Guadalupe ha lasciato traccia nella mia vita

Quando aveva 16 anni, Iciar, conobbe Guadalupe, con la quale condivideva la stessa vocazione cristiana all’Opus Dei. 70 anni dopo questo incontro, Iciar racconta in questa intervista la sua amicizia con Guadalupe.

Opus Dei - Guadalupe ha lasciato traccia nella mia vita

Quando hai conosciuto l’Opus Dei?

L’ho conosciuta nel 1949 a Bilbao e dopo pochi anni, nel 1951, sono arrivata in Italia, dove ho sempre lavorato nella formazione delle persone dell’Opus Dei o nella direzione delle attività apostoliche e nelle amministrazioni dei centri.

Quando hai conosciuto Guadalupe e in quale occasione?

Agli inizi del 1950, Guadalupe venne a Bilbao per incoraggiare alcune ragazze che avevano chiesto l’ammissione all’Opus Dei a trasferirsi a Madrid per un periodo di formazione più intensa.

Mia sorella Tere, anche lei dell’Opus Dei, era già a Madrid, ma io non credevo fosse il caso di chiedere ai miei il permesso per andarmene a mia volta: avrei potuto aspettare. Guadalupe volle parlarne con i miei genitori, e ricordo che quando l’incontro terminò, mio padre mi disse: “Hai il permesso per andare a Madrid”.

Credo proprio che mio papà si lasciò convincere dall’eleganza e dalla dolcezza di Guadalupe

Credo proprio che mio papà si lasciò convincere dall’eleganza e dalla dolcezza di Guadalupe, che sapeva ascoltare e argomentare con molta serenità, dando fiducia.

Altre persone che hanno conosciuto Guadalupe non sapevano nulla della sua malattia. Qual è la tua esperienza con Guadalupe su questo aspetto?

Nel 1956 incontrai nuovamente Guadalupe: vivevamo insieme in un centro dell’Opus Dei a Roma, e lavoravamo nell’organo di governo dell’Opus Dei chiamato “assessorato centrale”, che venne formato proprio quell’anno.

Guadalupe fu in pericolo di vita e fu costretta a molte restrizioni, ma sopportava tutto con naturalezza e discrezione

Vivendo insieme a lei mi resi conto che aveva un serio problema di salute, e insieme alle altre che vivevano con lei la accompagnai lungo le prove che la malattia le poneva davanti. Fu in pericolo di vita e fu costretta a molte restrizioni, ma sopportava tutto con naturalezza e discrezione.

Quali sono le caratteristiche che ti sono rimaste particolarmente impresse di Guadalupe?

Era una persona gradevole, con cui si passava molto volentieri del tempo insieme. I suoi racconti erano molto divertenti. San Josemaría le chiedeva di raccontargli episodi della sua vita in Messico. Lei lo faceva volentieri, ma senza mettersi al centro, anche quando era la protagonista del racconto.

San Josemaría le chiedeva di raccontargli episodi della sua vita in Messico

Un’altra qualità che mi è rimasta impressa è la sua capacità di correggere a tu per tu gli errori delle persone, dai più piccoli ai più grandi, in modo molto positivo e incoraggiante.

La donna negli anni ‘60 e ‘70 aveva un ruolo molto diverso rispetto a quello acquisito nei decenni seguenti. Qual è la testimonianza di Guadalupe in questo senso?

Guadalupe era una donna molto intraprendente: in anni in cui le donne non facevano niente da sole, lei da sola andava a cavallo, prendeva aerei in giro per il mondo e treni in Messico e si prodigava per collaborare con le istituzioni al fine di aprire nuove scuole.

Guadalupe compì imprese incredibili

Dal mio punto di vista e da quello delle persone che si occupavano di amministrare i centri dell’Opus Dei nel mondo, Guadalupe compì imprese incredibili. È vero che noi tutte lavoravamo molto, ma quello che riuscì a fare lei in tempi molto ridotti non è riuscito a nessun altro.

Ti è piaciuta la raccolta “Lettere a un santo”?

Sì, soprattutto per la confidenza e la vera amicizia che aveva con san Josemaría. Io credo che il fondatore dell’Opus Dei avesse con Guadalupe proprio la chiarezza che un padre ha con una figlia. Erano amici, e questa amicizia sta continuando in Cielo.

Passando molto tempo insieme a Guadalupe, hai mai avuto l’impressione di aver conosciuto una “beata”?

No. Per me piuttosto Guadalupe era la persona ideale che, credo, san Josemaría avesse in mente relativamente alle numerarie: intelligente, lavorava bene, si faceva voler bene ed era di buon umore, con una risata contagiosa. Soprattutto, era una donna normale, e aveva le caratteristiche di una persona solida. Spesso ho pensato “Vorrei essere proprio come lei”.

Quali frutti credi che porterà la beatificazione di Guadalupe per la Chiesa e per l’Opus Dei?

Quando ho saputo che Guadalupe sarebbe stata beatificata, sono stata felicissima! Guadalupe è un modello per me e in questo modo potrà esserlo per molte più persone, che conosceranno la sua vita e comproveranno come di fatto fosse serenamente inserita nel mondo.

Quando ho saputo che Guadalupe sarebbe stata beatificata, sono stata felicissima!

È miracoloso tutto quello che ha realizzato nei pochi anni che visse in Messico: una persona con meno visione soprannaturale non avrebbe mai potuto realizzare quanto gli aveva affidato san Josemaría.

Quando si vive insieme a una persona molte cose possono passare inosservate, però per me Guadalupe è stata una persona significativa, che ha dato rilievo alla mia vita. Ha lasciato traccia nella mia vita.