Insegnare ai nostri amici a pregare. Don Matteo Fabbri sull'Anno della fede

L'Anno della fede, un evento che coinvolge tutta la Chiesa cattolica, è iniziato. In questa intervista il Vicario Regionale dell'Opus Dei per l'Italia parla di come questo anno sarà vissuto dai fedeli, dai cooperatori e dalle persone che frequentano le attività di formazione cristiana dell'Opus Dei.

Perché un Anno della fede?

L’Anno della fede, prima che un semplice evento, è un meraviglioso invito rivolto ad ogni cristiano ad aprire ancora di più il proprio cuore alla luce dello Spirito Santo. Questa luce, che chiediamo di ricevere con abbondanza, trasformerà e illuminerà tutta la nostra esistenza; sul nostro volto rifulgerà la gloria del Signore Risorto, come dice san Paolo (cfr. 2 Cor 3, 18). Il fondatore dell’Opus Dei ha scritto: “Se noi cristiani vivessimo davvero secondo la nostra fede, si verificherebbe la più grande rivoluzione di tutti i tempi”. La “fantasia” dello Spirito Santo ha ispirato il Pontefice a ... innescare di nuovo questa “rivoluzione”.

Che cosa faranno i fedeli dell’Opus Dei per l’Anno della fede?

I fedeli dell'Opus Dei e le persone che frequentano le attività formative della Prelatura, come tutti i cristiani, di fronte a quest'Anno della fede, sono chiamati ad una nuova e profonda conversione personale. Il Santo Padre ci ha raccomandato uno strumento concreto: il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ognuno cercherà di conoscere a fondo i contenuti di questo “manuale della fede” per alimentare la propria vita spirituale e accrescere le proprie conoscenze dottrinali, per leggerne o spiegarne dei passi insieme a figli o familiari, per parlarne e farne conoscere la ricchezza a parenti e ad amici, comunicando così ad altri la gioia della propria fede. D’altronde, come scrisse Giovanni Paolo II, la fede si rafforza donandola (cfr. Lett. Enc. Redemptoris missio).

Cosa s’intende per “apostolato”? Si tratta di convincere la gente?

Gli apostoli erano gli amici di Gesù. I cristiani sono coloro che ancora oggi frequentano una Persona che ha cambiato la loro vita.  D’altronde il richiamo anche imperioso del Maestro (“Seguimi!”) interpella sempre la libertà di ciascuno, come ogni manifestazione di amore. E come nell’amore, si tratta di uscire da se stessi, dal proprio mondo, dalle proprie sicurezze, per lasciarsi condurre dalla Persona amata, che in questo caso è Gesù stesso. L’apostolo non è che intermediario. Un fedele dell’Opus Dei una volta mi mostrò, con gli occhi lucidi, la lettera appena ricevuta da un suo collega di università che, grazie alla sua amicizia, aveva deciso di entrare in seminario; “L’apostolato – scriveva – è presentare l’Amico all’amico; grazie di avermelo presentato!”

Apostolato, ma con chi?

Basta guardarsi intorno. Nella vita di ciascuno di noi ci sono decine e decine di persone: i familiari, i vicini, i colleghi di lavoro, i compagni di viaggio - penso a quanti sono pendolari -, se è vero che ogni uomo è il risultato delle relazioni che ha, la fede di un cristiano si misura nelle persone che entrano nel suo cuore. Tutte queste persone aspettano di conoscere Dio, anche se a volte non lo sanno. Non togliamo loro la possibilità di scoprirlo e di incontrarlo attraverso di noi!

Da dove cominciare?

Anzitutto dalla preghiera: i desideri apostolici maturano nel dialogo con Dio. E poi, l’esempio. Come abbiamo già detto, è la luce di Cristo che attira, attraverso la coerenza che cerchiamo nella nostra vita. Poi, se proprio dobbiamo segnalare una priorità, sono i giovani. I giovani hanno un cuore grande, oggi come 50 o 100 anni fa. E un cuore grande è capace e desideroso di cose grandi, di un amore vero e per sempre. Dovremmo riuscire ad imparare di più dai giovani: dal loro slancio, dalla loro fantasia, dalla loro generosità. È falso che i giovani d’oggi non sono in grado di capire il messaggio di Cristo. Quello che dobbiamo fare è presentarlo loro in modo attraente e vivo... non polveroso! Anche oggi molti giovani sanno rispondere con slancio (pur se la trepidazione non manca) alla voce del Maestro che risuona nel cuore, quando chiede una donazione totale.

Cosa fare?

Voler davvero bene alle persone che incontriamo. La fede trabocca nell’amore per il prossimo, come già diceva l’Apostolo (cfr. Gal 5, 6). E poi accompagnare i nostri amici lungo la strada dell’orazione, della preghiera, dell’intimità con Dio. Ogni occasione è buona per dare testimonianza di una fede sincera, di una carità attiva... e simpatica. Con una faccia lunga, modi bruschi e faccia da funerale non possiamo illuderci di attirare qualcuno. San Josemaría parlava del sorriso, il sorriso spontaneo dei figli di Dio, come di uno splendido strumento di apostolato. E questo spetta a tutti, non solo a noi sacerdoti. Se c’è un’altra priorità in quest’Anno della fede, è che ogni battezzato riscopra la propria vocazione ad essere apostolo di Cristo, con iniziativa personale, che scaturisce dalla propria vita spirituale ed eucaristica, senza che ci sia bisogno di qualche mandato da parte dell’autorità ecclesiastica.

E quando sembra che non arrivino frutti?

Di fronte alle difficoltà nel proporre la fede, che ci saranno sempre, non possiamo cadere in una falsa obiettività o prudenza umana, che spesso rimpiccioliscono il nostro cuore e fanno dimenticare che abbiamo un Padre nel Cielo che veglia su ciascuno di noi. San Josemaría amava molto una frase della Scrittura: “non est abbreviata manus Domini”, la mano di Dio non si è accorciata, oggi Dio non è meno potente. Il Signore vuol contare su ciascuno di noi per compiere molte cose grandi.