del potere dell’azione umana, a causa del progresso scientifico-tecnologico.
L’impatto dell’agire sul mondo – sull’ambiente naturale, sociale e umano – crea angoscia e senso di responsabilità. Lo sforzo moderno di dare ordine al mondo, rendendo ogni cosa misurabile, controllabile e manipolabile, ha prodotto anche crisi profonde, come quella ecologica, e richiede oggi di riflettere a fondo sui criteri dell’azione personale e collettiva. Se il mondo è affidato alla nostra responsabilità in modo particolarmente intenso e inevitabile, il lavoro umano diventa più decisivo che mai per la “fioritura” umana e di tutto il creato.
Il senso del lavoro, nella società attuale, spinge dunque a ricollegarsi profondamente con le intuizioni originarie del messaggio cristiano, dando loro sempre nuova elaborazione. Si potrebbe dire che il modo in cui si incontra il mondo attraverso il lavoro è un banco di prova dell’attrattività del cristianesimo per l’umanità contemporanea.
Custodire il mondo
Per il pensiero cristiano, il compito è quello di riscoprire sempre di nuovo come coltivare e custodire il mondo, dando risposte alla ricerca di senso delle persone. L’impegno nel e con il mondo professionale non implica, dunque, selezionare frequentazioni, sfere di azione e di attività rassicuranti, ma ha il senso di non allontanarsi dalle forze storiche e dai luoghi centrali in cui queste agiscono; non per adattarsi a esse, ma per orientarle verso l’apertura alla trascendenza.
Per ogni persona, questo cammino porta a diventare contemplativi in mezzo al mondo, a scoprire il valore trascendente di tutte le cose: come un architetto pensa a case che facilitino vita e relazioni, e a chi le guarderà in futuro. Come chi lava un pavimento prega per tutti coloro che lo percorreranno in quel giorno, con le loro storie, gioie e sofferenze. Questo, alla fine, è ciò che san Josemaría chiamava: «Un modo nuovo di vivere sulla terra, un modo divino, soprannaturale, meraviglioso. (…) E sento la necessità di lavorare sulla terra per molti anni».
Andrea Maccarini
(1) San Josemaria, Amare il mondo appassionatamente
(2) Cfr. Romano Guardini, Accettare se stessi, Brescia: Morcelliana, 1992, p. 14 e ss.
