Giovedì 27. Ultimo giorno del Padre in Uruguay
Nel suo ultimo giorno in Uruguay, mons. Fernando Ocáriz ha incontrato i gruppi promotori di diverse iniziative apostoliche, che gli hanno raccontato storie, progetti e sfide legate al loro lavoro. Il Padre li ha ascoltati con attenzione e ha condiviso suggerimenti. Prima di intraprendere il viaggio di ritorno, ha incontrato anche diverse famiglie.
Si sono conclusi così alcuni giorni segnati da numerosi incontri, da Casavalle all’Università di Montevideo, passando per le tertulie con giovani e famiglie.
Intorno alle 21.30, l’aereo del Padre è decollato da Montevideo diretto a Roma. All’aeroporto, alcune famiglie si sono avvicinate per salutarlo e accompagnarlo negli ultimi momenti della sua visita nel Paese. Tra abbracci e saluti si è concluso un viaggio molto atteso, nel ricordo delle parole che il Padre ha lasciato nel cuore delle persone.
Mercoledì 26. Incontro con i giovani: il Signore conta su di me per aiutare gli altri
Nel pomeriggio, il Padre ha incontrato giovani universitarie e professioniste provenienti da diverse zone dell’Uruguay, insieme ad alcune giovani dell’Argentina, del Paraguay e del Brasile. Sul palco, una frase di san Josemaría, «Le tue braccia all’Uruguay», ricordava alcune parole che aveva rivolto a un giovane uruguaiano nel 1974, un invito a mettere ancora oggi le proprie braccia e il proprio cuore al servizio del Paese.

All’inizio, il Padre le ha invitate a mettere Gesù Cristo al centro della formazione e della propria vita. Ha spiegato che essere cristiani non consiste soltanto nell’imparare alcune idee o nel compiere determinate pratiche, ma nel cercare e voler bene a qualcuno: «Conoscere Gesù Cristo, frequentare Gesù Cristo, amare Gesù Cristo».
Ha parlato anche dell’importanza di non scoraggiarsi di fronte ai propri limiti e di essere disposte a cominciare e ricominciare. «La santità consiste nella pienezza dell’amore, non nel non avere difetti», ha ricordato, perché anche con i propri limiti è sempre possibile ricominciare con un amore di Dio più grande.
Pierina, ippoterapista, animatrice per bambini e infermiera, ha raccontato che nella sua vita la accompagna un’immagine usata da san Josemaría: quella delle anatre che si lanciano in acqua anche senza saper nuotare. Quel «anatre in acqua» la aiuta a uscire dalla propria zona di comfort e per questo ha chiesto al Padre come parlare di Dio con amici e familiari. Il Padre ha posto l’accento sull’amicizia: quando è autentica, ha spiegato, parlare di ciò che si porta dentro nasce in modo naturale. E ha ricordato che la preghiera è il primo passo per poter poi aiutare gli altri.

Abril, che vive nella Residenza Del Mar, è arrivata quest’anno da Treinta y Tres — una città a 249 km a nord-est della capitale — per studiare Economia e Contabilità. Non era mai entrata in una chiesa, non era battezzata e i suoi genitori non sono credenti. Una volta arrivata, ha cominciato a incontrare giovani che vivevano la loro fede con naturalezza e ha deciso di partecipare alle meditazioni. «Sono sicura che una delle migliori decisioni che abbia preso nella mia vita sia stata arrivare alla Residenza Del Mar», ha affermato.
Abril ha chiesto al Padre di pregare perché la sua fede continuasse a crescere. Lui ha ricordato allora una richiesta che gli apostoli rivolgevano a Gesù: «Signore, aumenta la nostra fede». La fede, ha spiegato, è un grande dono di Dio, ma deve anche essere chiesta e accolta.

Pilar ha 20 anni e ha raccontato che l’anno scorso ha perso due persone della sua famiglia. Il dolore l’ha portata a dubitare e faceva fatica a capire come un Dio che le voleva bene potesse permettere qualcosa che la faceva soffrire così tanto. Ha chiesto al Padre come abbandonarsi nelle mani di Dio. Il Padre l’ha invitata a guardare Gesù Cristo sulla croce e ha riconosciuto che ci sono momenti in cui i piani di Dio risultano difficili da comprendere. «Quello che possiamo fare è amare, anche se non comprendiamo», ha affermato. E ha aggiunto: «L’amore di Dio non ci abbandona, anche se molte volte non lo comprendiamo».
Poi è arrivato un momento tipicamente rioplatense. Due giovani hanno cantato per lui una «payada» —un canto improvvisato in versi accompagnato dalla chitarra— che ha ripercorso con umorismo alcune tradizioni e rivalità dei Paesi della nuova Regione del Plata: il mate, il calcio e perfino le discussioni con i vicini. Prima di cominciare, due studentesse di Los Pilares gli hanno regalato un poncho. La payada si è conclusa celebrando una regione che, al di là delle sue differenze, condivide uno stesso cuore.

Julieta, di 18 anni, ha raccontato di aver attraversato un momento molto difficile durante l’adolescenza e che, alcuni anni dopo, ha avvertito di nuovo con chiarezza la presenza di Dio al PREU —un istituto preuniversitario di Montevideo— dove si è sentita accompagnata e voluta bene. In seguito ha iniziato a partecipare alle attività di un centro dell’Opus Dei. Oggi si chiede se Dio la stia chiamando a questa vocazione e ha voluto sapere come discernere una decisione che può segnare tutta la vita.
Il Padre ha spiegato che Dio di solito non mostra il cammino con una chiarezza tale da eliminare ogni dubbio, perché rispetta profondamente la libertà. Ha parlato dell’importanza di pregare, chiedere consiglio e contare anche su una decisione personale generosa. Dio lascia «una certa oscurità», ha spiegato, perché ciascuno possa compiere «un gesto di generosità e lanciarci nell’avventura».
Maite, studentessa di Comunicazione e appassionata di acquerello, ha parlato dei social network. Su Instagram condivide i suoi dipinti e cerca anche di mostrare con naturalezza il suo rapporto con Dio. Il Padre l’ha incoraggiata a sfruttare questo spazio per trasmettere la vita cristiana e favorire rapporti autentici; e ha ricordato che, anche se attraverso i social può nascere un’amicizia, non è la stessa di quella che coltiviamo nelle relazioni quotidiane.

Lula, che aveva curato la scenografia, ha raccontato di aver conosciuto l’Opus Dei attraverso un’amica e di essere soprannumeraria da poco più di un anno. Nella sua famiglia la fede non ha avuto un ruolo importante e alcune delle sue decisioni sono state messe in discussione. Ha chiesto come condividere con i suoi genitori la gioia della propria vocazione. Il Padre le ha proposto un cammino molto concreto: «Voler più bene e voler meglio ai tuoi genitori», perché un rapporto più profondo con Gesù Cristo deve portare anche a voler più bene alla propria famiglia.
Mercedes, giocatrice di hockey dei Los Ceibos, ha chiesto come fare dello sport uno spazio che non si riduca alla competizione e alla ricerca dei risultati, ma che aiuti anche a crescere e ad avvicinare gli altri a Dio. Il Padre è tornato sull’amicizia come via per condividere la fede e ha chiesto loro di non lasciarsi intimidire quando si trovano in ambienti in cui Dio sembra lontano, incoraggiandole a pensare: «Signore, conta ancora di più su di me per aiutare queste persone».

Con l’avvicinarsi del centenario dell’Opus Dei, Mélani ha voluto sapere che cosa possono imparare i giovani da coloro che hanno vissuto i primi anni dell’Opera in Uruguay. Il Padre ha incoraggiato tutte a essere fedeli e a perseverare nel cammino verso la santità, senza guardare al passato come a «una sorta di epoca d’oro», perché coloro che le hanno precedute hanno fatto crescere l’Opus Dei con una vita normale, «con il lavoro ordinario e con il cominciare e ricominciare ogni giorno».
Prima della benedizione del Padre, un gruppo di giovani ha cantato «Oración del remanso».
Mercoledì 26. Lezione all’Università di Montevideo e incontro con i giovani
Durante la visita all’università, ha incontrato dirigenti, docenti, studenti e membri della comunità accademica e ha tenuto una lezione sull’identità cristiana nella vita universitaria.
Prima dell’incontro, il rettore dell’Università di Montevideo, Alejandro Cid, ha dato il benvenuto al prelato e ha ricordato il sostegno spirituale e l’orientamento cristiano che l’Opus Dei ha offerto all’Università fin dai suoi inizi sottolineando l’attualità del messaggio di san Josemaría di cercare Dio nel lavoro e nelle attività quotidiane, al servizio di tutte le persone.
Il Padre è partito dal cuore dell’identità cristiana: Gesù Cristo. «Ciò che dà l’identità cristiana è la presenza di Gesù Cristo», ha affermato, e distinto due dimensioni che devono rimanere sempre unite: l’identità cristiana dell’istituzione e quella delle persone. Un’università può avere norme, principi e strutture che esprimono la sua ispirazione cristiana, ha spiegato, ma non bastano se questa identità non prende vita nelle persone.
Ha poi ripercorso diversi aspetti della vita universitaria: dall’armonia tra fede e ragione, al rispetto della libertà, fino alla dimensione evangelizzatrice dell’Università attraverso la scienza, le discipline umanistiche e tutto ciò che costituisce la vita universitaria.
Ha parlato anche del compito dei docenti, chiamati non soltanto a trasmettere conoscenze, ma anche a spendersi per gli studenti e i colleghi con cui lavorano: «Il cristianesimo è anche donazione». La loro autorità è servizio e il lavoro collegiale «una grande garanzia di efficacia, perché più occhi vedono sempre meglio di uno solo».
Ha ricordato che un’università dipende da tutti, «dal rettore fino allo studente appena arrivato», e che «lo spirito cristiano si trasmette nella scienza, nelle discipline umanistiche, ma soprattutto nel rapporto personale». Soffermandosi su questo ha parlato di giustizia e carità ricordando che san Josemaría ha scritto: «la carità, più che nel dare, sta nel comprendere». «Il desiderio di comprendere —ha aggiunto— è il primo passo per voler bene».

In seguito si è aperto il dialogo con i presenti. Sofía, della Facoltà di Comunicazione, gli ha chiesto come portare nella professione, nella famiglia e nella società ciò che si impara negli anni trascorsi all’Università. Il Padre ha sottolineato l’apertura come un atteggiamento necessario per ascoltare opinioni e punti di vista diversi e per portare anche al di fuori dell’Università la convivenza tra unità e pluralità.
Mónica, della Facoltà di Psicologia, ha condiviso la storia di uno studente che aveva iniziato a interrogarsi sulla fede dopo essersi accorto che i suoi compagni cristiani erano i più allegri e i più disponibili ad aiutare. Ha chiesto come fare perché l’identità dell’università possa essere vissuta da tutti nella libertà. Il Padre ha indicato nell’amicizia la via per trasmettere la fede: «L’amicizia autentica è esigente, perché è una forma dell’amore», ha spiegato.
Claudio, uno dei primi promotori dell’Università, ha raccontato la gioia di vederla oggi nelle mani di una nuova generazione. Attraverso la Fundación Amigos de la Universidad, lavora per ottenere borse di studio destinate a giovani che non dispongono delle risorse necessarie. «Ogni persona è importante e tutto ciò che permette di offrire opportunità agli altri è profondamente cristiano», ha ricordato il Padre.
María José, responsabile dell’area Operazioni e Logistica, ha chiesto quale sia il valore del lavoro di chi sostiene l’università attraverso compiti non accademici. Il Padre ha ricordato che questi lavori permettono a tutto il resto di funzionare e che il valore di un’attività non dipende dal posto che occupa: richiamando un insegnamento di san Josemaría, ha affermato che il lavoro più importante è quello che si svolge con più amore di Dio.
Martín, medico e chirurgo, ha condiviso il sogno di promuovere una Facoltà di Medicina centrata sulla persona e gli ha chiesto come affrontare iniziative che possono sembrare troppo grandi. «Molte volte bisogna lanciarsi nell’avventura», ha risposto il Padre. Ha incoraggiato a unire realismo e audacia, contando sull’aiuto di Dio per affrontare le difficoltà del cammino.

Una domanda ha toccato il tema del lavoro con detenuti che alcuni studenti portano avanti. Il Padre ha sottolineato l’importanza di far sentire queste persone, comprese e volute bene. «A volte ciò che fa più male è la solitudine, non la solitudine fisica, ma la solitudine dell’anima», ha spiegato.
Gli interventi conclusivi sono stati su progetti professionali e la storia dell’Opus Dei in Uruguay.
L’Università di Montevideo ha consegnato al prelato alcuni ricordi della sua visita: un taccuino con lo stemma della UM e un’edizione del Don Chisciotte curata dall’università, che custodisce una delle collezioni cervantine più importanti dell’America Latina. L’edizione commemora la prima pubblicazione completa dell’opera in Sud America, realizzata a Montevideo nel 1880.
L’incontro si è concluso con il ringraziamento della comunità universitaria per gli insegnamenti, i suggerimenti e gli orizzonti che il Padre ha aperto nel corso della mattinata. «L’Università di Montevideo è casa sua», gli hanno detto prima di salutarlo.
Martedì 25 agosto. Incontro con le famiglie
Sul palco, un grande murale ispirato all’opera dell’artista Joaquín Torres García riuniva scene che rappresentano ciascun dipartimento del Paese: un giro di mate, il lavoro in campagna e in ufficio, la casa, lo sport, l’istruzione e la salute. Una composizione che voleva rappresentare anche il messaggio di san Josemaría: trovare Dio in mezzo alle attività di ogni giorno.
Alle 16.30, l’attesa è terminata: iIl Padre è stato accolto con grande emozione. Marianne e Juan Pablo, che conducevano l’incontro, gli hanno dato il benvenuto: «Che gioia averla nel nostro Paese!».
All’inizio, il Padre ha ricordato che tra pochi mesi papa Leone XIV sarà in Uruguay e li ha incoraggiati a preparare fin da ora la sua visita pregando in modo particolare per lui, per il suo lavoro e per le sue intenzioni, con «una grande fede nella preghiera», ha detto. A volte chiediamo qualcosa a Dio e ciò che speriamo non accade. Ma questo, ha spiegato, non significa che Dio si sia dimenticato di noi o che non ci abbia ascoltato. «La preghiera non è mai inutile. Dio ci ascolta sempre».
Il Padre ha parlato anche delle difficoltà e della sofferenza, che in un modo o nell’altro arrivano nella vita, e ha invitato a guardare Gesù sulla croce e a confidare nell’amore di Dio anche quando non riusciamo a comprendere ciò che accade. «Se c’è amore, possiamo essere felici nonostante la sofferenza, perché è l’amore a dare senso alla vita», ha affermato. Questa fiducia in Dio, ha spiegato, «ci apre l’anima per preoccuparci degli altri».

I primi ad avvicinarsi sono stati Emilia, di sei anni, accompagnata dai genitori, Renato e Paula, che hanno consegnato al Padre un mazzo di fiori per la Madonna. Renato ha raccontato di aver vissuto per molti anni lontano da Dio e che è stata proprio sua figlia a riavvicinarlo alla fede: «Lei è stata il mio ponte verso Dio», ha spiegato. A partire da questa esperienza, ha chiesto al Padre come recuperare da adulti quella semplicità dei bambini nel rapporto con Dio.
Il Padre ha ricordato alcune parole di san Josemaría: «Pregare come pregano i bambini. Credere come credono i bambini. Sperare come sperano i bambini». Ha spiegato che questa infanzia spirituale deve andare di pari passo con una grande maturità e sincerità con Dio: presentarci davanti a Lui così come siamo, con la semplicità dei bambini, e vivere così la preghiera, con una completa apertura dell’anima.
Evangelina ha raccontato di Familia sin Barreras, un’iniziativa che porta avanti insieme al marito e ad altre coppie per accompagnare famiglie che vivono in contesti di vulnerabilità. Ha chiesto al Padre come parlare di Dio a chi, per le situazioni che ha vissuto, si sente abbandonato da Lui, ha perso la speranza o non trova neppure affetto all’interno della propria famiglia.
Il Padre ha consigliato di chiedere a Dio le parole adatte per ogni persona: «Signore, parla tu attraverso di me». Ha poi invitato a conoscere la situazione di chi abbiamo davanti e, soprattutto, a volergli bene: «La cosa più importante è trasmettere affetto, trasmettere vicinanza. È questione di voler bene». Perché ogni persona, ha ricordato, «vale tutto il sangue di Cristo».

C’è stato anche un momento per tornare a guardare gli inizi dell’Opus Dei in Uruguay. Nella prossima metà di ottobre si festeggeranno i 70 anni dall’arrivo dei primi membri dell’Opera nel Paese. Per l’occasione, alcuni ex residenti di Iará — la prima residenza universitaria — hanno preparato un video con ricordi, aneddoti e testimonianze di quei primi anni.
Dopo la proiezione del video, Luis ha portato la conversazione da questi 70 anni di storia verso il futuro e verso il Centenario dell’Opus Dei. Al termine, i nipoti di Luis si sono avvicinati per consegnare al Padre, a nome di tutti gli uruguaiani, un’antica bussola con meridiana, utilizzata dai navigatori per orientarsi in alto mare. Il regalo richiamava un’immagine usata da san Josemaría per parlare dell’Opus Dei come di una «piccola barca». «Vogliamo ringraziarla perché continua a guidare questa nave lungo una rotta così bella e con gli occhi rivolti al Sole», hanno spiegato consegnandogliela.

Rosina, di Paysandú, ha raccontato che nel 2007, insieme ad altre famiglie, hanno fondato una scuola con il desiderio di offrire una formazione umana e cristiana. In vista della prossima visita di papa Leone XIV, ha chiesto al Padre come vivere questo evento per rinnovare la fede e aiutare i genitori farsi carico del proprio compito nella formazione cristiana dei figli.
Il Padre li ha incoraggiati ad ascoltare il Papa accogliendo le sue parole come rivolte personalmente a ciascuno. Ha ricordato inoltre che, anche di fronte alle notizie di guerre e sofferenze in luoghi lontani, possiamo farci carico di quelle situazioni pregando per chi le vive. Riguardo all’educazione dei figli, ha ricordato che «ciò che forma fondamentalmente le persone è la famiglia». Per questo ha incoraggiato i genitori ad assumersi la responsabilità di trasmettere la fede e ad aiutare altre famiglie a fare lo stesso, soprattutto attraverso il rapporto personale e l’amicizia.
Sofía e Julián sono arrivati in Uruguay dal Venezuela nel 2019. Sofía ha raccontato al Padre che un anno prima aveva chiesto l’ammissione all’Opera e che, durante i recenti terremoti nel suo Paese, la sua città natale era stata distrutta. Hanno raccontato anche che, fin da quando si erano conosciuti, sognavano di avere molti figli, ma che dopo alcuni anni di matrimonio vissuti con grande entusiasmo avevano ricevuto una notizia che li aveva rattristati molto: i medici avevano detto loro che non avrebbero potuto avere figli. Sofía ha chiesto al Padre che cosa si possa dire a chi attende dei figli che forse non arriveranno mai e come trovare anche in questa situazione ciò che Dio vuole per loro. «Il vostro matrimonio è chiamato a essere fecondo in un modo diverso», ha detto loro, parlando di una maternità e di una paternità spirituali aperte a molte altre persone. E li ha invitati a non vivere questa realtà come un fallimento: è «una nuova e diversa chiamata di Dio».
Juan Andrés e Ileana sono arrivati con i loro figli da Rocha, una città nel nord-est del Paese, a circa 200 km dalla capitale. Lui lavora in campagna, fuori città, e ha raccontato che le distanze e gli orari spesso gli rendono difficile partecipare alla Messa e ad altre attività che lo aiutano a crescere nella vita cristiana. Ha chiesto al Padre come rimanere vicino a Dio in queste circostanze. Il Padre gli ha consigliato di fare tutto il possibile per partecipare all’Eucaristia e continuare a formarsi, ma sempre con pace; e, quando le circostanze glielo impediscono, lo ha incoraggiato a ricordare che non è solo: «Dio è con te», anche nel lavoro e in tutto ciò che fai.

Ingrid, artista e designer, ha raccontato che con il passare degli anni ha scoperto la bellezza come un riflesso di Dio e del suo amore. Circondata oggi da artisti, si accorge spesso che le conversazioni sulla bellezza finiscono per diventare una ricerca di senso e di Dio. Per questo ha chiesto al Padre come fare dell’arte e della bellezza una via per avvicinare gli altri a Dio.
«La bellezza è un riflesso della perfezione di Dio», ha spiegato il Padre. E ha precisato che non si tratta soltanto di ciò che piace immediatamente, ma anche del legame profondo che esiste tra la bellezza e il bene. «Una bellezza apparente che non va d’accordo con il bene non è vera bellezza», ha affermato. E l’ha incoraggiata a lavorare proprio in questa direzione: «Cercare di collegare bellezza e bene».

Le ultime domande hanno toccato altri aspetti della vita quotidiana: la bellezza come cammino verso Dio, l’amicizia e la sfida di trovare un equilibrio tra il lavoro, la famiglia e gli altri impegni e attività. Il Padre ha incoraggiato a vivere con gioia: «Dio vuole che siamo contenti», e a cercare una bellezza unita al bene. Ha anche ricordato che «la vera amicizia è una forma dell’amore». E, parlando di come organizzare il tempo tra tante occupazioni, ha sottolineato: «La famiglia prima di tutto».
Prima di salutare, il Padre ha ricordato ancora una volta la prossima visita di Papa Leone XIV in Uruguay e ha ripetuto l’invito con cui aveva iniziato l’incontro: «Preghiamo molto per il Papa». Ha poi ringraziato per l’accoglienza e dato la benedizione: «Che il Signore sia nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, nel vostro lavoro, in tutte le vostre intenzioni e nella vostra gioia».
Lunedì 24 agosto
La giornata di lunedì è iniziata a Casavalle, uno dei quartieri più vulnerabili di Montevideo, dove mons. Fernando Ocáriz ha visitato la Fondazione Los Pinos e Los Rosales, due iniziative nate ispirandosi al messaggio di san Josemaría che accompagnano bambini e ragazzi dalla prima infanzia fino all’adolescenza, lavorando insieme alle loro famiglie per aiutarli a sviluppare i propri talenti e offrire loro opportunità per costruire il proprio progetto di vita.
Arrivato a Los Pinos, il prelato ha visitato le strutture e salutato il personale e gli studenti che incontrava lungo il percorso. Ha poi avuto un breve incontro con il Consiglio di amministrazione delle due fondazioni.
Nel frattempo, studenti, professori e altri collaboratori lo aspettavano nella palestra polifunzionale. Quando il Padre è entrato, si sono sentite le parole: «Soy de la orilla brava del agua turbia y la correntada, que baja hermosa por su barrosa profundidad», i primi versi della canzone Oración del remanso.
Facundo è stato il primo a raccontare la sua storia. È arrivato a Los Pinos quest’anno, dopo aver cercato a lungo di entrarvi. All’inizio aveva paura di non riuscire a inserirsi, ma presto ha trovato professori e compagni pronti ad aiutarlo. Lì ha anche cominciato a conoscere la fede. Poco alla volta ha imparato a pregare e, con il tempo, ha preso una decisione: ricevere il Battesimo. Ha chiesto al Padre come poter continuare a crescere nella fede e prepararsi a quel momento. Mons. Ocáriz gli ha ricordato che la fede è un dono di Dio che va anche accolto e lo ha incoraggiato a chiederla al Signore: «Un punto fondamentale della fede è credere nell’amore di Dio per noi», ha spiegato. Credere che Dio è con noi e ci ama, anche quando non riusciamo a vederlo con chiarezza.
Luzmila ha raccontato di essere arrivata a Los Rosales quattro anni fa, dopo aver vissuto durante l’infanzia situazioni molto difficili che l’avevano lasciata triste e molto arrabbiata con la vita: «Non sapevo che cosa significasse sentirsi compresa e accompagnata», ha ricordato. Poco alla volta ha imparato a lasciarsi voler bene, a fare affidamento sugli altri e anche a pregare. Quando aveva bisogno di un po’ di calma, ha spiegato, ha cominciato ad andare in cappella e a fermarsi lì per qualche momento. «Sento che Dio mi ha aiutato a guardare la mia vita in un altro modo», ha detto prima di chiedere al Padre come perdonare qualcuno che l’aveva fatta soffrire e imparare a guardarlo come lo guarda Gesù.
Il Padre ha riconosciuto che perdonare non è sempre facile e per questo l’ha incoraggiata a guardare Gesù sulla croce, che si è donato proprio per perdonarci. Ha ricordato anche le parole del Padre nostro: «Perdonaci come noi perdoniamo. Chiediamo perdono a Dio, ma a condizione che anche noi perdoniamo gli altri», ha spiegato. Nei momenti in cui perdonare è difficile, ha invitato a chiedere aiuto a Dio e a distinguere il perdono autentico, che coinvolge la volontà, dal semplice sentimento: anche se il dolore rimane, si può decidere di perdonare e desiderare il bene dell’altro. «Perdonare gli altri è qualcosa di molto grande», ha detto, ricordando alcune parole di san Josemaría: «La cosa più divina della nostra vita è perdonare».
Gonzalo, ex alunno di Los Pinos e oggi coordinatore delle attività sportive, ha chiesto che cosa possano fare educatori e compagni per avvicinare alla fede i giovani che ancora la sentono lontana. Il Padre lo ha incoraggiato a pregare molto per tutti: questo è il primo passo.

Per salutarlo, gli studenti hanno cantato la canzone Virgen Morenita e hanno consegnato al Padre un regalo a nome dell’istituzione.
In seguito, il prelato ha visitato Los Rosales. Ha percorso le strutture salutando famiglie, insegnanti e responsabili. Si è anche fermato per qualche momento a pregare in cappella.
Più tardi, il prelato si è recato nella Cattedrale di Montevideo. Entrando ha incontrato un gruppo di studentesse universitarie che erano venute a salutarlo e si è fermato alcuni minuti a parlare con loro. Ha pregato davanti alla tomba del beato Jacinto Vera, primo vescovo di Montevideo. In seguito ha pranzato con l’arcivescovo di Montevideo, il cardinale Daniel Sturla.
Il Padre a Los Ceibos: «Non arrendetevi mai»
Nel pomeriggio, il Padre ha incontrato alcuni giovani nel centro sportivo Los Ceibos. Tra storie personali, domande e musica, la conversazione ha toccato temi molto diversi, ma vicini alla vita di chi era presente: l’amicizia con Dio, la vocazione, lo studio, il fidanzamento, il dolore, la solidarietà e il desiderio di vivere la fede con naturalezza in mezzo al mondo.
All’inizio, il Padre li ha incoraggiati a lottare per essere cristiani autentici, sapendo che questo non significa non avere difetti o limiti, ma essere disposti a ricominciare ogni volta. Li ha invitati a mettere al centro della vita cristiana l’incontro personale con Gesù, cercando di assomigliargli sempre di più. «La vita cristiana è seguire Gesù. Questa è la chiave», ha detto. E ha suggerito un itinerario semplice: «Conoscere il Signore, parlare con il Signore, amare il Signore».

Li ha incoraggiati a impegnarsi senza scoraggiarsi davanti alle difficoltà, ai difetti e agli errori. «Abbiamo sempre l’aiuto della grazia di Dio per andare avanti, per non scoraggiarci, per lottare». E ha spiegato che la nostra sicurezza deve poggiare sull’amore che Dio ha per ciascuno di noi.
Santiago, che lavora a Los Pinos da poco più di un anno, ha raccontato come questa iniziativa abbia aiutato molte famiglie del quartiere a ritrovare la speranza. Anche se oggi può sembrare che lì «sia già stato fatto tutto», ha assicurato che chi lavora a Los Pinos sa che «c’è ancora tutto da fare». Per questo ha chiesto al Padre come trasmettere a più persone il desiderio di partecipare e mettere il proprio tempo e i propri talenti al servizio degli altri. Mons. Ocáriz lo ha incoraggiato a condividere non soltanto ciò che viene fatto, ma anche la propria esperienza. Gli ha parlato dell’importanza di trasmettere, attraverso l’amicizia, ciò che si porta dentro, perché «quando c’è un’amicizia autentica, ciò che interessa a uno interessa anche all’altro».
Leandro, 24 anni, ha raccontato che il suo avvicinamento all’Opus Dei è iniziato in modo inaspettato mentre faceva la fila per entrare in discoteca. Lì ha conosciuto un ragazzo che è poi diventato un grande amico e lo ha invitato in un centro dell’Opera. Si è riavvicinato a Dio e si è preparato a ricevere la Cresima. Ha chiesto al Padre quale sia l’importanza della formazione per crescere nella fede e riuscire a trasmetterla agli altri. «La formazione è necessaria perché la libertà possa essere esercitata bene», ha spiegato mons. Ocáriz, invitandolo a formare l’intelligenza per poter riconoscere il bene e sceglierlo liberamente.

Rafa, un giovane di Paysandú, ha raccontato che l’anno scorso ha perso il padre, che si trovava in Venezuela per lavoro. Lo ha ricordato come un uomo molto devoto e particolarmente generoso con chi aveva bisogno di aiuto. «Oggi nella mia vita si mescolano la gioia per i ricordi che ho di lui e la certezza che sia in cielo, ma anche momenti di tristezza perché non è più qui», ha raccontato. Ha poi chiesto al Padre come conservare la gioia e la speranza in mezzo al dolore. «Preghiamo tutti fin da ora per tuo papà», gli ha detto il Padre, invitandolo a pensare alla felicità di suo padre accanto a Dio: «Una felicità così grande che non possiamo neppure immaginarla, la felicità del cielo». E ha aggiunto: «Il cielo è con noi, il cielo è Dio. Dio è anche nel tuo cuore e tuo padre ti è molto vicino».
Tra gli altri temi, i giovani hanno parlato del fidanzamento, delle decisioni del passato, dell’Eucaristia, della purezza, dell’impegno sociale e di come condividere con la propria famiglia un cammino vocazionale. Parlando delle difficoltà e della necessità di ricominciare, il Padre ha consigliato loro: «Non arrendetevi mai; se bisogna ricominciare ogni giorno, ricominciate ogni giorno, perché Dio non ci abbandonerà mai».

Prima di salutare, il Padre ha impartito la benedizione e li ha incoraggiati a essere allegri anche quando si presentano delle difficoltà: «Dio è sempre con noi».
Domenica 23: il prelato incontra alcune famiglie
Domenica il prelato ha trascorso parte del pomeriggio a La Cantera, una casa per ritiri spirituali e giornate di studio. Ha visitato la cappella, dove si è fermato alcuni minuti in preghiera, e ha lasciato ai piedi della Madonna quattro rose, una per ciascun Paese della regione del Río de la Plata: Uruguay, Argentina, Bolivia e Paraguay.
Durante la visita il Padre ha anche piantato un albero che continuerà a crescere e a offrire ombra alle tante persone che passeranno di lì per trascorrere alcuni giorni di formazione, raccoglimento e preghiera. Dopo aver piantato il cedro blu, si è avvicinato a Wilson, che conosce bene ogni angolo del parco, e gli ha detto affettuosamente: «Te lo affido perché tu me ne abbia cura, così che cresca bene».

Più tardi, il Padre ha incontrato alcune famiglie che erano venute a salutarlo e a conversare per qualche minuto con lui, una alla volta. Molti hanno approfittato di quei momenti per chiedergli una preghiera, raccontargli qualche storia di famiglia o condividere un ricordo. Anche Lucas, uno dei bambini, ha voluto fargli un regalo. Gli ha raccontato con semplicità che le sue sorelle gli avevano fatto dei disegni, ma che lui non era molto bravo a disegnare e per questo aveva scelto di regalargli una delle sue macchinine, «la macchinina blu». Alla fine, il Padre ha sorpreso ogni bambino con un sacchetto pieno di dolci.
Al termine, il prelato ha voluto lasciare loro la sua benedizione, incoraggiandoli a vivere con gioia e ricordando che, anche in mezzo alle difficoltà e alle contrarietà, Dio è sempre vicino.
Sabato 22: l’Uruguay accoglie con grande gioia il prelato
Era già calata la sera su Montevideo, sabato 22 agosto, quando l’aereo su cui viaggiava il prelato è atterrato in Uruguay, dopo diversi giorni di visita pastorale in Guatemala, Honduras ed El Salvador. Il volo è arrivato qualche minuto prima del previsto, quasi volesse anch’esso abbreviare un’attesa che durava ormai da molto tempo.
All’aeroporto lo hanno accolto Fernando e Guadalupe, insieme ai loro figli, e Daniel e Isabel, anche loro con la propria famiglia, in rappresentanza dei tanti uruguaiani che attendevano con gioia la sua visita.
Tra palloncini e cartelli di benvenuto c’era anche la Madonna dei Trentatré, patrona del Paese. Uno dei bambini aveva preparato qualcosa di speciale: ha preso il violino e ha suonato una canzone per il Padre, che si è fermato sorridendo ad ascoltarlo e a salutare ciascuno prima di proseguire.

È la prima visita di mons. Fernando Ocáriz in Uruguay da quando è stato eletto prelato dell’Opus Dei. Un viaggio particolarmente atteso, perché completa le visite pastorali che, negli ultimi anni, ha compiuto negli altri Paesi della regione del Río de la Plata. Il suo arrivo coincide inoltre con un anno speciale: a ottobre ricorreranno i 70 anni dall’arrivo in Uruguay dei primi membri dell’Opus Dei.
Nei prossimi giorni incontrerà famiglie, giovani, sacerdoti e persone che partecipano a diverse iniziative educative e sociali ispirate dal messaggio di san Josemaría nel Paese.
