“Opus Dei. Una storia” a Venezia: conoscere il passato per guardare al futuro

Sabato 24 ottobre, nella suggestiva cornice della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, è stato presentato il volume “Opus Dei. Una storia” di José Luis González Gullón e John F. Coverdale. Tra gli interventi, quello del patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia.

Ci sono luoghi che custodiscono secoli di storia e bellezza. È il caso della Scuola Grande di San Rocco, uno dei tesori artistici e spirituali di Venezia, che sabato 24 ottobre ha ospitato la presentazione di Opus Dei. Una storia, il volume pubblicato in italiano da Edizioni Ares che ripercorre la storia dell'Opera fin dalla fondazione, nel 1928.

Un incontro che ha offerto l'occasione di riflettere non soltanto sul passato, ma anche sulla missione dell’Opus Dei oggi, alle soglie del centenario della sua nascita.

L’incontro, organizzato e introdotto dall’ammiraglio Cristiano Patrese, è stato ospitato alla Scuola Grande di San Rocco dal Guardian Grando Alfredo Baroncini. A dialogare con il coautore José Luis González Gullón, sotto la moderazione di Osvaldo De Paolini, direttore de Il Gazzettino di Venezia, sono stati Amerigo Restucci, presidente Istituto Regionale Ville Venete e già rettore dell’Università Iuav di Venezia, e Luigi Perina, già presidente del Tribunale di Vicenza. Sono intervenuti anche il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, la vicesindaca di Venezia Francesca Zaccariotto, il prefetto Darco Pellos e don Giovanni Manfrini, vicario regionale dell’Opus Dei per l’Italia.

“Il seme non fa rumore, ma fruttifica”

Dopo i saluti delle autorità cittadine, il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, si è soffermato sull'importanza di ricostruire la storia di un'istituzione senza trascurarne le difficoltà e i passaggi più complessi.

«Una storia è fatta di fatti, contesti, decisioni, difficoltà, errori e scelte lungimiranti», ha ricordato il patriarca, sottolineando come il libro non nasconda le questioni problematiche né offra risposte automatiche.

Al centro della riflessione, il carisma ricevuto da san Josemaría Escrivá: la chiamata alla santità nella vita ordinaria, un messaggio che mons. Moraglia ha definito «semplice da dire, difficile da vivere». Il patriarca ha poi richiamato l'importanza della formazione e delle relazioni personali, ricordando che «il seme non fa rumore, ma fruttifica».

A raccontare la nascita del libro è stato uno degli autori, don José Luis González Gullón, che ha spiegato di aver intrapreso la ricerca per trovare risposta a domande rimaste aperte sulla storia dell'Opus Dei. Da qui un lavoro durato circa otto anni, condotto insieme allo storico John F. Coverdale attraverso lo studio degli archivi dell'istituzione.

González Gullón ha ricordato come san Josemaría, parlando della fondazione, utilizzasse il verbo «vedere»: non un progetto personale, ma la scoperta di una missione ricevuta da Dio, destinata a uomini e donne chiamati a cercare la santità nel lavoro e nelle circostanze quotidiane. Oggi, come allora.

Un carisma da vivere e trasmettere

Non sono mancate le testimonianze personali. Come quella di Debora, madre di famiglia, che ha raccontato come l'incontro con l'Opus Dei l'abbia aiutata a maturare una fede più consapevole, attraverso l'amicizia e la scoperta del valore delle piccole attenzioni quotidiane, anche nel lavoro domestico, come “il piatto messo con cura, l’oratorio trovato pulito, frutto del lavoro silenzioso di altri”. Valori toccati con mano durante l’attività svolta in una residenza dell’Opera a Manchester.

Guardando al futuro, mons. Moraglia ha poi ricordato la sfida che attende le nuove generazioni dell’Opera: non limitarsi a conservare quanto ricevuto, ma comprenderne sempre più profondamente il carisma e viverlo anche in un mondo che cambia.

Una riflessione particolarmente significativa mentre l'Opus Dei si prepara a celebrare i suoi primi cento anni: un'ulteriore spinta a conoscere la propria storia per continuare a trasmettere il messaggio di san Josemaría.