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«Le cose che più mi hanno attirato dell’Opus Dei sono state la gioia e la libertà». Con questa affermazione di Francesco Gangemi, consigliere dell’Associazione familiare Laurento, ha preso avvio il dialogo su alcuni degli aspetti più importanti della storia dell’Opus Dei in Italia e nel mondo, organizzato nell’Aula Magna della Residenza Universitaria Internazionale di viale Africa a Roma.
Dopo i saluti iniziali del prof. Daniel Arasa, decano della Facoltà di Comunicazione istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, ha introdotto l’incontro la testimonianza dell’avv. Angelica Barreca, che ha raccontato come la sua esperienza personale nell’Opera sia stata incentrata sulla partecipazione alla filiazione divina seguendo l’insegnamento del fondatore san Josemaría.

La serata si è svolta quindi con una serie di domande, provenienti dal palco e dai partecipanti, ad uno degli autori del libro “Opus Dei. Una storia” presenti, don José Luis González Gullón, docente di Storia nella Pontificia Università della Santa Croce e membro dell’Istituto Storico san Josemaría Escrivá (l’altro autore è lo storico statunitense John F. Coverdale).
Il volume, basato su documenti inediti e molte testimonianze personali, racconta la nascita e il percorso dell’Opera dal 1928 ai giorni nostri, evidenziando il contributo di migliaia di fedeli che hanno incarnato il messaggio di san Josemaría nella loro vita quotidiana.
Roma, del resto, è la prima città italiana nella quale l'Opus Dei si è stabilita. Il 23 giugno del 1946, infatti, san Josemaría vi giunse potendo da qui instradare il cammino giuridico dell'Opera e la sua espansione in tutto il mondo. Da allora la Città Eterna è uno dei luoghi in cui la presenza di fedeli dell’Opus Dei è più vasta. Allo stesso tempo, da Roma e dalla Curia romana si sono originati alcuni dei fraintendimenti e delle incomprensioni che hanno dato vita, in alcuni casi, a quella che il fondatore ha definito la persecuzione dei buoni.

Fraintendimenti sull’Opus Dei e la politica
«Uno degli aspetti della storia dell’Opus Dei che sono stati (e sono) più fraintesi dal pubblico, però - ha affermato in proposito il prof. Gullón -, riguarda il rapporto avuto in Spagna dall’Opera con il regime franchista. Nonostante il Generale Franco abbia nominato fin dal 1957 alcuni membri dell’Opus Dei come ministri del suo Governo, il fondatore Josemaría Escrivá ha sempre spiegato che l’Opera in quanto tale non è mai stata né poteva essere una “famiglia politica” del franchismo. Anzitutto perché vi furono anche membri dell’Opera all’opposizione del regime e per questo hanno ricevuto ostracismo e persecuzioni dal franchismo, in secondo luogo perché l’Opus Dei non si occupa di politica! Nel libro abbiamo documentato come all’origine di questi fraintendimenti vi siano stati rapporti di conoscenza di alcuni membri dell’Opera con esponenti del franchismo, ma questi sono stati intessuti in autonomia e sulla base di valutazioni personali, non hanno investito né potevano investire l’Opus Dei in quanto tale».
Alcune testimonianze di vita vissuta all’interno dell’Opus Dei hanno arricchito l’incontro, con racconti e esempi concreti di come l’insegnamento di san Josemaría continui a ispirare molte persone in un contesto sociale, familiare e lavorativo in costante cambiamento. Un contesto vissuto però sempre all’insegna del principio fondante dell’Opus Dei: la santificazione del lavoro e dei doveri ordinari del cristiano.

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