Paolo VI, san Josemaría Escrivá e il beato Álvaro del Portillo: un'antica amicizia

San Josemaría e Giovanni Battista Montini erano amici da prima che il Sostituto della Segreteria di Stato diventasse Paolo VI. In questo articolo restituiamo alcuni momenti della loro amicizia.

Opus Dei - Paolo VI, san Josemaría Escrivá e il beato Álvaro del Portillo: un'antica amicizia

I rapporti fra san Josemaría e Giovanni Battista Montini, prima come Sostituto della Segreteria di Stato e poi come Papa Paolo VI, forse sono più conosciuti dal pubblico per quanto riguarda l'itinerario giuridico dell'Opus Dei: molte delle lettere fra il Papa e il santo fondatore si trovano ormai pubblicate nell'abbondante bibliografia esistente. Eppure, anche nei contatti e nelle comunicazioni epistolari più formali fra i due, traspare sempre qualcosa di intimo e profondo. Non era solo stima, ma condivisione spirituale di due uomini che la Chiesa avrebbe poi messo a esempio di tutti i cristiani.

I santi hanno sempre posseduto una particolare percezione della vita interiore altrui. Fra gli uomini di preghiera vi fu un singolare intuito nel fiutare la santità. Basti pensare alle riflessioni del beato Schuster su san Josemaría, e viceversa. Lo stesso vale per il beato Giovanni Battista Montini. È significativo che nell'ultima udienza concessa a san Josemaría, il 25 giugno 1973, centrata ancora una volta sull'inquadramento giuridico dell'Opus Dei e anche sulla situazione della Chiesa, Paolo Vl continuasse a ripetergli: Lei è un santo!...

Il racconto è di Álvaro del Portillo, che chiese il permesso al Papa per raccontare questo particolare ai fedeli dell'Opus Dei, dopo la morte del fondatore. In quell'occasione – raccontava il beato Álvaro – il fondatore rimase profondamente imbarazzato.

I santi hanno sempre posseduto una particolare percezione della vita interiore altrui

Anche san Josemaría percepiva questa santità nella figura del Papa bresciano. Nel 1967, per esempio, parlando a Madrid su Paolo VI ad alcuni fedeli dell'Opus Dei, metteva in risalto la sua “inquietudine per la pace, questo amore, questa sollecitudine verso i più umili, questo desiderio che a nessuno manchi nulla".

Più avanti, Álvaro del Portillo raccontò – sempre con il permesso del Papa Paolo VI– di un'altra udienza concessagli dal papa nel 1976. In quella circostanza, Paolo Vl affermò che il fondatore dell'Opus Dei era stato “uno degli uomini che nella storia della Chiesa avevano ricevuto più carismi e che avevano corrisposto con maggior generosità a questi doni di Dio".

Come si formò tale convinzione del futuro Papa? L'inizio della loro conoscenza faccia a faccia parte dalla breve lettera del nuovo beato che accompagna questo articolo.

Giovanni Battista Montini sentì parlare dell'Opus Dei e del fondatore nel 1943. Allora era Sostituto della Segreteria di Stato vaticana. In quegli anni di guerra si trovavano a Roma due persone dell'Opus Dei, José Orlandis e Salvador Canals. Furono loro a parlargli del messaggio di mons. Escrivà, lasciandogli una copia di “Cammino", il suo libro più diffuso. Montini ne colse subito la profondità. Tant'è vero che sin da allora consigliò la venuta del fondatore a Roma.

Mottini rimase colpito dalle notizie sull'Opus Dei e dalla meditazione di “Cammino". Si intravvede qualcosa nelle poche righe di questo biglietto, indirizzato al beato Álvaro del Portillo il 20 giugno del '46. I due si erano incontrati alcuni giorni prima.

Don Álvaro aveva invitato Montini a pranzo e chiesto un'udienza per san Josemaría con il Papa, dato che pochi giorni dopo sarebbe venuto a Roma. Montini spiega che non può lasciare l'ufficio all'ora di pranzo, e aggiunge: "Sono lieto della notizia che mi dà (l'arrivo del fondatore). Sarà per me un grande piacere conoscere una persona di tanto valore. Vedremo di fissare un momento tranquillo –di sera, se crede- per una conversazione che spero sarà utile anche al mio spirito ".

Il primo incontro di Giovanni Battista Montini con il fondatore dell'Opus Dei, pochi giorni dopo di questo biglietto, avviene l'8 luglio. Il futuro san Paolo VI spiegò a san Joseamría e al beato Álvaro che era contentissimo dei racconti sull'espansione apostolica dell'Opus Dei fra gli universitari. Il lavoro con gli studenti era una sua passione pastorale che risaliva ai tempi del suo incarico come assistente della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).



Inoltre, queste notizie risollevavano lui e papa Pio XII in un momento in cui ne arrivavano di tristi, come le persecuzioni contro i cattolici in diversi paesi del mondo. La fiducia e l'intimità si andavano manifestando più chiaramente man mano che la conversazione procedeva. Montini arrivò a confidargli che voleva parlargli "come un nuovo fratello" . San Josemaría se ne intendeva di anime: capì che il Sostituto era un uomo di profonda vita spirituale. Per questo, al termine dell'udienza gli chiese la benedizione. Montini si sorprese, al punto da dimenticare il linguaggio curiale, dandogli del tu, replicando: "Ma devi essere tu a darmela!".

Il rapporto fiducioso proseguì. Ne scopriamo la traccia nelle lettere e nelle relazioni di san Josemaría e del beato Álvaro, in mezzo a comunicazioni sull'itinerario giuridico. In quella che racconta l'incontro dell'11 novembre 1946, san Josemaría scrive: "Ho fatto visita a Montini. Quando vado in Vaticano e vedo quanto ci vogliono bene, benedico mille volte il Signore per ciò che abbiamo sofferto. Sicuramente è stata quella Croce a portarci questa resurrezione".

Nella stessa occasione, Montini gli assicurava di pregare ogni giorno il Signore per l'Opus Dei. Di questi incontri san Josemaría conserverà un ricordo che ripeterà sino alla fine della sua vita: “ Le prime parole di affetto e di incoraggiamento che ascoltai a Roma –scrisse- furono quelle di Mons. Giovanni Battista Montini".

L'allontanamento del Sostituto da Roma, nominato arcivescovo di Milano nel 1954, e la sua successiva nomina a vicario di Cristo nel 1963, diradano la frequenza degli incontri tra Paolo VI, san Josemaría e il beato Álvaro, ma non lenirono l'amicizia spirituale.

E sempre il beato Álvaro, testimone qualificato, dichiarava in un'intervista nel 1982: "Ho potuto costatare in modo particolarissimo l'affetto di Paolo VI per il Padre in una udienza". E più avanti: "Mi confermò che già da molti anni leggeva ogni giorno 'Cammino', con grande beneficio della sua anima, e mi domandò a che età il nostro fondatore lo aveva pubblicato. Risposi che lo aveva dato alle stampe a trentasette anni, ma precisai che il nucleo del libro era già comparso nel 1934 con il titolo di ' Consideraciones espirituales' ed era stato scritto un paio d'anni prima, all'età cioè di circa trent'anni. Il Santo Padre rimase pensoso per un attimo, poi osservò: 'Allora lo ha scritto nella maturità della giovinezza" .


Cosimo Di Fazio, storico e membro dell'Istituto Storico San Josemaría Escrivá