Meditazioni: 12ª domenica del Tempo Ordinario (ciclo B)

Riflessioni per meditare nella dodicesima domenica del Tempo Ordinario. I temi proposti sono: Seguire Cristo richiede la lotta; La preghiera ci aiuta a vivere senza paura; Riflettere sulle nostre paure.

- Seguire Cristo richiede la lotta

- La preghiera ci aiuta a vivere senza paura

- Riflettere sulle nostre paure


Scende la sera. Il cielo comincia a farsi scuro, dopo una giornata intensa nella quale Gesù ha istruito le folle con le sue parabole. Dato che dovranno continuare a predicare il regno di Dio in altri villaggi, il Signore dice ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva» (Mc 4, 35). Salutano, quindi, i presenti e salgono su una barca, che per molti degli apostoli costituiva come una seconda casa.

Potremmo dire che Gesù invita anche noi a passare all’altra riva, a modificare alcuni aspetti della nostra vita, per somigliare sempre di più a lui. E questo, naturalmente, implica un certo sforzo. Qualche volta possiamo arrivare a pensare che giungerà un momento in cui non avremo più bisogno di lottare, perchè tutto ci andrà bene: nulla ci metterà di cattivo umore, avremo con facilità quella certa virtù che al momento ci costa così tanto e qualunque incontro con gli altri lo vedremo come una benedizione. «Essere fedeli a Dio richiede lotta. E lotta corpo a corpo, uomo a uomo – uomo vecchio e uomo di Dio –, dettaglio su dettaglio, senza zoppicare»[1].

Ovviamente, tale lotta sarà più o meno impegnativa a seconda delle circostanze. Ma aspirare a una vita che non presenti nessun tipo di combattimento, oltre ad essere irrealistico, metterebbe in pericolo il consolidamento del nostro amore di Dio. I momenti di maggiore lotta ci permettono di dare una energia nuova alla nostra vocazione cristiana. In questo senso, san Josemaría commentava: «Dio mio, grazie, grazie di tutto: delle contrarietà, di ciò che non capisco, di ciò che mi fa soffrire. I colpi sono necessari per togliere il superfluo dal gran blocco di marmo. In questo modo Dio scolpisce nelle anime l’immagine di suo Figlio. Ringrazia il Signore per queste delicatezze»[2]. Non siamo mai soli. Quando, con maggior forza sperimentiamo la necessità della lotta, sappiamo che Cristo è molto vicino a noi e ci accompagna nel passaggio all’altra riva con gioia.


Nel mezzo del lago, nonostante la fiducia che gli apostoli avevano nelle parole del loro Maestro, si scatenò una tempesta. Il vento era talmente violento che le onde minacciavano di affondare la barca. E, a poppa, che ondeggiava senza tregua, Gesù dormiva. Non è difficile immaginare le tante domande che saranno sorte nel cuore degli apostoli. Perché Gesù ci ha spinti a navigare verso l’altra riva, sapendo che ci avrebbe colto la tempesta? Perché, mentre noi lottiamo per sopravvivere, sembra che non abbia compassione? Non siamo saliti sulla barca fidando nel fatto che avesse un piano migliore per noi? Con ogni probabilità anche noi abbiamo vissuto momenti simili. Dovevamo prendere una decisione complicata, che ci toglieva il sonno, e d’improvviso abbiamo sentito, senza parole ma con chiarezza sorprendente, il Signore invitarci a dirigerci verso l’altra riva, a lasciare una qualche sicurezza che magari ci faceva comodo. Ma, giusto quando ci siamo imbarcati in una nuova impresa, sono sorte le difficoltà o le incomprensioni. E magari, un poco perplessi o forse anche delusi, ci saremo chiesti dove fosse Cristo.

È normale, in mezzo alle opportunità che ci si presentano per crescere nella vita interiore, in qualche virtù o nella perfezione dell’amore, sentirci insicuri e non riuscire a tenere sotto controllo la situazione. Magari, anche, avere l’impressione di essere stati abbandonati da Gesù, che il suo cuore è lontano da noi. «Maestro, non t’importa che siamo perduti?»(Mc 4, 38), gli chiediamo. Tuttavia, quello che appare come il silenzio di Cristo non è altro che un delicato invito a crescere nella fede e nella fiducia in lui, in modo che le sfide e le difficoltà divengano occasioni per imitare il suo stile di vita. Nel dialogo con Dio impariamo ad affrontare queste tempeste con la serenità di Gesù. «Un giorno vissuto senza preghiera rischia di trasformarsi in un’esperienza fastidiosa, o noiosa: tutto quello che ci capita potrebbe per noi volgersi in un mal sopportato e cieco destino»[3]. Invece, se preghiamo, anche quando ci sembra di non essere ascoltati da Dio, gli dimostriamo di avere davvero posto in lui la nostra speranza. La strada della fiducia in Dio è la più importante per poter giungere a nuove sponde della vita interiore. «Il cammino quotidiano, comprese le fatiche, acquista la prospettiva di una “vocazione”. La preghiera ha il potere di trasformare in bene ciò che nella vita sarebbe altrimenti una condanna; la preghiera ha il potere di aprire alla mente un orizzonte grande e di allargare il cuore»[4].


«Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (Mc 4, 40) chiede Gesù agli apostoli che lo avevano svegliato. La domanda nasconde un rimprovero profondo. Certamente Gesù sapeva che stavano vivendo un momento difficile. Sono molti i passi del Vangelo che sottolineano la sua empatia riguardo i problemi degli altri. Ma, allo stesso tempo, si aspettava dai suoi discepoli più vicini una maggiore fiducia. Come scrive san Giovanni nella sua prima lettera: «Nell’amore non c’è timore» (Gv 4, 18).

Molte volte, nella nostra preghiera, sentiamo la stessa domanda che Gesù ha fatto ai suoi apostoli: «Perchè avete paura?». Allora magari ci tornano alla memoria i momenti nei quali di solito perdiamo la pace e ci sentiamo insicuri. San Josemaría faceva un elenco di possibili dubbi che possono farci perdere la pace: «Dopo l’entusiasmo iniziale, sono cominciate le incertezze, le titubanze, i timori. Ti preoccupano gli studi, la famiglia, i problemi economici e, soprattutto, il pensiero che non ce la fai, che forse non servi, che ti manca esperienza della vita»[5]. Riflettere sui dubbi che ci assalgono quando siamo diretti verso nuove rive della nostra vita ci aiuta a conoscerci meglio e a chiedere a Gesù l’aiuto concreto di cui abbiamo bisogno.

«E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”» (Mc 4, 41). L’episodio del Vangelo si conclude con un’altro tipo di timore che si impossessa degli apostoli. Sperimentando il reale potere di Cristo, capace di calmare le acque con le sue parole, gli apostoli si lasciano prendere dal timore di Dio, cioè dalla certezza interiore di essere veramente alla presenza del Dio vivo e del fatto che il suo potere è reale. Nella nostra vita, incamminarsi verso una nuova riva vuol dire trasformare la paura, che all’inizio può paralizzarci, in profonda adorazione di un Dio che è vicino a noi e che può fare quello che ai nostri occhi sembra impossibile. Per questo confidiamo anche nell’aiuto di nostra Madre, come ci ha sempre insegnato san Josemaría: «Prima, da solo, non riuscivi… - Adesso ti sei rivolto alla Madonna e, con Lei, com’è facile!»[6].


[1] San Josemaría, Solco, n. 126.

[2] San Josemaría, Via Crucis, VI stazione, n. 4.

[3] Papa Francesco, Udienza, 4 novembre 2020.

[4] Ibidem.

[5] San Josemaría, Solco, n. 133.

[6] San Josemaría, Cammino, n. 513.