​Meditazioni: domenica della 4ª settimana di Pasqua

Riflessione per meditare la domenica della quarta settimana di Pasqua. I temi proposti sono: Gesù è il buon pastore; Dare la vita per le pecore; Tutti noi siamo pecora e pastore.

Gesù è il buon pastore | Dare la vita per le pecore | Tutti noi siamo pecora e pastore


Gesù è il buon pastore

I vangeli proclamati nelle domeniche delle prime settimane di Pasqua narravano le apparizioni di Cristo risuscitato. Oggi, invece, troviamo il discorso con il quale Gesù si presenta come il buon pastore e spiega ai suoi ascoltatori le caratteristiche di chi veglia per le pecore: la sua attenzione, il suo spirito di sacrificio, la sua unione con il Padre, la sua piena libertà nell’assumere la missione... E sembra incoraggiare coloro che lo ascoltano a confidare in lui e a voler far parte del suo ovile. Oggi, domenica del buon pastore, la Chiesa ci invita a entrare nell’ovile di Cristo risorto, a permettere che sia lui la nostra guida.

La liturgia della Messa di oggi ha inizio rivolgendo a Dio Padre una preghiera che ci mette di fronte a una necessità: «Guidaci al possesso della gioia eterna, perché l’umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto Cristo, suo pastore»[1]. Gesù conosce la nostra situazione e sa che abbiamo bisogno della sua forza risanatrice. Le ferite del nostro peccato non sono motivo di scoraggiamento, ma possono farci confidare ancor più nel Signore. Egli ci aiuta a guardare la realtà con comprensione e a volgere di più i nostri occhi in Dio. Gesù ci ha preceduto sulla via che porta alla vita eterna: egli ci apre il passaggio e ci indica il cammino verso la felicità.

La luce della Pasqua illumina la figura del buon pastore. Possiamo dire che Gesù «è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce» (Sal 23, 1-2) perché ha vinto la morte ed è ritornato alla vita. «Dopo aver trionfato sull’inferno – recita un inno liturgico –, il Restauratore del genere umano ritorna in cielo, Resuscitato, portando la sua pecora sulle proprie spalle»[2]. In quella pecora possiamo scoprire una immagine dell’umanità, una immagine di ognuno di noi.


Dare la vita per le pecore

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore» (Gv 10, 11). Con questa breve frase Gesù ci dice come si identifica il buon pastore: è colui che dona se stesso nel prendersi cura delle anime che gli si sono affidate. Questo compito è, per lui, la cosa più importante. C’è una stretta relazione tra il buon pastore e le pecore che gli sono state affidate: le conosce una per una, passa il tempo circondate da loro, riconosce il loro belato, il loro modo di camminare... Il buon pastore non abbandona mai le sue pecore perché fanno parte della sua vita, mentre il «mercenario», quello che non le ama come sue, a stento se ne prende cura personalmente.

Gesù sottolinea che egli dà la vita per le pecore come atto di libertà, e quindi di amore: «Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio» (Gv 10, 17-18). Quanta speranza dà sapersi amati da un pastore del genere! Se la passione del Signore ci mostra fin dove arriva il suo amore per noi, la sua risurrezione ci dice che vale la pena lasciarsi conquistare da questo amore, perché lì troviamo la forza che ci permette, già qui, di iniziare a camminare secondo una vita nuova. «Dio mio – prega san Josemaría – com’è facile perseverare, sapendo che Tu sei il Buon Pastore, e noi – tu e io... – pecore del tuo gregge! – Perché sappiamo bene che il Buon Pastore dà tutta la sua vita per ciascuna delle sue pecore»[3].

Come pecore del gregge di Cristo, sapremo frequentare quei luoghi dove egli ci dà la vita: quei momenti di orazione quotidiana, quelle pratiche di pietà che scandiscono il ritmo delle nostre giornate... Ma soprattutto i sacramenti, perché è attraverso questi che siamo rinnovati nella vita divina. Allora possiamo dire con il salmista: «Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita» (Sal 23, 5-6).


Tutti noi siamo pecora e pastore

La domenica dedicata al buon pastore è un’ottima giornata per chiedere che nella Chiesa sia sempre evidente la sollecitudine del buon pastore. Dimostrare questa sollecitudine è compito specialissimo dei ministri sacri. Tuttavia, in un certo senso, tutti noi battezzati, identificati con Cristo, siamo chiamati ad essere pastori degli altri, aiutandoli con l’esempio, con la preghiera e con il consiglio. Proprio per questo san Josemaría diceva che tutti noi siamo pecora e pastore.

Per essere buoni pastori occorre che imitiamo Gesù quando serve, guarisce, accompagna, ascolta... In definitiva, quando dà la vita per gli altri in maniera gratuita. «L’intermediario fa il suo lavoro e prende la paga [...]. Il mediatore, invece, perde sé stesso per unire le parti, dà la vita, sé stesso, il prezzo è quello: la propria vita, paga con la propria vita, la propria stanchezza, il proprio lavoro, tante cose»[4]. Gli altri non sono un mezzo per raggiungere qualcosa, neppure dei fini che ci possono apparire elevati. Questo sarebbe l’atteggiamento del mercenario della parabola: non gl’importano le pecore, ma solo il profitto che ne può trarre.

Il buon pastore guarda ogni persona con la gratuità di Dio; le considera nella loro condizione fondamentale: un figlio o una figlia di Dio chiamato alla gloria e a partecipare del suo amore. Per questo egli serve tutti con gioia, e questo genera una fiducia sincera negli altri: desiderano avvicinarsi al pastore perché sanno che cerca la loro felicità. Del resto il premio di questa donazione è anche la gioia che non finisce mai: «Quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce» (1 Pt 5, 4).


[1] Messale Romano, Orazione Colletta, 4ª domenica del tempo di Pasqua.

[2] Inno Salve dies.

[3] San Josemaría, Forgia, n. 319.

[4] Papa Francesco, Omelia, 9-XII-2016.