Saxum: i luoghi della fede: chiesa della Moltiplicazione

Questo luogo della Terra Santa ha visto anche un miracolo di Gesù: la moltiplicazione dei cinque pani e due pesci, con cui il Signore diede da mangiare a cinquemila uomini.

Opus Dei - Saxum: i luoghi della fede: chiesa della Moltiplicazione

Tracce della nostra fede

In Terra Santa è chiamato Tabgha un luogo a circa tre chilometri a ovest di Cafarnao, che si estende dalla riva del mare di Genesaret verso l’interno. Il nome si può applicare in modo più restrittivo ad una piccola parte di questa regione, il posto dove si ricorda la moltiplicazione dei cinque pani e due pesci, con i quali il Signore diede da mangiare ad una moltitudine di cinquemila uomini.Tra i racconti di questo miracolo presenti nei Vangeli, quello di San Marco offre alcuni dettagli che permettono di localizzarlo vicino a Cafarnao, presso la riva del lago, in una zona disabitata ricca di erba:

Prese i cinque pani e i due pesci recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro


Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo:

«Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».

Alla Chiesa della Moltiplicazione si accede attraverso un atrio con un portico, al centro del quale si erge un ulivo. Firma: Derek Winterburn (Flickr).

E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini (Mc 6, 30-44. Cfr. Mt 14, 13-21; Lc 9, 10-17; Gv 6, 1-15. Inoltre San Matteo (15, 32-39) e San Marco (8, 1-10) raccontano la seconda moltiplicazione).

La pietra

La pietra, sulla quale il Signore depose il pane ora è stata trasformata in altare

I primi cristiani identificarono presto Tabgha con il luogo dove doveva essere successo questo fatto, come ricordavano lì il monte in cui Gesù aveva proclamato le Beatitudini e la riva dove era apparso dopo la Resurrezione, quando avvenne la seconda pesca miracolosa. Nel caso della moltiplicazione dei pani e dei pesci si venerava la pietra esatta dove il Signore avrebbe appoggiato il cibo. La pellegrina Egeria, che percorse la Terra Santa nel IV secolo, ci ha trasmesso una testimonianza molto valida sull’esistenza di una chiesa in quel posto: «Non lontano da lì [da Cafarnao], si vedono i gradini di pietra, sui quali stette il Signore. Nello stesso luogo, sopra il mare, c’è un terreno coperto d’erba, con fieno abbondante e molte palme, presso le quali ci sono sette fonti, ciascuna delle quali fornisce abbondantissima acqua. In questo prato il Signore saziò il popolo con cinque pani e due pesci. La pietra sopra la quale il Signore mise il pane ora è trasformata in altare. I visitatori si portano via pezzetti di questa pietra per la propria salvezza ed è utile a tutti. Presso i muri di questa chiesa passa la strada pubblica, dove l’apostolo Matteo aveva il suo banco delle imposte. Sul monte lì vicino c’è una grotta nella quale il Signore proclamò le Beatitudini» (Appendix ad Itinerarium Egeriae, II, V, 2-3 (CCL 175, 99).

A giudicare dai dati citati in altre testimonianze posteriori, il santuario che ricordava la moltiplicazione dei pani e dei pesci esisteva ancora nel VI secolo. Tuttavia dovette soffrire gli effetti delle invasioni dei persiani -nel 614- o degli arabi -nel 638-, perché il pellegrino Arculfo non trovò altro che povere rovine alla fine del VII secolo (Cfr. Adamnani, De Locis Sanctis II, XXIII, CCL 175, 218). La Chiesa non fu mai ricostruita e anche la memoria della primitiva localizzazione si indebolì, fino ad arrivare a confondersi con quella antica delle Beatitudini. Lo stato di abbandono terminò nel XIX secolo, quando il luogo fu acquisito dalla Società Tedesca di Terra Santa. Questo facilitò i primi scavi archeologici del 1911, che furono completati da altri studi negli anni 1932, 1935 e 1969.

Queste ricerche permisero di verificare l'esistenza di due chiese: una piccola, della metà del IV secolo, che dovrebbe essere quella visitata da Egeria; e un'altra più grande, a tre navate, edificata nella seconda metà del quinto secolo. Ma soprattutto, confermarono l'esattezza della tradizione ricevuta, portando alla luce i resti dell'altare, la pietra venerata dalla quale si vede che sono stati estratti numerosi frammenti, e un mosaico che rappresenta una cesta con pani e vicino due pesci.

Le tracce di quelle due chiese sono oggi visibili nel moderno santuario, terminato nel 1982, che fa parte di un monastero benedettino. La basilica riprende il perimetro e la pianta in forma di T della costruzione bizantina del V secolo: a tre navate separate da solide colonne e archi a tutto sesto, con transetto e un'abside nella navata centrale. Nel presbiterio, sotto l'altare, si nota la pietra citata da Egeria; quando si costruì la seconda chiesa, nel V secolo, essa fu tolta dalla sua posizione originaria e spostata di alcuni metri, per collocarla nel posto normalmente destinato alle reliquie. Davanti alla pietra, nel pavimento del mosaico, c'è l'immagine dei pesci e il cesto con i pani, come un sigillo per ratificare la tradizione del luogo. Potrebbe risalire al V o VI secolo. Con i suoi tratti semplici e i colori caldi delle tessere, ha una grande forza evocativa: qualunque lettore del Vangelo comprende immediatamente il fatto che viene ricordato.

Attorno all'altare si trovano le tracce più importanti: la pietra venerata come il luogo in cui il Signore appoggiò i pani e i pesci, e il mosaico che conferma questa tradizione. Firma: Leobard Hinfelaar.

Ci sono altri resti di indubitabile valore archeologico e artistico: a destra dell'altare, attraverso un vetro, si possono vedere i basamenti della chiesa del IV secolo; in alcune pareti, i sedili poggiano sulla costruzione bizantina di pietra basaltica; e in terra si conserva una gran parte del pavimento originale in mosaico, che segue un disegno geometrico nelle navate ma mostra una grande ricchezza di motivi figurativi nei lati del transetto, con rappresentazioni di varie specie di uccelli e piante tipiche del mare di Genesaret. Sulla base di un'iscrizione trovata vicino all'altare, questa ornamentazione con influenze della valle del Nilo viene attribuita a Martyrios, che, dopo essere stato monaco in Egitto, fu patriarca di Gerusalemme tra il 478 e il 486.

Nel mosaico che rappresenta i pesci e il cesto con i pani, davanti all'altare, sono rappresentati solo quattro pani; anche se non si conoscono le intenzioni dell'artista che ha disegnato quel pavimento, quando i benedettini che curano il santuario lo mostrano ai pellegrini sono soliti dare un senso teologico alla mancanza del quinto pane: si deve cercare sopra l'altare, durante la Santa Messa, è l'Eucaristia. In effetti, la fede cristiana ha sempre visto prefigurato nella moltiplicazione dei pani e dei pesci il dono di questo Sacramento (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1335).


Il pane di vita

Il mosaico con il cesto di pani affiancato dai due pesci è datato fra la fine del V secolo e gli inizi del VI. Firma: Berthold Werner (Wikimedia Commons).Questo legame si manifesta con particolare forza nel quarto Vangelo, dove San Giovanni completa il racconto del miracolo con altri fatti che succedettero in seguito. Il racconto occupa il capitolo sesto: dopo che la moltitudine è stata saziata coi cinque pani e i due pesci, i discepoli salgono sulle barche e si dirigono a Cafarnao; durante la traversata, ostacolata dal forte vento, il Signore li raggiunge camminando sul lago; il giorno seguente, le folle vanno in cerca di Gesù e lo trovano nella sinagoga di Cafarnao, dove li accoglie con queste parole:

«In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo» (Gv 6, 26-27).

In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati

Così inizia il discorso del pane di vita, nel quale il Signore rivela il mistero dell'Eucaristia. La ricchezza di questo Sacramento è così grande che è considerato "il compendio e la somma della nostra fede" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1327): «Sacramento della carità, la Santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio per ogni uomo (Benedetto XVI, Esort. Apost. Post-sinodale Sacramentum caritatis, 22-II-2007, n. 1).

Nel Santo Sacrificio dell'altare, oblazione di valore infinito, che rende eterna in noi la Redenzione (È Gesù che passa, n. 86), il Signore esce incontro all'uomo, si fa presente veramente, realmente e sostanzialmente, con il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1373-1374 ).Il Dio della nostra fede non è un essere lontano, che contempla impassibile la sorte degli uomini: le loro fatiche, le loro lotte, le loro angosce. È un padre che ama i suoi figli fino al punto di inviare il Verbo, Seconda Persona della Santissima Trinità, affinché si incarni, muoia per noi e ci redima. È lo stesso Padre affettuoso che adesso ci attrae dolcemente a sé con l'azione dello Spirito Santo che abita nei nostri cuori (…). Il Creatore si è prodigato per amore delle sue creature. Nostro Signore Gesù Cristo, come se non bastassero tutte le altre prove della sua misericordia, istituisce l'Eucaristia perché possiamo averlo sempre vicino, dal momento che Egli — per quanto ci è dato di capire — pur non abbisognando di nulla, mosso dal suo amore, non vuole fare a meno di noi. (È Gesù che passa, n. 84).

Gesù è rimasto nell'Eucaristia per amore..., per te. — È rimasto, pur sapendo come l'avrebbero ricevuto gli uomini..., e come lo ricevi tu. — È rimasto, affinché te ne cibi, affinché tu gli faccia visita e gli racconti le tue cose e, frequentandolo nell'orazione accanto al Tabernacolo e nella ricezione del Sacramento, ti innamori ogni giorno di più, e faccia in modo che altre anime — molte! — seguano lo stesso cammino. (Forgia, n. 887).

Link di interesse

Pagina della Custodia di Terra Santa su Tabgha


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