I santi sono il frutto pregiato dell'albero della Chiesa

Articolo di Mons. Flavio Capucci, Postulatore della Causa di Canonizzazione di Josemaría Escrivá, in occasione del Concistoro tenutosi a Roma il 26 febbraio 2002.

I santi sono il frutto pregiato dell'albero della Chiesa. La loro esistenza è intrisa della carità che informa il Corpo Mistico di Cristo; hanno speso la loro vita in comunione con tutti i fratelli nella fede ed hanno promosso sempre l'unità. Scorrendo la biografia di un santo è facile, quindi, ritrovarvi il leit motiv della comunione.

Josemaría Escrivá nasce agli inizi del secolo scorso, in seno ad una famiglia cristiana, a Barbastro (Spagna). Nell'esempio dei suoi genitori vede rispecchiarsi ed assimila la naturalezza e l'attrattiva delle virtù: la vita semplice di una normale casa cristiana, fatta di onesto lavoro, di servizio, di gioia, di preghiera, di dolore e di affetto. Dopo aver frequentato un asilo infantile delle Figlie della Carità, impara a leggere e a scrivere in una scuola degli Scolopi, che lo rendono più solido anche nella conoscenza dell'abc della dottrina cattolica. Molto presto ha inizio la sua vita sacramentale, orientata e indirizzata dai genitori e dal clero locale: Josemaría avrebbe sempre ricordato con affetto l'affabilità del religioso che ascoltò la sua prima confessione. Frattanto il numero di fratelli aumenta e con l'arrivo dei nuovi figli cresce anche la felicità dei genitori.

Nel 1915, dopo alcuni anni particolarmente duri, segnati dai rovesci della fortuna e da diverse sofferenze, la famiglia si trasferisce nella città di Logroño. Lì, nell'inverno del 1917, le orme lasciate sulla neve dai piedi nudi di un carmelitano penitente scuotono il cuore del giovane Josemaría e lo portano a domandarsi: "ed io che cosa faccio per Iddio?" Con questa domanda ha inizio l'itinerario della sua piena dedizione, mai percorso 'da solo'. Ha sempre con sé la grazia di Dio, il sostegno dei genitori e dei fratelli e il buon esempio di tanti altri. Intuisce che Dio ha dei progetti per la sua vita, ma non sa quali possano essere. Entra in seminario, e lì dei sacerdoti esperti lo aiutano a consolidare la vocazione e a indirizzare i suoi desideri di compiere la volontà di Dio. L'Eucarestia diventa il suo centro esistenziale; tutti i pensieri e le azioni ruotano attorno a Gesù Sacramentato, il grande amore della sua anima ed il fondamento della comunione della Chiesa.

Una volta ricevuta l'ordinazione sacerdotale, nel 1925, si dedica con abnegazione al ministero sacerdotale tra persone di ogni condizione, specialmente i poveri e gli ammalati. Ad essi chiede l'elemosina della preghiera, l'unica forza su cui faccia assegnamento per compiere quella volontà di Dio che non è ancora riuscito a conoscere. Dal 1927 in poi risiede a Madrid e lì presta assistenza ai malati in ospedali gestiti da suore e da altre persone di buona volontà che, in anni difficili per la Chiesa cattolica in Spagna, rischiano la salute e a volte la stessa vita. In quei primi passi del ministero sacerdotale riceve direzione spirituale da un padre gesuita e per diversi anni è cappellano di conventi di suore.

Nel 1928, dopo molta orazione, nasce l'Opus Dei. Don Josemaría, pur continuando ad assistere i poveri e i malati, si mette al lavoro con studenti, professionisti, operai, artisti ed anche sacerdoti, invitando tutti a seguire Cristo da vicino e a prodigarsi per santificare il proprio lavoro quotidiano. Da quel momento in poi è instancabile nel dare impulso all'apostolato dell'Opus Dei e raggiunge con il suo ministero migliaia di persone di ogni ambiente professionale e sociale, che sentono con forza il richiamo della vocazione cristiana.

Negli anni Quaranta, oltre all'intensissimo lavoro sacerdotale con i laici, predica — a richiesta dei vescovi — ritiri spirituali per migliaia di sacerdoti di molte diocesi spagnole. Promuove parecchie vocazioni al sacerdozio e allo stato religioso, e stimola tutti a perseverare nel proprio cammino durante i momenti di difficoltà.

Dopo la morte del fondatore dell'Opus Dei, avvenuta nel 1975, alla Postulazione che si incarica della sua causa di beatificazione e canonizzazione giungono migliaia di lettere di parroci, religiosi, religiose, vescovi, membri di associazioni di fedeli e di molte altre persone che chiedono l'apertura del processo di canonizzazione del "loro amico Josemaría". La Prelatura è ancora oggi destinataria dell'affetto di tanti amici del suo fondatore, aumentati, dopo il 1975, grazie alla diffusione dei suoi insegnamenti e dei suoi scritti. Per fare solo un esempio, attualmente più di 500 comunità contemplative, maschili e femminili, di molti Paesi del mondo, sono cooperatrici dell'Opus Dei e ne appoggiano il lavoro di apostolato con la loro costante preghiera.

La storia personale di mons. Josemaría Escrivá e quella dell'istituzione da lui fondata sono contrassegnate dalla comunione ecclesiale, che è una caratteristica distintiva della biografia dei santi che "incarna e manifesta l'essenza stessa del mistero della Chiesa" e che ne rappresenta "il cuore" in quanto pegno della carità (Novo Millennio ineunte, n. 42). Il Papa invita tutti i cristiani a "fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione" (n. 43), anche con i fatti. E con le canonizzazioni ci offre un esempio eloquente di quella spiritualità di comunione. Sì, perché contemplando un santo ci riesce naturale vederlo come un "fratello di fede nell'unità profonda del Corpo mistico, dunque, come 'uno che mi appartiene' (…), come un "dono per me' " (n. 43): e la consapevolezza di avere ricevuto tale dono desta nel nostro cuore sentimenti di gratitudine a Dio ed alla Chiesa.