Il figlio che non ho osato sognare

Patricia Schroeder è uruguaiana, professoressa universitaria e madre di sette figli, uno dei quali è affetto dalla sindrome di Down. Quando il bambino ha compiuto 10 anni, Patricia ha domandato agli altri suoi figli: “Che cosa hai imparato da Fran?”.

Testimonianze
Opus Dei - Il figlio che non ho osato sognareFran e Nico, figli di Patricia.

Francisco è il figlio che non ho sognato e lo dico con una certa vergogna. Ho sette bambini. Fran è arrivato insieme con il fratello gemello. Mai mi era passato per la mente di avere un figlio con la sindrome di Down. Sognavo la nascita di due figli maschi, forti, sportivi, studiosi, di bell’aspetto: con tutte o qualcuna di queste qualità. Ritenevo assodato che avrebbero svolto una professione dopo aver frequentato l’università e che sarebbero stati responsabili e indipendenti.

Pochi giorni dopo la nascita ho avuto qualche sospetto su Fran: lo sguardo dei suoi occhi a mandorla nascondeva un segreto.

Pochi giorni dopo la nascita ho avuto qualche sospetto su Fran: lo sguardo dei suoi occhi a mandorla nascondeva un segreto. Quel giorno abbiamo chiesto una ricerca genetica. Poco tempo dopo la diagnosi è stata confermata. In quei giorni eravamo molto perplessi, molto angosciati e impauriti: che cosa fare? Come educarlo? Come inserirlo in questo mondo che appare tanto problematico per chi è diverso?

La conferma della diagnosi ha trasformato questi sentimenti in una grande certezza: Fran avrà bisogno di ognuno di noi. Papà, mamma, fratelli... Quasi senza rendercene conto, abbiamo messo in moto una dinamica familiare che, senza cose strane e senza esagerazioni, ruotava intorno alle sue necessità.

Ci ha insegnato che una famiglia, questa piccola comunità, deve stabilire delle priorità e si deve predisporre in funzione di chi ha maggiori necessità. Per un certo tempo sono stati entrambi i gemelli: Nico e Fran. Erano due all’ora del pranzo, di lavarsi, di dormire; insomma, c’era da fare un lavoro extra al quale tutti hanno collaborato. Assai spesso ci siamo divisi i compiti, e se Fran aveva più bisogno di me, il resto della famiglia si dedicava soprattutto a Nico.

Ora Fran e Nico compiono 10 anni. Dopo tanti sforzi condivisi, guardiamo con orgoglio quello che l’uno e l’altro hanno ottenuto. Non c’è nessun dubbio che Dio non ci ha mai abbandonato – né ci abbandonerà – e che la famiglia è sempre sotto la protezione della Madonna. Ricordando una frase di san Josemaría, ogni giorno Dio è come un “Padre amorevole – ama ognuno di noi più di quanto tutte le madri del mondo possano amare i loro figli – che ci aiuta, ci ispira, ci benedice... e ci perdona”.

Dopo quasi 10 anni di lavoro del gruppo familiare, ho pensato che era il momento giusto per sapere che cosa ci ha dato Fran. Allora ho domandato ai suoi fratelli: “Che cosa c’è di meglio in Fran?”. Le risposte descrivono un personaggio felice e di grande cuore.

― Se ti senti male, cerca sempre di farti coraggio.

― La sua allegria quotidiana, la sua bontà, la sua trasparenza e la sua sincerità (non nasconde nulla), il suo calore, sempre disponibile e attento a tutti, sempre di un buonumore che poi trasmette, il suo grande cuore. Dà amore allegramente.

― Fran è sempre attento a come ti senti, se sei giù di corda ti infonde coraggio con un abbraccio senza bisogno che glielo chieda.

― Di Fran sottolineo il suo buonumore (per la maggior parte del tempo), il suo modo di divertire gli altri e il suo grande cuore.

― Placido: è come è, trasparente, diretto e autentico.

― Il meglio di mio fratello: è sempre disposto a fare ciò di cui hai bisogno; è il primo che ti saluta con un abbraccio e un bacio quando rientri a casa, è quello che quando sei triste ti domanda che cosa ti succede e ti abbraccia, è il tuo “orsacchiotto di peluche” nel letto quando senti freddo. È quello che senza un perché ti chiede perdono, sempre.

― (di Nico, il gemello): Egli è il sole e io la luna, così sono i gemelli. I suoi occhi brillano come il sole e a me piace guardare la luna e le stelle.

Patricia Schroeder è uruguaiana, professoressa universitariae madre di sette figli.

Trasparente, affettuoso, solidale, divertente. Posso confermare che tanto impegno ha un’altissima ricompensa per ognuno di noi. La risposta all’altra domanda – “qual è la parte peggiore di Fran” – mette in evidenza alcune caratteristiche predominanti: è insistente, non si ferma finché non ottiene quello che vuole, è difficile “venire a patti” con lui, fa il bastian contrario anche nelle più piccole cose, la sua insistenza nel voler tutto e subito e il suo costante desiderio di farsi notare.

Fa molti passi avanti e ogni volta che notiamo un progresso siamo in molti a festeggiarlo.

Fa molti passi avanti e ogni volta che notiamo un progresso siamo in molti a festeggiarlo. Prima di tutti, le cinque sorelle più grandi che si sono rimboccate le maniche un’infinità di volte per aiutare in casa. Inoltre i nonni, gli zii, i cugini, gli amici e i padrini che cercano sempre il meglio per Fran. E anche molte istituzioni educative e sportive che ci hanno aperto le porte.

Io spero che questo messaggio arrivi ai genitori che probabilmente ora stanno sentendo la stessa paura che abbiamo sentito noi in quei giorni di perplessità. Spero che questo breve racconto li aiuti a scorgere un futuro migliore e abbiano la certezza che il loro figlio sarà molto felice.

Spero anche che questo messaggio aiuti a far sì che aumentino le possibilità di inserimento nello sport, nella scuola, negli svaghi e nel lavoro. Non si ottiene facilmente, occorre adeguare alcune cose, come del resto abbiamo fatto noi in casa nostra. La ricompensa è straordinaria, molto superiore a quello che osiamo sognare.