Meditazioni: Mercoledì della 6ª settimana di Pasqua. Beato Álvaro del Portillo

Riflessioni per meditare il mercoledì della sesta settimana di Pasqua. I temi proposti sono: Confidare nella grazia di Dio; Una lealtà umile e sorridente al servizio degli altri; Il beato Álvaro è stato un buon pastore.

- Confidare nella grazia di Dio.

- Una lealtà umile e sorridente al servizio degli altri.

- Il beato Álvaro è stato un buon pastore.

Oggi celebriamo la memoria liturgica del beato Álvaro del Portillo, che coincide con l’anniversario della sua prima comunione insieme a più di un centinaio di compagni della scuola nella quale studiava. Molti anni dopo quell’evento don Álvaro ricordava che per prepararsi adeguatamente era andato a confessarsi e che «era uscito dal confessionale sereno e gioioso»[1]. Da quel giorno si avvicinò periodicamente al sacramento del perdono. Allo stesso modo, dopo aver ricevuto il Signore nell’Eucaristia per la prima volta, continuò ad andare vari giorni della settimana alla Messa che si celebrava nella scuola del Pilar.

La pietà semplice di quel bambino non richiamava l’attenzione nell’ambiente di allora, ma è più impressionante constatare che il beato Álvaro ha sempre mantenuto nel suo cuore un amore vibrante, grato e crescente ai sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia. Nel 1983, per esempio, confidava a un gruppo di persone: «Sono 62 o 63 anni che mi comunico quotidianamente, ed è come una carezza di Dio»[2]. Nel settembre del 1993, durante una riunione familiare, rispose così a una domanda su quali erano state le sue gioie più grandi fino a quel momento: «La mia gioia più grande, figlio mio, è ricevere la grazia di Dio: ogni volta che il Signore mi perdona nella Confessione, ogni volta che viene in me nella Comunione»[3].

Pur essendo un uomo di grandi qualità umane, il beato Álvaro « Sapeva che la grazia di Dio poteva fare nella sua vita molto di più di quanto egli stesso fosse capace di immaginare»[4]. Perciò ripeteva spesso una giaculatoria che lascia trasparire la sua fiducia nel potere di Dio: “Grazie, perdono, aiutami di più”. «Sono parole che dimostrano gratitudine per quello che non meritiamo, riconoscimento della propria debolezza e richiesta della forza necessaria per raggiungere la felicità più grande, che è l’unione con Dio. Queste parole sono tra le prime che insegnano le madri ai loro figli piccoli. Chiediamo a Dio quel cuore di bambini che sanno di essere realmente incapaci se non sono aiutati dal loro padre»[5].

Il 7 luglio 1935 fu un giorno decisivo nella vita di don Álvaro. Quel giorno, dopo alcune ore di ritiro spirituale, decise di donarsi a Dio nell’Opus Dei. Cominciò allora un cammino di fedeltà: una «fedeltà indiscutibile, soprattutto a Dio, nel compimento immediato e generoso della sua volontà; fedeltà alla Chiesa e al Papa; fedeltà al sacerdozio; fedeltà alla vocazione cristiana in ogni momento e in ogni circostanza della vita»[6]. All’inizio il Signore premiò la prontezza della sua risposta alla vocazione facendogli sentire una incontenibile felicità e un entusiasmo interiore. Rapidamente, insieme alla crescita spirituale, questa felicità divenne più riflessiva e profonda: l’entusiasmo sensibile lasciò il posto alla maturità e a una ferma sicurezza, fondata sulla fiducia in Dio. In pochi anni acquistò la tempra adeguata per essere un sostegno imprescindibile del fondatore dell’Opera e, poi, il suo primo successore.

«Se mi domandate: è stato eroico qualche volta? –diceva san Josemaría riferendosi al beato Álvaro–, vi risponderò: sì, molte volte è stato eroico, molte volte; con un eroismo che sembra cosa ordinaria. Vorrei che lo imitaste in molte cose, ma soprattutto nella lealtà. In tanti anni di vocazione gli si sono presentate, umanamente parlando, molte occasioni di innervosirsi, di offendersi, di essere sleale; e ha avuto sempre un sorriso e una fedeltà incomparabili»[7].

Da ognuno di noi il Signore si aspetta che siamo fedeli al Vangelo, donne e uomini di fede, in grado di apportare una visione soprannaturale in tutti gli ambiti dell’esistenza umana: nella famiglia, nell’amicizia, nel lavoro o nella collaborazione con altri per portare avanti una iniziativa apostolica. Siamo chiamati a coltivare una fedeltà sorridente, frutto di una umiltà, semplicità, serenità e pace come quelle che riempivano il cuore del beato Álvaro e che egli, anche senza proporselo, trasmetteva attorno a sé.

In questo giorno di festa possiamo chiedere a Dio, per intercessione di don Álvaro che infonda nei nostri cuori «gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2, 5). Così la nostra fedeltà si rifletterà in una disposizione sempre accogliente e comprensiva, in un servizio agli altri che, fra le altre cose, sarà per noi un invito a condividere con molte persone i doni che abbiamo ricevuto dal Signore.

Il 15 settembre 1975 don Álvaro fu designato quale successore di san Josemaría. Il 28 novembre 1982 il Papa Giovanni Paolo II eresse l’Opus Dei in prelatura personale e lo nominò prelato. Nel 1991 gli conferì l’ordinazione episcopale. Nei quasi venti anni che trascorse alla testa dell’Opera, il beato Álvaro fu un «un servo fidato e prudente» (Lc 12, 42) che si dedicò completamente alla missione che Dio gli aveva affidato, vivendo le virtù del buon pastore. «Cercò sempre di guidare le anime alla vita eterna, mostrando – anche con la sua lotta spirituale e umana per camminare con il Maestro – la via che porta alla santità, pensando non solamente ai fedeli della Prelatura, ma anche alle tante persone che gli chiedevano un consiglio o delle parole di incoraggiamento per la loro vita spirituale o per la comunità di cui facevano parte. A tutti don Álvaro offriva la sua preghiera e la sua sapienza umana e spirituale, pensando al bene delle anime e della Chiesa [...]. Quanto ha pregato, chiedendo luci al Signore per saper guidare il proprio gregge e le persone che si rivolgevano a lui!»[8].

Come è stato sottolineato in occasione della sua beatificazione, «era notorio il suo amore per la Chiesa, sposa di Cristo, che servì con un cuore spoglio di interessi mondani, alieno alla discordia, accogliente con tutti e sempre alla ricerca del buono negli altri, di ciò che unisce, che edifica. Mai un lamento o una critica, nemmeno in momenti particolarmente difficili; piuttosto, come aveva imparato da san Josemaría, rispondeva sempre con la preghiera, il perdono, la comprensione, la carità sincera»[9].

Possiamo chiedere a nostra Madre del cielo che ci ottenga dal Signore un amore sempre più intenso alle anime, alla Chiesa e al Papa. Il desiderio di crescere sempre in questo amore era ben radicato nel cuore del beato Álvaro, che con semplicità e devozione pregava così durante un pellegrinaggio al Santuario di Fatima: «So che ci ascolti sempre, ma comunque noi siamo venuti da Roma per dirti quello che già sai: che ti amiamo, ma vogliamo amarti di più. Aiutaci a servire la Chiesa come essa vuole essere servita: con tutto il cuore, con una donazione completa, con lealtà e fedeltà»[10].


[1] Javier Medina Bayo, Álvaro del Portillo. Il primo successore di san Josemaría alla guida dell’Opus Dei, Ares, Milano 2014, p. 34.

[2]Ibid.

[3] Beato Álvaro, Appunti di una riunione familiare, 15-IX-1993.

[4] Mons. Fernando Ocáriz, Omelia, 11-V-2019.

[5]Ibid.

[6] Congregazione delle Cause dei Santi, Decreto sulle virtù eroiche del servo di Dio Álvaro del Portillo, 28-VI-2012.

[7] San Josemaría, Appunti di una riunione familiare, 11-III-1973.

[8] Javier Echevarría, Omelia, 13-V-2016.

[9] Papa Francesco, Lettera al Prelato dell’Opus Dei a motivo della Beatificazione di Álvaro del Portillo, 16-VI-2014.

[10] Beato Álvaro, Preghiera davanti alla Madonna di Fatima, 25-I-1989.