Il libro “Alla luce del Vangelo”, edito dalle Edizioni San Paolo, è disponibile in libreria e nei principali store digitali.
Unità e divisione
«Perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che Tu mi hai mandato» (Gv 17,23).
Un padre, una madre, che ama alla follia i due figli, gode vedendo l’affetto reciproco tra loro e soffre se vede che questo affetto non c’è.
«Di che cosa stavate discutendo per la strada?», chiese Gesù. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande (Mc 9,33). Che delusione quella di Cristo. Eppure affidò loro la Chiesa, come ora l’affida a noi, che pure ci invischiamo in litigi e dissensi.
Quella che i genitori trasmettono ai figli con l’esempio dell’amore reciproco che essi hanno coltivato è una eredità di straordinario valore, che sarà forza per superare l’egoismo anche per i loro discendenti. L’assenza di amore e di perdono tra fratelli è una ferita aperta nei genitori.
Anche la divisione tra i “buoni” dimostra che non lo siamo e che l’unità ha bisogno dell’aiuto di Dio e di una protezione continua, che non si può dare per scontata. Senza unità, la nostra carità non è credibile.
Se amiamo gli altri, facciamo la felicità di Dio e di Maria. Questo pensiero, che risponde a una verità molto vera, servirà da sprone per correggersi davvero, nel caso di
un sentimento men che affettuoso verso qualcuno.»
17 marzo 1990
Comunione ed eternità
«Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, continuamente pregando per voi, avendo avuto notizie della vostra fede in Cristo Gesù e della carità che avete verso tutti i santi a causa della speranza che vi attende nei cieli» (Col 1,3-5).
La nostra speranza è nel cielo; una speranza che illumina i nostri passi sulla terra e che ci dice che il mondo in cui viviamo un giorno si trasformerà in «nuovi cieli e terra nuova» (2Pt 3,13).
Ci dice anche che le nostre attività quotidiane hanno un senso che va oltre ciò che vediamo sul momento: acquistano una vibrazione di eternità se le facciamo per amore di Dio e degli altri.
Un’altra realtà che ci riempie di consolazione è la comunione dei santi. Quanto ci incoraggia sapere che non siamo mai soli, che in Cristo siamo un solo Corpo! Edifichiamo la Chiesa lì dove ci troviamo: tutti insieme allo stesso tempo e in ogni luogo. Ci sosteniamo a vicenda!
4 novembre 2018
La comunione dell’Amore
«Perché tutti siano una cosa sola; come Tu, Padre, sei in me e io in Te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato» (Gv 17,21).
È la preghiera del Signore per l’unità di coloro che sarebbero stati suoi discepoli.
Affinché tutti siamo una cosa sola. Non si tratta soltanto dell’unità di una organizzazione umanamente ben strutturata, ma dell’unità conferita dall’Amore: «Come Tu, Padre, sei in me e io in Te». I primi cristiani ne sono un chiaro esempio: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32).
Proprio perché è conseguenza dell’amore, questa unità non è uniformità, ma comunione. Unità nella diversità, che si manifesta nella gioia di convivere con le differenze, di imparare ad arricchirci con gli altri, favorire attorno a noi un clima di affetto.
Gesù ha confermato che questa unità è condizione di efficacia nella trasmissione del Vangelo: «Perché il mondo creda». Una unità, dunque, che non crea un gruppo chiuso ma ci invita a offrire la nostra amicizia a tutte le persone in questa meravigliosa missione evangelizzatrice.
14 marzo 2019
Trasmettere pace
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27).
Dio desidera la pace in ciascuno di noi e vuole che la comunichiamo agli altri. «Mi scrivevo: “La mia gioia è la mia pace. Mai potrò avere vera allegrezza senza la pace. E che cosa è la pace? È qualcosa in stretta relazione con la guerra. La pace è conseguenza della vittoria. La pace esige da me una continua lotta. Senza lotta non potrò avere pace”»[1].
Nella lotta interiore, rispondendo alle richieste che Dio ci fa, esercitiamo, con il suo aiuto, la libertà di amare. Quanto più amiamo e più liberamente lo facciamo, tanto più pace alberghiamo, indipendentemente dalle nostre ansie e dal clima esterno. Ecco perché la lotta non è inquietudine o assenza di serenità.
Chi ha la pace la trasmette con la sua presenza, con il suo modo di reagire di fronte alle persone e agli eventi. Cristo, «Principe della Pace» (Is 9,5), gli permette di vedere con i suoi occhi. «Essere, con le parole e le opere, seminatori di pace e di gioia»[2], così san Josemaría descriveva questa impronta del cristiano, il suo clima interiore quando entra in rapporto con gli altri e trasmette il vangelo.
20 marzo 2014
Fraternità in Cristo
«Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28).
La comune filiazione di molti a uno stesso Padre stabilisce la corrispondente fraternità.
Se siamo figli di Dio, siamo fratelli tra noi e il realismo di questa filiazione comporta un realismo parallelo nella fraternità. Il nostro essere figli di Dio in Cristo conferisce alla fraternità cristiana precise caratteristiche soprannaturali.
La fraternità è unità: tutti siamo uno in Cristo. Alla luce del mistero della comunione dei santi, del Corpo mistico, la fraternità fra i cristiani si manifesta non come una orizzontalità, ma come una verticalità in Cristo.
Il nostro essere davvero fratelli di tutti i cristiani è una realtà molto più profonda, una unione molto più forte della semplice fratellanza che dipende dal possesso della stessa natura; supera in modo incomparabile la pur importante fraternità universale tra gli uomini.
In qualche modo, mistico ma reale, noi cristiani, più che essere molti fratelli, siamo una sola cosa in Cristo Gesù.
4 aprile 1992
Il libro “Alla luce del Vangelo”, edito dalle Edizioni San Paolo, è disponibile in libreria e nei principali store digitali.
[1] San Josemaría, Cammino, n. 308.
[2] San Josemaría, È Gesù che passa, n.168.
