Durante l’ultima Cena Gesù aveva rivolto ai suoi discepoli una confidenza intima: «Vi ho chiamato amici» (Gv 15, 15). Queste parole rendevano ancora più drammatica un’altra dichiarazione che l’Amico, profondamente turbato, aveva rivolto ai suoi: «uno di voi mi tradirà» (Gv 13, 21). Siamo abituati a riferire questo annuncio soltanto a uno degli amici che erano presenti, a Giuda che sarà noto come “il traditore”. Forse tuttavia non cogliamo che, quando i Dodici cominciarono a domandargli uno per uno «Sono forse io, Signore?» (Mt 26, 22), Gesù avrebbe potuto rispondere affermativamente a tutti.
Da questo punto di vista, la sorpresa della mattina di Pasqua deve aver nuovamente destabilizzato tutti quanti: se Gesù è davvero vivo e non si tratta solo di una visione o di un’esperienza mistica, allora ciascuno dei suoi amici deve fare i conti con il suo tradimento e con un dubbio tremendo. È possibile che l’amicizia risorga? Come può rinascere di nuovo l’amicizia con Gesù, che è stata rinnegata e contraddetta con parole e gesti inequivocabili?, avranno pensato gli amici del Signore.
L’amicizia può risorgere
Le parole e i gesti del Risorto confermano che l’amicizia può sempre risorgere. Ripercorrere alcune di queste parole ci può indicare il modo con cui questa risurrezione può avere luogo anche in tutti i nostri rapporti di amicizia, dopo un malinteso, un’offesa, un torto anche grave e deliberato.
«Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro» (Lc 24, 15). La prima cosa che il Risorto ci insegna è che siamo sempre chiamati a fare il primo passo verso l’amico che ci ha ferito, come Gesù stesso ha fatto con i due discepoli che il giorno di Pasqua decidono di abbandonare definitivamente la compagnia degli amici del Signore. Farsi avanti, senza pensare che questa volta tocchi farlo all’altra persona. Il lungo dialogo che avviene nei dodici chilometri che separano Gerusalemme da Emmaus ci insegna anche che, dopo una delusione, un malinteso, una ferita piccola o grande, c’è sempre bisogno di pazienza. Gesù non pretende che i suoi amici capiscano e cambino al primo colpo. E insegna che si tratta di ascoltare il punto di vista dell’altro con sincero interesse, senza puntualizzare tutto e subito: «Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?», domanda Cleopa. E, invece di zittirlo con la verità dei fatti, Gesù domanda: «Che cosa?», e ascolta pazientemente la versione dei fatti della sua propria Passione e Morte dal punto di vista parziale e limitato dei suoi amici.
Perché piangi?
«Perché piangi?», è la domanda rivolta a Maria Maddalena (Gv, 20, 15). Il Risorto va incontro all’amica mostrando empatia: mi interessa quello che provi, sembra dirle, raccontamelo. In questo modo, Gesù aiuta la Maddalena a riflettere su quanto ha vissuto e sulle emozioni contrastanti che sta sentendo nel cuore. La riflessione è una via obbligata per fare ordine nei propri sentimenti e per rispondere con libertà a quanto ci dice la sensibilità. In verità la Maddalena non aveva mai abbandonato l’Amico e forse per questo merita di essere lei la prima annunciatrice della rinnovata amicizia con Gesù. E si sente dire: «va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”» (Gv 20, 17). La relazione con Gesù non è morta, anzi è trasformata in un modo definitivo e soprannaturale, che si esprime nella ripetizione degli aggettivi possessivi: miei fratelli, Padre mio, Padre vostro, Dio mio, Dio vostro. Questo dialogo contiene una rassicurazione definitiva: siamo per sempre chiamati a essere gli amici di Gesù Risorto.
«Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» (Gv 20, 29). A conclusione del dialogo con l’amico incredulo Tommaso, il Risorto dichiara questa beatitudine: è felice chi crede agli amici che ha intorno. Si tratta di credere a chi mi parla del suo incontro con Dio e mi testimonia che questo incontro può accadere realmente. L’errore di Tommaso era stato proprio quello di chiudersi fuori dalla cerchia degli amici, per rimanere a rimuginare da solo sui propri sbagli e sulle disgrazie vissute. Quando non vedi bene - sembra raccomandare Gesù a lui e a tutti quelli che si sentono falliti - apriti alle persone che ti metto accanto: credi a quello che ti dicono, fidati.
Non sei affidabile, ma non conta
«Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?» (Gv 21, 14). Pietro sta facendo i conti con il rimorso per aver rinnegato il suo Amico ed è proprio il Risorto che gli domanda direttamente se può contare di nuovo sul suo affetto. Gesù sa bene di essere stato tradito e fa il primo passo verso chi gli ha fatto un torto; in questo modo gli insegna che c’è sempre una via d’uscita dal tradimento. Si tratta di non ripartire guardando solo il proprio peccato e la propria debolezza. Si tratta di prendersi cura degli altri anche se non ci si sente affidabili per le proprie qualità personali. È vero, non sei affidabile, sembra dire Gesù a Simone e a ognuno di noi che abbiamo fatto sbagli grandi nelle relazioni; ma decido di ridarti lo stesso tutta la mia fiducia. Fai anche tu così con gli altri.
Alla fine del Vangelo di Matteo si legge una frase breve e perentoria: «Essi però dubitarono» (Mt, 28, 17). Nonostante tutte le conferme ricevute dal Risorto, gli amici di Gesù restano titubanti. Forse il loro dubbio non riguarda tanto la realtà della risurrezione, di cui gli apostoli hanno avuto l’esperienza tangibile di cui parlerà Pietro in modo inequivocabile: «noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti» (At 10, 40-41). Di cosa sono dubbiosi? Forse dubitano della resurrezione della loro amicizia con Gesù e della capacità di esserne fedeli testimoni attraverso un nuovo modo di vivere l’amicizia tra di loro: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). Saremo capaci di essere amici tra noi come Gesù lo è stato con noi?, sembrano domandarsi i discepoli. Il Risorto conferma loro tutta la sua fiducia: l’amicizia con Dio e l’amicizia tra gli uomini è possibile e può sempre rinascere.
Tra tutti gli amici di Gesù c’è Giovanni, il discepolo amato, che in realtà non ha mai abbandonato l’Amico, forse perché non si è mai allontanato dalla Madre di Gesù ed è rimasto con lei fin sotto la Croce. «E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé» (Gv 19, 27). L’esempio di Giovanni suggerisce che con Maria, la Madre del Risorto, sarà più facile ritrovare sempre di nuovo la strada verso l’amicizia con Gesù e con tutte le persone che incontriamo.
