Il volontariato nelle parole di papa Francesco e di alcuni giovani

In occasione del Giubileo del Mondo del Volontariato, che si è celebrato l’8 e il 9 marzo 2025, condividiamo alcuni spunti di papa Francesco e alcune testimonianze di giovani che si sono impegnati in esperienze di volontariato di vario tipo.

L’8 e il 9 marzo 2025 si è celebrato il Giubileo del Mondo del Volontariato. Per l’occasione abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni giovani che negli ultimi anni si sono impegnati in esperienze di volontariato di vario tipo e alcuni spunti tratti dal Discorso ai membri della Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario che papa Francesco ha pronunciato il 14 novembre 2022 (da qui in poi, in corsivo).

Un mondo da costruire insieme

«Vogliamo un mondo solidale, in cui ciascuno si senta accolto e non sia costretto a rinunciare ai propri sogni. Non si tratta di un semplice auspicio, ma di una volontà ben precisa, che un vostro motto esprime così: “Un mondo da costruire insieme, nel rispetto del creato, nel quale ogni persona possa realizzarsi in piena dignità!”».

Questa volontà è ciò che ha mosso Camilla, una studentessa di Economia che vive nella residenza universitaria Viscontea di Milano, a dedicare parte del suo tempo ad aiutare alcuni bambini a fare i compiti. “È una forma di volontariato − ha raccontato − attraverso la quale si prova gioia nel vedere un ragazzo finalmente comprendere qualcosa che gli sembrava impossibile, nel notare come un piccolo incoraggiamento possa trasformare la sua percezione di una materia e lasciargli qualcosa di più profondo del semplice superamento di una verifica”.

Un incontro di umanità

«Lo sguardo oltre i confini diventa predisposizione d’animo all’incontro con il “prossimo”, testimonianza di amore per l’umanità. Il volontariato si fonda su un radicato atteggiamento di solidarietà: si può essere “fratelli tutti” abbracciando ogni essere umano che il Signore pone sulle strade della nostra vita».

In Viscontea vive anche Matilde, una studentessa di MedTec che nei mesi scorsi si è dedicata a un’altra esperienza di volontariato: “Nella casa di riposo il volontariato diventa un incontro di umanità: costruire un rapporto con una persona anziana, vedere come un piccolo gesto possa migliorare la sua giornata. A volte dovendo accettare che non possiamo cambiare la sua condizione dal punto di vista medico, ma sapendo che la nostra presenza ha comunque valore e, forse, può perfino alleviare alcuni sintomi della sua patologia”. E ha concluso: Fare volontariato è, per me, una delle formazioni più gratificanti che la residenza offre: dà la consapevolezza che il nostro impegno ha un impatto reale su chi ci circonda, spingendoci a crescere non solo come studenti e futuri professionisti, ma anche come membri attivi di una comunità a cui possiamo offrire qualcosa di nostro”.

Dalla parte dei più fragili

«Quando manca la pace, quando prevalgono le “ragioni” della forza, le persone soffrono, le famiglie vengono divise, i più fragili restano soli. Da mesi vediamo immagini di distruzione, di morte. La pace nella giustizia è condizione necessaria per una vita dignitosa, per costruire assieme un futuro migliore».

Michele è uno studente di Giurisprudenza che a sedici anni ha partecipato ad un workcamp in Romania. Ripensando all’esperienza vissuta ha ricordato: “Durante le tre settimane che ho trascorso lì ho osservato da vicino realtà che si vedono solo nei film. Le persone vivono in estrema povertà, i bambini hanno una vita molto difficile, eppure avevano sempre il sorriso: questo mi ha fatto riflettere su quanto io sia fortunato ed amato”.

Dalla consapevolezza della propria fortuna spesso scaturisce lo slancio e il desiderio di dedicarsi a chi è in difficoltà o è più fragile. Cecilia, una studentessa di Filosofia e comunicazione che frequenta il Centro Culturale Riparia, ha vissuto proprio questo: “Imparare la bellezza del servire era l'obiettivo con cui sono partita con una mia amica, Caterina, alla volta di alcuni giorni di volontariato: abbiamo accompagnato un gruppo di ragazze liceali e abbiamo lavorato per l’associazione Talitakum, una realtà che organizza attività sportive e ricreative per disabili con l'aiuto degli animali”. Il loro contributo è consistito nel preparare la cascina per le attività che si svolgono durante l’anno, riportandola a nuovo durante la pausa estiva. “Non è stato facile svolgere un volontariato dietro le quinte, senza vedere i reali effetti del nostro aiuto − ha continuato −, ma la possibilità di aiutare in un progetto così bello, anche solo attraverso lavori semplici e umili − come strappare erbacce, ripulire le stalle degli animali o dare loro da mangiare − è stato impagabile!”.

Una cura contro l’indifferenza

«La promozione umana rimane un impegno cui dedicarci con disponibilità, vigore, creatività, strumenti adeguati».

Un gruppo di residenti e di ragazzi che frequentavano la residenza universitaria MilanoAccademia si sono presi l’impegno di dedicarsi agli altri recandosi ogni mercoledì alla stazione Cadorna per aiutare alcuni volontari a consegnare pasti caldi ai senzatetto.

Al termine di una serata, Fabrizio ha raccontato: “Per me è un’esperienza in cui tocchi con mano l’essenziale, che è fatto di sorrisi e sguardi intensi, da cui prendi molto più del poco che dai”. Per Federico è il contatto umano l’aspetto più importante di questo appuntamento: “Alla fine i senzatetto vengono sì perché hanno bisogno del cibo, ma anche perché hanno voglia di chiacchierare con persone interessate alla loro storie. Andare a Cadorna, inoltre, mi ha fatto capire l’importanza della famiglia: molte situazioni che si vedono lì sono di disperazione, molte volte scaturite dal non avere una famiglia alle spalle, o da problemi nell’infanzia con famiglie non serene o violente”.

Impegnarsi in un’attività di volontariato non è solo aiutare gli altri: è rendere anche un servizio a se stessi, una sorta di cura contro l’indifferenza: “Avevo già sentito di storie di chi ha perso tutto – continua Federico – e a dire il vero non mi avevano mai scosso più di tanto. Sentirsele raccontare e parlarne con i diretti interessati è un’esperienza che sconvolge e che, nel pieno della settimana, mi aiuta a tenere i piedi per terra”.

Dai bisognosi e dal loro modo di fare c’è chi trae un prezioso insegnamento per il suo quotidiano, come Alessandro: “Mi colpisce sempre la gratitudine con cui sanno accogliere cose che sono abituato a dare per scontato, come un piatto di pasta o un parola gentile da parte dei volontari. Ognuno ha da raccontare la sua storia unica, e mai banale, che invita ogni volta a una riflessione profonda. E nonostante le loro storie e i loro passati siano così diversi, è sorprendente come sappiano cogliere ciò che li unisce, condividendo tra loro il poco che hanno, e sostenendosi a vicenda in un clima di cordialità e amicizia, che a tratti sa di famiglia”.