Il 24 dicembre 1957, Montse usciva di casa, a 16 anni appena compiuti, per andare ad aiutare la sua famiglia a preparare la cena della Vigilia di Natale. Aveva appena preso una delle decisioni più importanti della sua vita: rispondere alla chiamata di Dio, entrando a far parte della famiglia spirituale dell’Opus Dei. E mentre camminava per le strade di Barcellona, pensò che la città non fosse mai stata così bella.
Clicca qui per scaricare il PDF dei braccialetti di Montse
Una ragazza normale con qualcosa di diverso
Nel 2016, papa Francesco firmò il Decreto sulle virtù eroiche di Montse Grases (1941-1959), una giovane barcellonese morta in fama di santità dopo aver affrontato una malattia molto dura, un tumore osseo a una gamba. Da allora, la sua storia ha continuato a raggiungere sempre più persone. Le Messe che venivano celebrate per lei divennero Messe di ringraziamento.
Una gioia che non era vanità
Il Decreto sulle virtù eroiche parla in modo particolare della gioia di Montse. E non solo perché seppe affrontare con buon umore gli ultimi mesi della sua vita — segnati da dolori molto intensi e da una situazione difficile per chiunque, tanto più per una ragazza della sua età —, ma perché quel sorriso sul suo volto era costante, naturale, vero. Con l’aiuto di Dio, era diventato qualcosa che la caratterizzava.
Don Emilio Navarro, il sacerdote che l’accompagnò per anni e amico stretto della famiglia, descrive questo con una parola: normalità. Tutti quelli che la frequentavano erano così abituati a quel sorriso che, quando lei non c’era più, colpì semplicemente la sua assenza.
Le foto e i video in Super 8 conservati dalla famiglia lo confermano. Il Super 8 era il formato video domestico dell’epoca, l’equivalente oggi di riprendere con il telefono. Suo padre era appassionato di riprendere la vita quotidiana con una piccola cinepresa: in casa, d’estate a Seva, in provincia di Barcellona, durante le passeggiate con le amiche. In tutte le immagini compare la stessa espressione. Non per la macchina da presa, era lei.
La sua gioia era davvero contagiosa. Le sue amiche dicevano che con lei si divertivano moltissimo anche senza fare nulla di speciale: semplicemente camminando, salendo sul Montseny o giocando a pallacanestro. Quell’energia traboccante, che le teneva in continuo movimento tra risate e scherzi, arrivò persino a far sì che una volta rompessero un letto a Castelldaura — una casa per ritiri dell’Opus Dei vicino al mare, a Barcellona — durante alcuni giorni di ritiro spirituale con un gruppo di amiche del centro dell'Opus Dei che frequentavano, che si chiamava Llar.
Quella gioia e quella serenità non venivano dalla superficialità né dal fatto di ignorare i problemi. Nascevano da qualcosa di molto più profondo: una maturità nella fede, nella speranza e nella carità, che aumentava man mano che cresceva il suo rapporto con Dio. Il sorriso di Montse aveva radici nella vita di preghiera, in quella conversazione abituale con Gesù che manteneva lungo tutta la giornata. Era questa l’origine.
Clicca qui per scaricare il PDF dei braccialetti di Montse
Una vita normale, con i piedi per terra e il cuore in Dio
I Grases erano una famiglia numerosa e molto unita, rappresentativa delle famiglie catalane della classe media barcellonese di quell’epoca: cristiane, appassionate di montagna, con l’amore per la musica e il teatro, con una compagnia di amici e una casa per l’estate. Tenevano il “consiglio di famiglia”, in cui genitori e figli maggiori parlavano e decidevano insieme le regole della casa. Montse aveva un rapporto molto bello con i suoi genitori, soprattutto con la madre, che le aveva insegnato fin da piccola a pregare e a trovare Dio nelle cose di ogni giorno.
Montse era estroversa, aperta, scherzosa. Le piacevano la bici il tennis, la montagna. Aveva molti amici e organizzava continuamente programmi, soprattutto d’estate.
A 13 anni andò alcune volte a Llar, il centro dell’Opus Dei dove si svolgevano anche attività per giovani, lì condivideva il tempo libero con le sue amiche e riceveva formazione umana e spirituale. Il messaggio di san Josemaría sulla santità nella vita ordinaria mise radici in lei poco a poco.
Ci pensò per mesi, ne parlò con i suoi genitori — che la incoraggiarono a prendersi tutto il tempo necessario — e il 24 dicembre 1957, a 16 anni, fece il passo, di chiedere l’ammissione all’Opus Dei come numeraria. Quel pomeriggio, camminando per strada verso casa per aiutare a preparare la cena della Vigilia di Natale, le sembrò che Barcellona fosse più bella che mai.
Logico: era la gioia di chi sente di aver trovato il proprio posto nel mondo. Aveva il desiderio di andare a Parigi per contribuire ai primi passi dell’Opus Dei in quel Paese. Ma in quell’orizzonte, la malattia divenne una svolta inattesa nel cammino che Dio le proponeva.
Quando la vita ti cambia i piani
Montse non comprese di colpo la gravità di ciò che le stava accadendo. All’inizio era solo un fastidio alla gamba, che poi andò peggiorando. Continuò a fare vita normale, senza pensarci troppo. I suoi genitori dovettero affrontare il dilemma di quando e come dirle la verità, con tutto ciò che questo comporta per qualsiasi famiglia quando uno dei figli è malato.
La notte in cui Montse capì che le restavano pochi mesi di vita, diede la buonanotte ai genitori e tornò con calma nella sua stanza. Sua madre andò a vedere come stesse, pensando di trovarla in lacrime. La trovò serena, in pace, che pregava.
Poco dopo, i suoi genitori le organizzarono un viaggio a Roma: per pregare a San Pietro, visitare la città e conoscere di persona il fondatore dell’Opus Dei, per il quale Montse — come tutti i membri dell’Opera — pregava ogni giorno. Prima di partire, uno dei suoi fratelli più piccoli le chiese di portargli dei tappi di bottigliette prese nei bar romani, di cui faceva collezione. Lei sorrise divertita.
Quando san Josemaría salutò Montse, rimase molto colpito dalla sua gioia. In privato, chiese a Encarnación Ortega — allora direttrice centrale dell’Opera — se Montse sapesse davvero quanto tempo le restava da vivere. Sì, lo sapeva. Montse tranquillizzò anche Encarnita: quello era il suo orizzonte, ma Dio la stava riempiendo di gioia e di pace in quegli ultimi mesi.
Quando l’aereo atterrò a Barcellona, Montse tornava molto contenta dal viaggio, con tante cose da raccontare. Mentre tutti la abbracciavano, il fratellino infilò la mano nella tasca del suo cappotto e tirò fuori un mucchio di tappi di bottigliette, proprio come le aveva chiesto.
Come ricorda suo fratello Enrique, Montse seppe guardare il dolore in faccia e non lasciarsi vincere. Continuò a studiare, a uscire con gli amici, a condurre una vita relativamente normale, anche se le forze diminuivano sempre di più. Il di più cristiano, nelle sue parole, è che il dolore può essere affrontato meglio con l’aiuto di Dio, trasformandolo in un modo di voler bene agli altri: allargando il cuore per imparare ad amare. Montse seppe essere felice in mezzo a qualcosa di molto difficile, e rendere felici quelli che aveva intorno.
Le sue amiche andavano a trovarla a casa e ne uscivano con l’energia che aveva trasmesso: avevano parlato di tutto, con tanta gioia e naturalezza da sentirsi loro incoraggiate. E Montse era felicissima di aver potuto trasmettere qualcosa di suo.
Gli ultimi mesi ebbero anche quel sapore della vita quotidiana di una ragazza che fisicamente si spegne a poco a poco, ma che dentro si accende sempre di più. Quella gioia divenne via via più matura, più profonda. Suo fratello diceva che Montse diventava santa mentre diventava più felice.
Il 26 marzo 1959, Giovedì Santo, morì a Barcellona. Aveva 17 anni.
Vicino al passo successivo nella causa di canonizzazione
Molte persone affermarono che Montse era in cielo. E così ebbe inizio il suo processo di canonizzazione e la sua vita ha raggiunto persone di ogni tipo. Sono molti, in tutto il mondo, coloro che ricorrono alla sua intercessione. Alcuni dei favori ricevuti hanno un peso sufficiente per essere studiati nell’ambito della causa; per il momento nessuno è stato riconosciuto ufficialmente come miracolo, tuttavia è possibile pensare che possa essere vicino il momento in cui lo Spirito Santo farà questo dono alla Chiesa.
Colpisce il fatto che molti di questi favori arrivino da persone che avevano perso la gioia, a causa di una malattia, per un dispiacere o per il peso delle circostanze quotidiane, che a volte opprimono più di certi dolori. Tutte queste storie finiscono allo stesso modo: Grazie, Montse! E altre fanno un passo in più: oltre a ringraziare, continuano a chiedere.
José Carlos Martín de la Hoz, Consulente della Conferenza Episcopale Spagnola, Postulatore diocesano della Causa di Canonizzazione di Montse Grases
Clicca qui per scaricare il PDF dei braccialetti di Montse
