Superare insieme l’ostacolo della lingua

L’associazione EdRes promuove un’attività di sostegno allo studio per bambini provenienti da famiglie straniere con difficoltà linguistiche.

Opus Dei - Superare insieme l’ostacolo della lingua

In molte classi delle scuole primarie di Verona è possibile trovare due o tre bambini che non parlano l’italiano, o che lo parlano a un livello basilare. Spesso questi bambini si inseriscono in una nuova classe quando l’anno accademico è già iniziato, trovando ancora maggiori difficoltà. Gli insegnanti cercano di migliorare la loro situazione facendo tutto il possibile, per esempio adattando il criterio di valutazione. Qui interviene EdRes con i suoi volontari:

“Si tratta di due ore di doposcuola il venerdì pomeriggio - racconta Marina, una delle referenti dell’associazione - per noi è anche un modo concreto per rispondere all’appello del Papa in favore degli ultimi”.

è anche un modo concreto per rispondere all’appello del Papa in favore degli ultimi

L’associazione EdRes è nata a Verona per favorire, integrare e sostenere le famiglie nel loro compito educativo. Dall’aprile del 2018, le persone dell’associazione sono impegnate in un nuovo progetto di volontariato in favore dei figli dei migranti che non parlano italiano.

“Gli insegnanti da soli non possono seguire personalmente i bambini che vivono questa emarginazione linguistica - continua Marina - Qui a Verona l’associazione diocesana Cestim si occupa di aiutare i figli di stranieri a imparare la lingua e a fare i compiti, ma ci sono alcune scuole che non riusciva a coprire, per questo motivo siamo intervenuti noi”.

L’iniziativa Studia con me oggi coinvolge bambini provenienti dalla Moldavia, dalla Cina, dal Paraguay e dallo Sri Lanka. Due maestri e una maestra delle scuole gestite dall’Associazione EdRes si alternano ogni settimana, insieme a due soci dell’associazione.

L’iniziativa coinvolge bambini provenienti dalla Moldavia, dalla Cina, dal Paraguay e dallo Sri Lanka

“Il problema linguistico per questi bambini è molto grande - spiega Marina - perché di solito si tratta di persone dall'intelligenza vivace che a causa della barriera linguistica e della timidezza non riescono a progredire negli studi. La prima cosa che cerchiamo di insegnare loro è non avere paura di chiedere spiegazioni”.

Questa iniziativa garantisce ai bambini stranieri una formazione personalizzata: mentre durante l’orario scolastico una persona deve dedicarsi a venti o venticinque studenti, qui le proporzioni sono molto diverse: “Per questo motivo le scuole pubbliche con le quali collaboriamo sono molto contente - conclude Marina - i primi feedback sono positivi, e le insegnanti dei bambini iscritti a Studia con me hanno già notato dei miglioramenti concreti nei loro studenti stranieri”.