“Sono in questa ONG da undici anni – racconta Elvira Bernardo de Quirós, la direttrice -. Quando abbiamo cominciato, con grande entusiasmo, eravamo soltanto venti persone. Siamo cresciuti a poco a poco fino alla situazione attuale, in cui i volontari sono circa mille e duecento. Se non fosse per loro, la ONG non potrebbe sopravvivere per quanti sforzi potremmo fare noi che lavoriamo in sede.
È meraviglioso poter contare su tante persone ben disposte, e imparare tante lezioni di generosità, perché tutti loro sanno trovare tempo fra i numerosi obblighi familiari e professionali. Ho imparato molto dai volontari e dalle persone che accudiamo; per esempio, a non crearmi necessità superflue”.

“Sono qui da due anni soltanto – dice María del Valle Pinaglia – e l’attività di volontariato è diventato il mio lavoro professionale. Questo lavoro mi ha dato l’opportunità di realizzare il mio desiderio di aiutare gli altri. Finora, come tante persone, avevo collaborato solo in casi di emergenza come, per esempio, nel caso di disastri... Desideravo fare di più e in modo continuativo.
In questi anni di lavoro ho scoperto realtà molto diverse da quelle che ci presentano i mezzi di comunicazione, che spesso si soffermano esclusivamente sulla presenza del male nel mondo. Oltre al male, esiste il bene: vi sono molte persone generose che si fanno in quattro per aiutare gli altri. Il fatto è che il bene è silenzioso e il male invece produce molto rumore.

Non ho intenzione di dividere il mondo in “buoni” e “cattivi”, ma mi limito a constatare una realtà: il volontariato aiuta a trarre da ogni persona, con le sue virtù e i suoi difetti, il meglio di sé.
In questo periodo di tempo ho potuto osservare molti uomini e donne, volontari di tutte le età, che lavorano con impegno per trattare con affetto le persone che hanno bisogno di aiuto. Se ne occupano con autentico amore, una parola che ad alcuni potrà sembrare ridicola... Non sono azioni occasionali e isolate, ma proseguono settimana dopo settimana, con le stesse persone, con le quali alla fine si stabiliscono legami di affetto molto forti.

Io dirigo il Programma di Cura ai ragazzi disabili. Alcuni li accompagnano quando escono per svagarsi durante il tempo libero, oppure li assistono a casa loro. Impariamo molto da questi ragazzi che conservano un’allegria sorprendente pur con le loro limitazioni. Sono particolarmente riconoscenti e hanno un gran desiderio di vivere e di imparare. Hanno solo bisogno di un po’ più di aiuto da parte di tutti. Stiamo dando anche un sostegno sempre maggiore alle famiglie di questi ragazzi.
Giovanni Paolo II parlava delle “nuove povertà” del nostro tempo, e una di esse è la povertà della solitudine, come quella di tante donne anziane e senza figli, che alla morte del marito restano quasi del tutto isolate... Ho constatato come, grazie all’aiuto dei volontari, molte persone hanno man mano superato le tremende conseguenze della solitudine nella quale si trovavano per questa e altre cause.
Lo spirito dell’Opus Dei mi aiuta a vedere Cristo in ognuna delle persone che assistiamo. Mi incoraggia, dolcemente ma con chiarezza, a darmi agli altri”.