“Opus Dei. Una storia”: a Verona tra amicizia, trasformazione e rinascita

Sabato 17 ottobre, al Cinema Teatro San Massimo di Verona, si è svolta la presentazione del libro “Opus Dei. Una storia”, di José Luis González Gullón e John F. Coverdale, tradotto in lingua italiana da edizione Ares. Un incontro dal clima familiare e umano, di cui condividiamo un resoconto, testimonianze e video dell'evento.

«L'Opus Dei sono tante storie, sono le storie di tutte le persone che appartengono all'Opera». Con queste parole don Giovanni Manfrini, Vicario Regionale dell’Opus Dei per l’Italia, ha introdotto la presentazione del volume Opus Dei. Una storia, svoltasi sabato 17 ottobre al Cinema Teatro San Massimo di Verona.

Storie di vita, di amicizia e di rinascita: sono state loro al centro dell’incontro dedicato al libro di José Luis González Gullón e John F. Coverdale, edito in italiano da Edizioni Ares.

Un incontro caratterizzato da un clima familiare, favorito anche dalla disposizione delle sedie, pensata per creare un ambiente raccolto e facilitare la vicinanza tra relatori e pubblico. Le diverse testimonianze hanno infatti dato alla mattinata un carattere corale, nel quale la storia raccontata nel libro ha preso forma attraverso le esperienze delle persone.

Alla presentazione, intitolata Opus Dei. Una storia. Episodi veronesi, hanno partecipato il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, lo storico José Luis González Gullón, coautore del volume, e Stefano Quaglia, esperto di temi educativi. Sono intervenuti inoltre l'imprenditrice Emanuela Lucchini, Arrigo Cavallina, attivo nel volontariato, e Gabriele Rohardt-Bellè, docente di lingue e mediatrice culturale. A moderare è stata la giornalista Anna Galvani, che ha guidato il confronto con competenza e attenzione ai diversi aspetti del volume.

Una storia fatta di persone

Il coautore José Luis González Gullón si è soffermato su una caratteristica che accompagna l'Opus Dei fin dalle origini: la diffusione del suo messaggio attraverso le relazioni personali e le iniziative promosse dai suoi fedeli.

L'amicizia, ha spiegato, è sempre stata una delle principali vie di trasmissione del Vangelo. Accanto ai rapporti personali, nel corso degli anni sono nate anche iniziative educative, sociali e assistenziali, promosse da persone dell'Opus Dei per rispondere a esigenze concrete della società. Si tratta di realtà che operano nei diversi ambiti della vita civile, dalla scuola alla sanità, dalla promozione della donna all'assistenza alle persone più fragili.

Gullón ha ricordato anche l'importanza attribuita da san Josemaría al ruolo delle donne, fin dai primi anni dell'Opera. Già negli anni Quaranta, ha raccontato, i sacerdoti dell'Opus Dei preparavano le prime donne a svolgere attività di formazione e accompagnamento spirituale, nella prospettiva di una piena partecipazione alla missione del fondatore.

L'amicizia che apre alla possibilità di ricominciare

Tra le testimonianze della mattinata, quella di Arrigo Cavallina, che ha raccontato il proprio rapporto con Cesare Cavalleri, suo insegnante durante gli anni delle scuole superiori.

Negli anni Settanta, Cavallina aveva intrapreso un percorso politico che lo aveva portato a partecipare ad attività estremiste e a trascorrere diversi anni in carcere. Nel 1984, dopo aver appreso della sua situazione, Cavalleri decise di scrivergli. Nacque così una corrispondenza destinata a trasformarsi in una lunga amicizia.

In quel periodo, Cavallina si interrogava sulla possibilità di ricominciare dopo gli errori commessi. Attraverso il rapporto con il suo ex insegnante, il tema del perdono assunse un significato nuovo, aprendogli una prospettiva diversa sulla propria vita.

Cavalleri gli parlò anche della propria fede, senza pretendere di imporgliela: «Ti racconto la mia fede, ma ti lascio libero». Un rapporto fondato sull'affetto e sul rispetto della libertà personale, che continuò negli anni, tanto che Cavalleri, ha aggiunto Arrigo Cavallina, fu anche testimone al suo matrimonio.

La formazione e l'educazione come esperienza condivisa

Anche Gabriele Rohardt-Bellè, docente di lingue e mediatrice culturale, ha raccontato il proprio percorso di avvicinamento alla fede.

Cresciuta in un ambiente ateo e battezzata nella Chiesa protestante, ha attraversato un lungo periodo di ricerca spirituale. Alla fine degli anni Ottanta è entrata in contatto con l'Opus Dei, inizialmente con qualche difficoltà. L'incontro con don Ferdinando Rancan, sacerdote dell'Opera, ha rappresentato una tappa importante del suo cammino. Attraverso l'accompagnamento spirituale e la preparazione ai sacramenti, la docente ha approfondito progressivamente la propria fede, fino a chiedere, nel 2003, l'ammissione all'Opus Dei come soprannumeraria.

Tra gli aspetti che più l'hanno colpita ha ricordato la preparazione dei sacerdoti, non soltanto dal punto di vista teologico e spirituale, ma anche umano.

Il valore della formazione è emerso anche nell'intervento di Emanuela Lucchini, imprenditrice e membro del consiglio di amministrazione delle scuole EdRes di Verona. Emanuela ha raccontato il desiderio, condiviso con la propria famiglia, di offrire ai figli un percorso educativo capace di trasmettere non soltanto conoscenze, ma anche una passione autentica per la bellezza e la verità.

Attraverso l'esperienza scolastica, ha spiegato, sono cresciuti sia figli che genitori: un percorso che ha influenzato anche il suo modo di vivere il lavoro e di guardare ai propri collaboratori, riconoscendo il valore e la dignità di ciascuna persona.

Un «mattone» per ricostruire la storia della Chiesa

Nel suo intervento, Stefano Quaglia, esperto di temi educativi, ha richiamato l'importanza di una presenza cristiana capace di incidere nella società attraverso il dialogo e la testimonianza personale. Riprendendo l'immagine evangelica del seminatore, ha invitato a non limitare la propria presenza agli ambienti più vicini, ma a coltivare un atteggiamento aperto all'incontro con persone e realtà differenti.

A concludere l'incontro è stato il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, che ha offerto una lettura del volume attraverso un'immagine particolarmente efficace.

Richiamando un'osservazione dello storico don Roberto Regoli, docente presso la Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, secondo cui il libro non sarebbe un «mattone» nonostante le sue dimensioni, il vescovo ha proposto di rovesciare la prospettiva: il volume è davvero un «mattone», ma nel senso di un elemento utile a costruire una conoscenza più completa della Chiesa del Novecento.

Una Chiesa che, nell'Opus Dei, ha conosciuto «una delle forme più interessanti di trasformazione», soprattutto per quanto riguarda la possibilità che i laici vivano integralmente il Vangelo nelle circostanze ordinarie della propria esistenza.

Mons. Pompili ha inoltre apprezzato l'impostazione storica del volume, capace di confrontarsi con la complessità dei fatti in maniera rigorosa. Guardando al presente e al futuro, il vescovo ha espresso l'auspicio che il carisma dell'Opera continui a contribuire alla vita della Chiesa veronese:

«Sono convinto che questo carisma, che a Verona ha avuto anche figure così importanti come don Rancan, debba e possa continuare a fecondare questa nostra comunità ecclesiale, in un dialogo serrato con la società».

Un invito a mantenere vivo il dialogo con il mondo contemporaneo, nella consapevolezza che il Vangelo, come ha ricordato il vescovo, «non è semplicemente informazione, ma per sé stesso una vera e propria trasformazione».

Alla fine, è stato il clima familiare che ha accompagnato la mattinata ad aver restituito il senso di quanto emerso dagli interventi: la storia dell’Opus Dei è composta dalle storie delle tante persone che ne hanno condiviso il cammino.

Non storie perfette, ma perfettamente umane, con le loro salite e discese. Storie nelle quali l'amicizia, il perdono, e l’incontro con la fede diventano occasioni per trasformare la propria vita e, attraverso la testimonianza, quella degli altri.