Meditazioni: giovedì della 3ª settimana di Pasqua

Riflessioni per meditare il giovedì della terza settimana di Pasqua. I temi proposti sono: Dio Padre ci attrae verso Gesù; Chiedere il pane della vita; L’Eucaristia ci colma di speranza.

Dio Padre ci attrae verso Gesù | Chiedere il pane della vita | L’Eucaristia ci colma di speranza


Dio Padre ci attrae verso Gesù

Quando nella sinagoga di Cafarnao Gesù annunciò che egli era il pane della vita, i presenti, con una comprensibile logica umana, si domandavano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?» (Gv 6, 42). Il Signore reagì immediatamente e spiegò: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato» (Gv 6, 44).

Questo passo ci introduce «nella dinamica della fede, che è una relazione: la relazione tra la persona umana – tutti noi – e la Persona di Gesù, dove un ruolo decisivo gioca il Padre, e naturalmente anche lo Spirito Santo, che qui rimane sottinteso. Non basta incontrare Gesù per credere in Lui, non basta leggere la Bibbia, il Vangelo - questo è importante!, ma non basta -; non basta nemmeno assistere a un miracolo, come quello della moltiplicazione dei pani. Tante persone sono state a stretto contatto con Gesù e non gli hanno creduto, anzi, lo hanno anche disprezzato e condannato. E io mi domando: perché, questo? Non sono stati attratti dal Padre? No, questo è accaduto perché il loro cuore era chiuso all’azione dello Spirito di Dio. E se tu hai il cuore chiuso, la fede non entra. Dio Padre sempre ci attira verso Gesù: siamo noi ad aprire il nostro cuore o a chiuderlo»[1].

Il Padre porta anche noi fino a suo Figlio perché impariamo da lui e gli diamo tutta la gloria. Questa missione richiede che noi stiamo sempre vicino a Gesù, che ci lasciamo istruire da lui per essere suoi discepoli. «La fede, che è come un seme nel profondo del cuore, sboccia quando ci lasciamo “attirare” dal Padre verso Gesù, e “andiamo a Lui” con il cuore aperto, senza pregiudizi; allora riconosciamo nel suo volto il Volto di Dio e nelle sue parole la Parola di Dio»[2].

Chiedere il pane della vita

Vedere Dio, contemplarlo durante la giornata, non è un obiettivo impossibile. Al contrario, è una promessa che possiamo far nostra, in varie maniere, grazie a Gesù. Lo stesso Dio, che ha messo nei nostri cuori desideri di eternità, è rimasto nella Eucaristia per stare sempre con noi. È in Cristo presente nell’Eucaristia che si soddisfano i nostri aneliti di amore eterno. Possiamo dialogare con lui nell’orazione, visitarlo nel tabernacolo, ascoltare le sue parole nel vangelo. Un po’ per volta Gesù diventerà il nostro migliore amico e potremo chiedere al Padre qualunque cosa nel suo nome: «Se chiediamo nel nome di Gesù Cristo, il Padre ce lo concederà, state sicuri. La preghiera è sempre stata il segreto, l’arma potente [...]. La preghiera è il fondamento della nostra pace»[3].

In questo impulso di richieste Gesù ci ha insegnato a chiedere soprattutto il «pane della vita», il cibo di eternità. «I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti» (Gv 6, 49), dice Cristo, paragonandosi al cibo che ha inviato Dio per intercessione di Mosè. Afferma che, mentre quello era effimero, l’Eucaristia è pane eterno; non si tratta di un semplice ricordo, ma di un memoriale, una attuazione, come recitiamo in tutte le preghiere eucaristiche e in alcuni inni: O memoriale mortis Domini! Panis vivus, vitam praestans homini![4]; o memoriale della morte del Signore, pane vivo che dai la vita all’uomo! L’Eucaristia non guarda solamente al passato, ma al presente e al futuro. Il nostro passaggio sulla terra è un pellegrinaggio da Eucaristia in Eucaristia fino alla partecipazione definitiva al banchetto celeste. «Ogni volta che la Chiesa celebra l’Eucaristia, ricorda questa promessa e il suo sguardo si volge verso “Colui che viene” (cfr. Ap 1,4)»[5].

«Nelle giornate cariche di occupazioni e di problemi, ma anche in quelle di riposo e di distensione, il Signore ci invita a non dimenticare che se è necessario preoccuparci per il pane materiale e ritemprare le forze, ancora più fondamentale è far crescere il rapporto con Lui, rafforzare la nostra fede in Colui che è il “pane di vita”, che riempie il nostro desiderio di verità e di amore»[6].

L’Eucaristia ci colma di speranza

Gesù ci promette un cibo divino che sarà sempre a nostra disposizione «perché chi ne mangia non muoia» (Gv 6, 50). Con questo lasciapassare possiamo essere certi che, se siamo fedeli, la nostra chiamata alla vita eterna sarà una realtà. Così Dio stesso ci riempie di speranza, quella «virtù teologale per la quale desideriamo e aspettiamo da Dio la vita eterna come nostra felicità, confidando nelle promesse di Cristo e appoggiandoci sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo per meritarla e perseverare sino alla fine della nostra vita terrena»[7].

Gesù conclude la sua predicazione nella sinagoga ripetendo il messaggio centrale di tutto il discorso: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6, 51). Il Signore ci promette l’impensabile: la comunione nella sua vita personale, per tutta l’eternità. Questa speranza, benché troverà la sua pienezza in cielo, illumina i nostri passi qui sulla terra. Questa speranza «ci dice anche che le nostre attività quotidiane hanno un senso che va al di là di quello che vediamo direttamente: come affermava san Josemaría acquisiscono vibrazione d’eternità se le facciamo per amore a Dio e agli altri»[8].

Tutto questo ci riempie di ottimismo, ben sapendo che Dio è sempre accanto a noi. La gioia cristiana si fonda sulla promessa divina che vivremo per sempre con lui. Per questo motivo la tradizione chiama l’Eucaristia «pegno della gloria futura»: perché ci fortifica nel pellegrinaggio della nostra vita terrena e ci fa desiderare la vita eterna, unendoci a Cristo, alla Santissima Vergine e a tutti i santi[9].


[1] Papa Francesco, Angelus, 9-VIII-2015.

[2]Ibid.

[3] San Josemaría, Lettera 14-II-1944, n. 18.

[4] Inno Adoro te devote.

[5]Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1403.

[6] Benedetto XVI, Angelus, 5-VIII-2012.

[7]Compendio del Catechismo della Chiesa, n. 387.

[8] Mons. Fernando Ocáriz, Messaggio, 4-XI-2018.

[9] Cfr. Compendio del Catechismo della Chiesa, n. 294.