«Arrabbiarsi con il collega che esce alle tre anche quando siamo sotto scadenza non mi porta a nulla: allora è il momento in cui chiedere aiuto al Signore per volere bene a quel collega».
Tommaso si è laureato in giurisprudenza nel 2019 e da subito ha voluto mettere le mani in pasta nel mondo del lavoro: «Avevo iniziato a lavorare per un’importante società di consulenza ma, poiché non ne condividevo appieno la mission, decisi di cambiare e di provare un concorso pubblico, entrando nell’ufficio comunale per le concessioni edilizie nel 2022».
A Messa con lo “speedyprete”
Durante gli anni dell’università Tommaso ha conosciuto l’Opus Dei in una residenza per studenti che frequentava per la comodità della sala di studio: «Lì ho studiato per moltissime ore, conoscendo tante persone in gamba, cortesi, generose. Una domenica ero lì per studiare, e mi incrociai all’ingresso con alcuni che stavano andando a Messa. Uno di questi mi invitò ad andare con loro, ma io declinai: avevo troppo da studiare. Visto il mio rifiuto, quella persona ci tenne a sottolineare che non andare a Messa la domenica era peccato mortale». Come tanti, Tommaso dopo la cresima aveva smesso di frequentare la Messa e i sacramenti. Anche per questo motivo non diede molto peso alla questione del peccato mortale, ma «quando stavo per rientrare in sala di studio, incontrai un’altra persona che mi disse, con nonchalance: “Vieni a Messa con noi? Il prete che celebra è molto rapido: lo chiamiamo speedyprete”. Mi convinse!».
Oltre alla frequentazione della sala di studio, nella vita di Tommaso entrano delle belle e importanti amicizie: «Per me la fede era qualcosa di antiquato - ricorda Tommaso -, un retaggio del passato. Mi affascinò scoprire che la realtà era molto diversa». Dopo aver riscoperto la gioia dei sacramenti e la bellezza di un piano di vita interiore quotidiano, Tommaso chiese l’ammissione come soprannumerario.
Santificare la burocrazia di un ufficio comunale
Il lavoro dentro gli uffici comunali di una grande città non può che evocare l’immaginario del “postofisso” di Zaloniana memoria: «È vero che esiste un principio di compartimentazione, secondo il quale ogni persona o ufficio ha la propria competenza specifica - spiega Tommaso -, e che può portare a un irrigidimento che ti porta a dire: questo non è affar mio. La sfida di questi lavori è quella di andare oltre al minimo necessario. Ma credo che sia una sfida comune a tante professioni, anche fuori dal settore pubblico: da noi è in qualche modo amplificata».
«Io sono di indole abbastanza stakanovista - ammette Tommaso -, e lavorare in un ufficio comunale mi ha portato ben presto a scoprire i miei limiti. Quando un collega mi offre un caffè mentre io sono preso da una pratica, la mia prima reazione naturale sarebbe quella di rispondere sbrigativamente di no, o peggio. Ma con un po’ di direzione spirituale e preghiera ho scoperto che quei cinque minuti passati con il collega possono diventare un tesoro, e che l’ordine consiste anche nell’interrompere un lavoro per poi poterlo riprendere senza impazzire».
«Un altro luogo comune che ho imparato ad apprezzare è quello dei numerosi passaggi della burocrazia. Approfondendo i vari meccanismi di approvazione, si comprende che dietro ogni passaggio c’è un obiettivo pubblico collaterale rilevante, anche se non direttamente per me».
«Una sera, parlando con un collega e amico ateo - conclude Tommaso -, siamo arrivati a ragionare sul senso del nostro lavoro, specialmente degli aspetti con più impatto sociale della nostra professione, che hanno risvolti diretti sulla vita di migliaia di persone. Il mio collega si chiedeva: “Ma per chi lo facciamo? Per noi, per loro? No”, si rispondeva “Noi lo facciamo perché questo è il nostro lavoro”. Questo mi è sembrato speculare a quello che scrive san Josemaria: “volendo dare un motto al vostro lavoro, potrei indicarvi questo: Per servire, servire”».