Un miracolo in premio

"Il dott Nevado, traumatologo, aveva una radiodermite cancerosa da raggi X. Dice il Postulatore della cusa: «E’ stato ricompensato per la sua dedizione al lavoro»." Articolo di Saverio Gaeta, uscito su "Famiglia Cristiana" il 23/30 dicembre 2001.

Nel 2002, quando presumibilmente verrà dichiarato santo il fondatore dell'Opus Dei Josemaría Escrivá, faranno certamente festa i suoi tantissimi devoti e tutti i fedeli della prelatura. Ma a loro si uniranno molte altre persone che conoscono meglio il miracolato che l'intercessore: le migliaia di pazienti del dottor Manuel Nevado Rey, il traumatologo la cui guarigione riconosciuta scientificamente inspiegabile ha dato il via libera alla canonizzazione del beato.

Non è molto comune che alla congregazione per le Cause dei santi venga proposto un medico come protagonista di un evento prodigioso. Ma, in questo caso, la scelta di monsignor Flavio Capucci, postulatore di Escrivá, è caduta sul dottor Nevado per un motivo strettamente collegato alla spiritualità del beato, imperniata sulla santificazione del lavoro.

«La conversione è cosa di un istante. La santificazione è lavoro di tutta la vita», scriveva Escrivá nel volumetto di riflessioni Cammino, agli inizi della sua attività apostolica, sollecitando di conseguenza i suoi primi discepoli: «Da' un motivo soprannaturale alla tua ordinaria occupazione professionale, e avrai santificato il lavoro».

Spiega monsignor Capucci, riallacciandosi a queste frasi: «Fra le decine di migliaia di testimonianze di guarigioni giunte da tutto il mondo, i nostri consulenti ne hanno prese in esame una decina, le cui patologie sono state tutte giudicate inguaribili dall'attuale scienza medica. E io ho presentato alla congregazione vaticana il caso di Nevado perché ritengo di non sbagliare nel vedere in questa "sanazione" un premio per la sua attività professionale, in tante occasioni disinteressata, e sempre attenta al bene del paziente».

L'"epoca eroica" dei raggi X

Manuel Nevado Rey, 69 anni portati benissimo e un'attività clinica ancora intensa, aveva soltanto 24 anni quando cominciò a utilizzare la radioscopia a scopo diagnostico e per la riduzione e l'immobilizzazione delle fratture ossee.

Nel 1962, quando iniziò a lavorare nell'ospedale di Nostra Signora del Pilar ad Almendralejo (nell'Estremadura), una cittadina di 28.000 abitanti nel Sudovest della Spagna, già poteva notare sulle mani le prime lesioni alla pelle, con eczemi e ulcerazioni che si facevano di gravità via via maggiore.

Ogni anno il dottor Nevado operava moltissimi pazienti, fino a tremila. E in ciascun intervento esponeva le mani direttamente all'apparecchio radioscopico per diversi minuti, senza alcuna precauzione. L'assorbimento dei raggi X proseguì in maniera intensa fino al 1984, quando il medico cominciò a limitarsi alla chirurgia minore. In quell'epoca le lesioni presenti su entrambe le mani gli procuravano forti dolori.

Nel 1992 i fastidi divennero cosi acuti da non permettergli più di indossare i guanti operatori o di flettere le dita.

«Ero ormai consapevole della patologia che mi aveva colpito: una radiodermite cronica e irreversibile, che era in via di cancerizzazione. Avevo gia visto alcuni miei docenti di chirurgia e colleghi traumatologi morire in seguito a tale tumore maligno, che dalle mani si era poi esteso ai gangli linfatici e a diversi organi del corpo. Perciò decisi di non avviare su di me terapie che giudicavo inefficaci».

Un incontro al ministero

Durante quei primi mesi di inattività, Nevado pensò di dedicarsi al vigneto di cui era proprietario. Per informarsi sui contributi della Comunità europea e sulla normativa vigente si recò a Madrid, al ministero dell'Agricoltura. Non aveva appuntamento e cosi scoprì che il funzionario responsabile del settore era assente. Ed è qui che la vicenda umana del dottore comincia a intrecciarsi con il beato Escrivá, nel novembre 1992. «Una segretaria venne a chiedermi se potevo riceverlo», racconta l'ingegnere Luis Eugenio Bernardo Carrascal, membro dell'Opus Dei dal 1965, «e io gli fornii tutte le informazioni di cui aveva bisogno. Al termine del nostro colloquio, familiarizzammo un po' e colsi l'occasione per chiedergli che cosa avesse alle mani. Nel salutarlo, gli diedi un'immaginetta del beato Josemaría, suggerendogli di invocare la sua intercessione, come faccio abitualmente con tutte le persone con le quali entro in contatto».

Nella cattedrale di Vienna

Qualche giorno dopo, il dottor Nevado si recò a Vienna con la moglie e li trovò, nella cattedrale di Santo Stefano e in varie altre chiese, libri e santini di Escrivá. «Dell'Opera e del suo fondatore avevo già sentito parlare, quando ero studente a Madrid e avevo partecipato ad alcune meditazioni spirituali tenute in una residenza universitaria da don Raimundo Panikkar. Poi, pero, avevo perso i contatti e soltanto durante il viaggio in Austria compresi quanto fosse diffusa la devozione verso monsignor Escrivá. Allora cominciai a pregare più intensamente e in brevissimo tempo mi accorsi che non avevo più problemi, tanto da poter nuovamente riprendere a lavorare sin dagli inizi del 1993, nel desiderio di ricambiare il più possibile il bene che avevo ricevuto».

Poco prima del Natale del 1992, la telefonata di auguri all'ingegner Carrascal si carica d'emozione: «Nevado mi chiamò per dirmi con grande gioia che era completamente guarito e che i sintomi della malattia erano scomparsi. Quando replicai: "Ma non dicevi che era inguaribile?", mi rispose commosso che era successo qualcosa di cui non riusciva a trovare una spiegazione».

Fra pochi mesi la canonizzazione

Dopo i consueti procedimenti previsti dalla congregazione per le Cause dei santi, la Consulta medica ha riconosciuto la guarigione «molto rapida, completa e duratura; scientificamente inspiegabile». La letteratura scientifica considera infatti la radiodermite cancerosa una malattia incurabile.

Le residue alterazioni sulla cute delle mani sono state giudicate come esiti stabilizzati, che attestano il lungo decorso della malattia e la gravità raggiunta dalle pregresse lesioni. I consultori teologi hanno confermato l'intercessione del beato Escrivá. Così, a cento anni esatti dalla nascita del fondatore dell'Opus Dei, l'elevazione all'onore degli altari è ormai a portata di mano.