La risurrezione cambia tutto

Dopo la risurrezione, Gesù si mostra con ancora i segni delle sofferenze che lo hanno portato alla morte, perché “Dio è amore, misericordia, fedeltà”. Un approfondimento di don Giovanni Zaccaria.

Testi di vita cristiana
Opus Dei - La risurrezione cambia tutto

«Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5-6).

il sepolcro vuoto continua ad essere per noi un segno

È questo l’annuncio sconvolgente che due uomini in vesti sfolgoranti danno alle donne che erano accorse al sepolcro per prendersi cura del cadavere di Gesù. Il corpo del Signore non c’è, il sepolcro è vuoto. Quando corrono a riferire agli Undici questi fatti, Maria Maddelena, Giovanna e le altre sono accolte da incredulità e scetticismo. Come può essere risorto colui che noi abbiamo visto morto? Com’è possibile che il sepolcro sia vuoto? Vaneggiamenti di donne…

E anche noi ci riempiamo di stupore, come Pietro: a duemila anni di distanza da quegli eventi, il sepolcro vuoto continua ad essere per noi un segno. Continua a sollecitare la nostra fede, a chiedere una risposta.

Gesù soffre e muore. E non c’è nulla di più vero del suo essere cadavere: la vita abbandona il corpo estenuato di Cristo

Gesù l’aveva preannunciato: «Il Figlio dell'uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (Lc 9,22). Ma gli Apostoli si erano fermati solo alla prima parte della frase, perché per loro “risorgere il terzo giorno” era un’espressione oscura, incomprensibile. Per questo Pietro cerca di fermare Gesù: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai» (Mt 16,22). E come Pietro anche noi non comprendiamo, non capiamo, e trattiamo la risurrezione di Cristo come l’inevitabile lieto fine di una vicenda del passato: come in un bel film, che non può finire male, il protagonista non può morire.

Invece Gesù soffre e muore. E non c’è nulla di più vero del suo essere cadavere: la vita abbandona il corpo estenuato di Cristo, provato dai tormenti. Ed è per questo che la risurrezione è un fatto sconvolgente, che lascia tutti a bocca aperta, incapaci di proferire una parola. Perché se Cristo è veramente risorto, allora cambia tutto!

Noi possiamo davvero confidare in un amore che non può essere fermato da nessun ostacolo

Noi possiamo davvero confidare in un amore che non può essere fermato da nessun ostacolo, che supera tutte le barriere, che sbaraglia ogni nemico. La nostra esperienza di amore qui sulla terra è sempre limitata: facciamo i conti con le nostre incapacità, con le miserie delle persone che amiamo, con la tremenda ingratitudine del cuore umano.

"quelle piaghe sono il segno permanente dell’amore di Dio per noi" (papa frnacesco)

Ma c’è un amore più grande di questo, un amore che non finisce, che ci cerca sempre, che è la sorgente di tutti gli altri amori. E questo amore è quello che Gesù ci ha dimostrato con la sua risurrezione. Per questo nel corpo risorto di Cristo sono presenti le piaghe della Passione: la perfezione del corpo risorto ha bisogno di quelle piaghe, che non sono cicatrici, segni del passato, ma piaghe aperte.

«Perché quelle piaghe sono il segno permanente dell’amore di Dio per noi, e sono indispensabili per credere in Dio. Non per credere che Dio esiste, ma per credere che Dio è amore, misericordia, fedeltà» (Papa Francesco, Omelia della S. Messa e Canonizzazione dei beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, 27 aprile 2014).

Quello che è avvenuto è tutto vero, non è una finzione cinematografica: l’amore di Dio ha superato tutte le barriere, anche quella estrema della morte, per venirci a dire di non disperare mai, perché Lui sarà sempre e per sempre il Dio con noi.

Don Giovanni Zaccaria