Risposta dell'Ufficio Comunicazione dell'Opus Dei per l'Italia alle accuse del libro "Opus" di Gareth Gore

Condividiamo una parte dell'intervista al direttore dell'Ufficio Comunicazione dell'Opus Dei per l'Italia, pubblicata il 25 marzo 2026 su famigliacristiana.it, l'edizione digitale di Famiglia Cristiana. Nell'articolo è disponibile il link per leggere l'intervista integrale, a cura di Antonio Sanfrancesco.

Ha destato molta curiosità e anche dibattito l’udienza concessa dal Papa il 16 marzo scorso al giornalista finanziario britannico Garet Gore, autore del libro-inchiesta sull’organizzazione fondata da San Josemaría Escrivá e pubblicato nel 2024 che s’intitola Opus: il culto del denaro oscuro, la tratta di esseri umani e le cospirazioni di destra all'interno della Chiesa cattolica (Simon & Schuster). La Sala Stampa vaticana ha precisato che l’udienza si inserisce «nell’attenzione del Pontefice per le vittime di tutti gli abusi, minori e persone vulnerabili». Sul libro, invece, ben prima di questa udienza, l’Opus Dei aveva prodotto un corposo dossier in inglese e spagnolo in cui replica, punto per punto, a quanto sostenuto da Gore. Abbiamo intervistato Raffaele Buscemi, direttore dell’Ufficio comunicazione dell’Opus Dei in Italia.

Buscemi, quali sono i punti salienti che avete contestato?

«Prima di soffermarmi sul libro in questione, ritengo opportuno fare una riflessione di carattere generale».

Prego.

«Esistono ambiti culturali dai quali non si comprende la realtà della fede. In questo caso – ma non è stato l’unico caso recente – un giornalista finanziario legge una realtà della Chiesa in chiave economica e politica. Se non si considera questa dimensione della fede, non si può comprendere la Chiesa, né l’Opus Dei, né la vita di migliaia di persone che agiscono ispirate da una fede autentica e impegnata nella loro quotidianità».

Eravate al corrente che Gore stava scrivendo questo libro?

«L'origine del volume è esemplificativa di un certo modo di fare. A metà del 2022, l’autore ha richiesto copie della corrispondenza tra il fondatore dell’Opus Dei, san Josemaría Escrivá, e il banchiere spagnolo Luis Valls Taberner (1926-2006), membro dell’Opus Dei. Gore affermava di voler scrivere una biografia di Valls Taberner. Nei successivi 18 mesi, gli è stato inoltre concesso l’accesso a numerose interviste con membri dell’Opus Dei in diversi Paesi. Tuttavia, all’inizio del 2024, quando è emerso il materiale promozionale di “Opus”, è diventato evidente che il libro non era una biografia di Valls Taberner, come inizialmente dichiarato, ma un attacco all’Opus Dei. Durante il periodo di collaborazione con l’Opus Dei, Gore non ha mai messo sul tavolo le gravi e false accuse che costituiscono il nucleo del suo libro. Nonostante la sua precedente promessa scritta di offrire all’Opus Dei la possibilità di rispondere a eventuali affermazioni controverse, né l’autore né l’editore hanno consentito all’Opus Dei di verificare i fatti del manoscritto prima della pubblicazione. Da qui nasce l'idea del dossier. Le contestazioni sono numerose e sono tutte riportate in questo articolo».

[...]

Del resoconto che lo stesso Gore ha offerto sui suoi social dopo l’udienza con il Pontefice qual è il pensiero che vi ha ferito di più?

«Non posso dare una risposta per tutti i 90mila membri dell’Opus Dei nel mondo. Personalmente ho trovato quanto meno bizzarra l'idea che si possa “ripensare” o “ritirare” la santità dopo una canonizzazione. Quando il Papa proclama la santità di qualcuno lo fa usando la sua infallibilità perché i santi appartengono a tutta la Chiesa e li si offre come modello universale. Nell'Opus Dei, il nostro fondatore san Josemaría Escrivá (canonizzato nel 2002 da San Giovanni Paolo II, ndr) ci ha insegnato a soffocare il male con l'abbondanza del bene. Invito chiunque a venire a vedere di persona, anche perché tramite il nostro sito e i nostri social è facile entrare in contatto con noi. Troveranno persone che si sforzano di essere seminatori di pace e gioia nel lavoro, nella famiglia, nella società».



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