Che cos’è la vocazione? Tutti abbiamo una vocazione?

Alcune domande sul discernimento vocazionale e relative risposte tratte dal Catechismo della Chiesa Cattolica e suffragate con testi di san Josemaría Escrivá.

Testi di vita cristiana
Opus Dei - Che cos’è la vocazione? Tutti abbiamo una vocazione?La vocazione di San Matteo (Caravaggio).

Sommario

1. Che cos’è la vocazione?

2. Tutti abbiamo una vocazione?

3. Come si può sapere se Dio mi chiama a una vocazione specifica?

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«Il Signore continua oggi a chiamare a seguirlo. Non dobbiamo aspettare di essere perfetti per rispondere il nostro generoso “eccomi”, né spaventarci dei nostri limiti e dei nostri peccati, ma accogliere con cuore aperto la voce del Signore. Ascoltarla, discernere la nostra missione personale nella Chiesa e nel mondo, e infine viverla nell’oggi che Dio ci dona» (Messaggio di papa Francesco per la 55ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni).

1. Che cos’è la vocazione?

Dio, che ha creato l’uomo per amore, lo ha anche chiamato all’amore, vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano. Infatti l’uomo è creato a somiglianza di Dio che è Amore.

Dio crea ciascuno con un proposito, una missione. (catechismo della chiesa cattolica)

Fin dalla nascita ogni persona è destinata alla beatitudine eterna, il Cielo. Dio crea ciascuno con un proposito, una missione. Questa missione è ciò che si conosce con il nome di vocazione (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1604, 1703).

Meditare con san Josemaría

Mi piace parlare di via, di cammino, perché siamo in viaggio, diretti alla casa del Cielo, alla nostra Patria. Ma sappiate che una via, benché possa presentare alcuni tratti di particolare difficoltà, benché ci faccia guadare un fiume ogni tanto o attraversare un piccolo bosco quasi impenetrabile, più sovente è qualcosa di comune, senza sorprese. Il pericolo è allora l’abitudine, il pensare che nelle cose consuete, di ogni istante, Dio non c’è, perché sono così semplici, tanto ‘ordinarie’! (Amici di Dio, 313).

Mi piace questo motto: “Ogni viandante segua la sua strada”, quella che Dio gli ha tracciato, con fedeltà, con amore, anche se costa (Solco, 231).

La tua felicità sulla terra si identifica con la tua fedeltà alla fede, alla purezza e al cammino che il Signore ti ha tracciato (Solco, 84).

L’amore di Dio è geloso; non lo si soddisfa se ci presentiamo all’appuntamento patteggiando condizioni: Dio attende con impazienza che ci diamo del tutto, senza conservare nel cuore degli angolini bui, ai quali non arrivano il piacere e la gioia della grazia e dei doni soprannaturali (Amici di Dio, 28).

2. Tutti abbiamo una vocazione?

Sì, tutti siamo stati creati da Dio con un proposito e un fine.

Dio ha voluto per ognuno un progetto unico e irripetibile, pensato fin dall’eternità: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo; prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (Geremia 1, 5).

Il Catechismo della Chiesa cattolica parla della vocazione alla beatitudine; in definitiva, alla santità, all’unione con Dio che ci rende partecipi della Sua felicità e ci ama in modo totale e senza condizioni.

La vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo è vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo.

All’interno di questa vocazione comune, Dio invita ciascuno di noi a fare il percorso della vita insieme a Lui per una strada precisa. Alcuni li chiama al sacerdozio ministeriale, altri alla vita religiosa e altri, i laici, li chiama a trovarlo nella vita ordinaria o praticando il celibato o la vocazione matrimoniale (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1716-1729, 1533).

Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno (Gaudete et Exsultate)

«Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali» (Gaudete et Exsultate, 14).

Meditare con san Josemaría

Bada bene: nel mondo ci sono molti uomini e molte donne, e il Maestro non tralascia di chiamarne neppure uno. Li chiama a una vita cristiana, a una vita di santità, a una vita di elezione, a una vita eterna (Forgia, 13).

Ridi perché ti dico che hai “vocazione matrimoniale”? Ebbene, l’hai: proprio così: vocazione.

Raccomandati a san Raffaele, che ti guidi, come guidò Tobia, casto sino alla fine del cammino (Cammino, 27).

La chiamata del Signore – la vocazione – si presenta sempre così: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

Sì: la vocazione esige rinuncia, sacrificio. Però come risulta gradevole il sacrificio - «Gaudium cum pace», gioia e pace – se la rinuncia è completa! (Solco, 8).

Com’è bella la nostra vocazione di cristiani – di figli di Dio! – che ci arreca sulla terra la gioia e la pace che il mondo non può dare! (Forgia, 269).

Vivere la carità significa rispettare la mentalità degli altri; riempirsi di gioia per il loro cammino verso Dio..., senza pretendere che la pensino come te, che si uniscano a te.

- Mi capitò di farti questa considerazione: questi cammini, diversi, sono paralleli; seguendo il proprio, ciascuno arriverà a Dio...; non perderti in paragoni, né in smanie di sapere chi arriva più in alto: questo non importa, quel che interessa è che tutti noi raggiungiamo il fine (Solco, 757).

Forse un giorno – non voglio generalizzare, apri il tuo cuore al Signore e raccontagli la tua storia – un amico, un comune cristiano come te, ti svelò un panorama profondo e nuovo, eppure vecchio come il Vangelo. Ti suggerì la possibilità di impegnarti seriamente a seguire Cristo, a essere apostolo di apostoli. Forse in quel momento hai perduto la tranquillità, per ritrovarla trasformata in pace, quando liberamente, perché ti andava di farlo - è questo il motivo più soprannaturale – rispondesti di sì a Dio. Sopraggiunse allora una gioia forte, incessante, che può scomparire soltanto se ti allontani da Lui (È Gesù che passa, 1).

È molto importante che il senso vocazionale del matrimonio sia sempre presente, tanto nella catechesi e nella predicazione quanto nella coscienza di coloro che Dio prepara a questo cammino, poiché è attraverso di esso che sono realmente chiamati a incorporarsi al disegno divino di salvezza di tutti gli uomini (È Gesù che passa, 30).

La santità – quando è vera – trabocca, per riempire altri cuori, altre anime, della sua sovrabbondanza.

Noi figli di Dio ci santifichiamo, santificando. Fiorisce intorno a te la vita cristiana? Pensaci ogni giorno (Forgia, 856).

3. Come si può sapere se Dio mi chiama a una vocazione specifica?

Come detto prima, Dio chiama tutti; alcuni li chiama per una missione specifica, pensata personalmente per loro. «“Ognuno per la sua via”, dice il Concilio. Dunque, non è il caso di scoraggiarsi quando si guarda a modelli di santità che appaiono irraggiungibili. Ci sono testimonianze che sono utili per stimolarci e motivarci, ma non per essere copiate, in quanto ciò potrebbe perfino allontanarci dalla via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi. Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di strettamente personale Dio ha posto in lui (cfr 1 Cor 12,7) e non che si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui. Tutti siamo chiamati ad essere testimoni, però esistono molte forme esistenziali di testimonianza. Di fatto, quando il grande mistico san Giovanni della Croce scriveva il suo Cantico spirituale, preferiva evitare regole fisse per tutti e spiegava che i suoi versi erano scritti perché ciascuno se ne giovasse «a modo suo». Perché la vita divina si comunica ad alcuni in un modo e ad altri in un altro» (Gaudete et Exultate, 11).

Il contesto nel quale una persona può scoprire la sua vocazione è quello dell’orazione, vale a dire, il rapporto vivo e personale con Dio. L’orazione è assolutamente necessaria per la vita spirituale. È come la respirazione che permette che la vita dello spirito si sviluppi. Nell’orazione si attua la fede nella presenza di Dio e del suo amore. Si stimola la speranza che aiuta a orientare la vita a Lui e a confidare nella sua provvidenza. E il cuore si allarga rispondendo con il proprio amore all’Amore divino.

Il nostro modello è il Signore. Gesù prega prima dei momenti decisivi della sua missione: prima che il Padre dia testimonianza di Lui nel suo Battesimo e nella Trasfigurazione e prima di dare compimento con la sua Passione al disegno di amore del Padre; Gesù prega anche nei momenti decisivi che si ripercuoteranno nella missione dei suoi apostoli: prima di scegliere e di chiamare i Dodici, prima che Pietro lo confessi come “il Cristo di Dio” e affinché la fede del principe degli apostoli non venga meno a causa della tentazione. La preghiera di Gesù in vista degli avvenimenti di salvezza che il Padre gli chiede è una dedizione umile e fiduciosa della sua volontà umana alla volontà amorevole del Padre.

Con la sua preghiera Gesù ci insegna a pregare, a scoprire la volontà di Dio nostro Padre e a identificarci con essa. Nella preghiera si può discernere la volontà di Dio in ogni momento della vita: «Anche tu hai bisogno di concepire la totalità della tua vita come una missione. Prova a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli ti offre. Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare, per discernere il posto che ciò occupa nella tua missione. E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi» (Gaudete et Exultate, 23).

Inoltre, nel momento del discernimento vocazionale può essere di grande aiuto la figura del direttore spirituale, e cioè, di quella persona con la quale ci possiamo confidare e che, attraverso i suoi consigli, ci aiuta a scoprire la volontà di Dio e a lottare per metterla in pratica (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2558, 2657, 2601-2622).

Meditare con san Josemaría

Non possiamo rifugiarci nell’anonimato; la vita interiore è un incontro personale con Dio, altrimenti non esiste. La superficialità non è cristiana. Accettare la banalità nella nostra condotta ascetica è come sottoscrivere il certificato di morte dell’anima contemplativa. Dio ci cerca uno per uno. Noi dobbiamo rispondergli, uno per uno: Eccomi, Signore, perché mi hai chiamato.

La preghiera, lo sappiamo bene, è un parlare con Dio. Qualcuno forse domanderà: parlare di che cosa? Di che cosa vogliamo parlare se non delle cose di Dio e di quelle che riempiono la nostra giornata? Parleremo della nascita di Gesù, della sua vita in questo mondo, del suo nascondimento e della sua predicazione, dei suoi miracoli, della sua Passione redentrice, della sua Croce e della sua Risurrezione. E alla presenza di Dio Uno e Trino, invocando la mediazione di Maria Santissima e l’intercessione di san Giuseppe nostro Padre e Signore – per il quale nutro tanto amore e tanta venerazione –, parleremo del nostro lavoro quotidiano, della famiglia, delle amicizie, dei grandi progetti e delle cose piccole e forse anche meschine.

Il tema della mia orazione è la mia stessa vita (È Gesù che passa, 174).

Come innamora la scena dell’Annunciazione! Maria – quante volte l’abbiamo meditato! – è raccolta in orazione... applica i suoi cinque sensi e tutte le sue facoltà al colloquio con Dio. Nell’orazione conosce la Volontà divina; e con l’orazione la rende vita della sua vita: non dimenticare l’esempio della Vergine! (Solco, 481).

L’orazione è l’arma più potente del cristiano. L’orazione ci rende efficaci. L’orazione ci rende felici. L’orazione ci dà la forza necessaria per compiere i comandi di Dio.

Sì!, tutta la tua vita può e deve essere orazione (Forgia, 439).

Io vorrei per tutti noi la vera orazione dei figli di Dio, non la verbosità degli ipocriti a cui è rivolto l’ammonimento di Gesù: Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli. Coloro che sono mossi da ipocrisia potranno forse ottenere il rumore dell’orazione – scriveva sant’Agostino – ma non la sua voce, perché in essi manca la vita, perché manca la disposizione di compiere la volontà del Padre. Il nostro invocare il Signore vada dunque unito al desiderio efficace di tradurre in realtà le mozioni interiori che lo Spirito Santo suscita nella nostra anima (Amici di Dio, 243).

Conoscete a menadito gli obblighi del vostro cammino di cristiani, che vi condurranno senza sosta e con calma alla santità; siete anche premuniti contro le difficoltà, contro tutte le difficoltà, che si intuiscono fin dai primi passi della strada. Adesso insisto sull’esigenza di farvi aiutare, guidare, da un direttore di coscienza al quale confidare tutte le vostre sante aspirazioni e i problemi quotidiani che riguardano la vostra vita interiore, le sconfitte che potete incontrare e le vittorie.

Nella direzione spirituale siate sempre molto sinceri (Amici di Dio, 15).

È bene che tu conosca questa dottrina sicura: il proprio spirito è cattivo consigliere, cattivo pilota, per dirigere l’anima nelle burrasche e nelle tempeste, fra gli scogli della vita interiore.

Perciò è Volontà di Dio che la direzione della nave sia presa da un Maestro, affinché, con la sua luce e la sua conoscenza, ci conduca al porto sicuro (Cammino, 59).