Commento al Vangelo: La porta delle pecore

Vangelo e commento del lunedì della 4ª settimana di Pasqua. Preghiamo per la santità dei sacerdoti e affinché nella Chiesa non manchino mai buoni pastori.

Vangelo (Gn 10,1-10)

«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.


Commento

Nel brano del vangelo di oggi, Gesù utilizza una allegoria piuttosto comune nei testi dell’Antico Testamento. Il pastore che guida il suo gregge. Ora, però, la nostra attenzione è richiamata dal fatto che, prima di presentarsi come il Buon Pastore, Gesù di se stesso dice «Io sono la porta delle pecore» (v.7). Così come Dio aveva fatto per il popolo d’Israele, anche nella Chiesa si servirà di “pastori” per guidare le sue “pecore”.

E, ora è ben chiaro a tutti che è un “buon pastore” soltanto chi conduce le pecore all’unica “porta” che è Cristo. Chi, invece, vuole condurle in altro posto è un falso da cui è bene guardarsi per non fare una brutta fine, dato che « chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante» (v.1).

In modo molto diretto, Gesù dice che il cattivo pastore “salta” da un’altra parte, utilizzando un verbo che evoca l’azione di chi si arrampica per arrivare dove non può entrare legalmente. In questo modo, avverte del pericolo dell’arrivismo, del servirsi della Chiesa e delle funzioni di cui si ha incarico all’interno di essa, per tornaconto personale.

Il profeta Ezechiele, già nel suo tempo, aveva denunciato tale abitudine. «Figlio dell'uomo, profetizza contro i pastori d'Israele, profetizza e riferisci ai pastori: Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d'Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza» (Ez 34,2-4).

Benedetto XVI, in una omelia pronunciata nel 2009, per l’inaugurazione dell’anno sacerdotale, ebbe a dire: «Come dimenticare, in proposito, che nulla fa soffrire tanto la Chiesa, Corpo di Cristo, quanto i peccati dei suoi pastori, soprattutto di quelli che si tramutano in "ladri delle pecore" (Gv 10, 1ss), o perché le deviano con le loro private dottrine, o perché le stringono con lacci di peccato e di morte? Anche per noi, cari sacerdoti, vale il richiamo alla conversione e al ricorso alla Divina Misericordia, e ugualmente dobbiamo rivolgere con umiltà l'accorata e incessante domanda al Cuore di Gesù perché ci preservi dal terribile rischio di danneggiare coloro che siamo tenuti a salvare»[1].

È davvero importante che tutti preghiamo per la santità dei sacerdoti e affinché nella Chiesa non manchino mai buoni pastori.

Da parte sua, “Cristo, Buon Pastore è diventato la porta della salvezza dell’umanità, perché ha offerto la vita per le sue pecore. Gesù, pastore buono e porta delle pecore, è un capo la cui autorità si esprime nel servizio, un capo che per comandare dona la vita e non chiede ad altri di sacrificarla. Di un capo così ci si può fidare, come le pecore che ascoltano la voce del loro pastore perché sanno che con lui si va a pascoli buoni e abbondanti. Basta un segnale, un richiamo ed esse seguono, obbediscono, si incamminano guidate dalla voce di colui che sentono come presenza amica, forte e dolce insieme, che indirizza, protegge, consola e medica»[2].

Il buon pastore è quello che, secondo l’esempio di Cristo, si mette umilmente al servizio degli altri, e non tiene nulla per se stesso.

«Permettetemi un consiglio - propone san Josemaría - : se qualche volta perdeste la chiarezza della luce, ricorrete sempre al buon pastore. Chi è il buon pastore? Colui che entra dalla porta della fedeltà alla dottrina della Chiesa; colui che non si comporta come il mercenario che vedendo venire il lupo, abbandona le pecore e fugge; e il lupo le assale e disperde il gregge (cfr Gv 10, 1-21). Badate che la Parola divina non è vana; e l'insistenza di Cristo — non vedete con quale sollecitudine parla di pastori e di pecore, dell'ovile e del gregge? — è una dimostrazione pratica della necessità di una buona guida per la nostra anima»[3].


[1] Benedetto XVI, Omelia nella celebrazione dei Vespri della solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, Venerdì 19 giugno 2009.

[2] Papa Francesco, Regina coeli 7 maggio 2017.

[3] San Josemaría, È Gesù che passa, 34.