Guadalupe beata

Madrid ha ospitato la cerimonia di beatificazione della dottoressa in chimica e ricercatrice spagnola Guadalupe Ortiz de Landázuri (1916-1975), la quale, fra le altre cose, aveva portato il messaggio dell’Opus Dei in Messico. In una lettera Papa Francesco l’ha portata ad esempio di “santità della normalità”.

Il delegato del Santo Padre è stato il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Insieme a lui hanno concelebrato il cardinale arcivescovo di Madrid, Carlos Osoro, il prelato dell’Opus Dei, Fernando Ocáriz, oltre a sei cardinali, nove arcivescovi, diciassette vescovi e circa 150 sacerdoti.

Il Papa Francesco ha voluto “unirsi alla gioia e al ringraziamento” per la beatificazione di Guadalupe Ortiz de Landázuri attraverso una lettera che è stata letta dal vicario ausiliare della prelatura, Mariano Fazio, alla fine della cerimonia.

La nuova beata – ha scritto Papa Francesco – ha messo le sue numerose qualità umane e spirituali al servizio degli altri, aiutando in modo particolare altre donne e le loro famiglie bisognose di educazione e sviluppo”. Il pontefice ha sottolineato che Guadalupe “ha compiuto tutto questo senza nessun atteggiamento proselitista, ma solo con la sua preghiera e la sua testimonianza”, “con la gioia che sgorgava dalla consapevolezza di essere figlia di Dio che aveva appreso dallo stesso san Josemaría”.

Il prelato ha affidato all’intercessione della beata Guadalupe il proposito di tutti i fedeli dell’Opera “di essere sempre buoni figli della Chiesa e che la prelatura dell’Opus Dei, come ha voluto san Josemaría, serva sempre la Chiesa come la Chiesa vuole essere servita. Che con la grazia di Dio, la mediazione materna di Santa Maria e l’esempio della nuova beata, cerchiamo di scoprire ogni giorno che la nostra vita ordinaria è il luogo in cui Gesù Cristo ci aspetta e l’occasione per trasmettere agli altri la gioia del Vangelo”.

Il cardinale Becciu ha sottolineato la capacità della beata di insegnarci “che è possibile armonizzare la preghiera e l’azione, la contemplazione e il lavoro”. Inoltre, “ci fa vedere quanto è bello e attraente possedere la capacità di ascoltare e avere un atteggiamento sempre allegro anche nelle situazioni più dolorose”.

“Guadalupe – ha proseguito il cardinale – si presenta ai nostri occhi come un modello di donna cristiana sempre impegnata lì dove il disegno di Dio ha voluto che stesse, specialmente nel sociale e nella ricerca scientifica. In definitiva, è stata un dono per tutta la Chiesa ed è un esempio prezioso da seguire”.

Una beatificazione globale, sostenibile, digitale

Alle 9 del mattino il Palazzo Vistalegre Arena ha aperto le porte. Saluti, amici ritrovati e selfies con i gruppi più lontani ed esotici – Nigeria, Nuova Zelanda, Singapore, India, Giappone –, alcuni dei quali indossavano i loro costumi tipici.

Più di 11.000 persone di 60 nazionalità sono arrivate a Madrid per partecipare alla cerimonia della beatificazione, ma molti di più l’hanno seguita virtualmente attraverso la televisione o per streaming nelle loro case o nelle postazioni predisposte in diverse città del mondo, accompagnandola con musiche o cibi messicani, o magari esperimenti di chimica. È stata, indubbiamente, una beatificazione del XXI secolo, digitale e internazionale.

Giornata di festa per tutta la Chiesa. Guadalupe Ortiz de Landázuri è da oggi la prima persona laica dell’Opus Dei a essere beatificata.

Tra i presenti c’erano i parenti della nuova beata. Luis Cruz, un suo nipote e cappellano universitario di Madrid ha sottolineato che sua zia “era una donna che sapeva mettersi nello sguardo di Dio per notare ciò che di buono accadeva e ciò che di buono c’è in ogni persona”. Ricordava anche che “guardava con un sorriso allegro e con lei stavi a tuo agio”.

Sono venuti anche i tre figli di Antonio Sedano, guarito da un carcinoma per intercessione di Guadalupe, “molto riconoscenti ed emozionati. Ella ci continua ad aiutare in cose piccole”, dicevano. È voluto venire anche il primo oftalmologo che aveva visitato il loro padre, il dottor José Ramón Fontenla: “Venire oggi a Vistalegre è una grande gioia e un’occasione per chiedere favori alla beata”.

All’interno del complesso i partecipanti mostravano braccialetti che portavano incisa una espressione che la nuova beata ripeteva spesso (“E io tanto contenta”) o affacciavano sorridenti la testa attraverso il buco del photocall accanto all’immagine di Guadalupe con la tuta da aviatore ai piedi di un piccolo aereo da turismo a Tetuán. Altri chiedevano informazioni sulle Borse di studio Guadalupe nello stand della ONG Harambee, che copriranno le spese di soggiorno fuori sede di numerose ricercatrici africane.

Nella cappella allestita per l’occasione, alcuni fedeli pregavano; nella zona dei confessionali i penitenti aspettavano il loro turno; nella sacristia erano in attesa i paramenti e gli oggetti liturgici, la maggior parte provenienti dalla cerimonia di beatificazione di Álvaro del Portillo che ha avuto luogo il 27 settembre 2014 a Valdebebas. I paramenti per la cerimonia erano stati lavorati da alcuni volontari in Spagna, Svizzera e Libano. Il vino “Perdiguera” proveniva dalla Scuola Familiare Agraria (EFA) Molino de viento, una iniziativa educativa a Campo de Criptana (Ciudad Real, Spagna). Le rose erano arrivate in dono dall’Uruguay.

Le gradinate di Vistalegre Arena si andavano riempiendo. Un’occhiata al settore degli invitati permetteva di vedere un arco di età da 0 a 100 di molti paesi. Questa è stata una beatificazione intergenerazionale.

La formula solenne

Quando sono entrati i celebranti, si è udito a Vistalegre il canto Il Signore terra tutta, del compositore italiano Marco Frisina, intonato dalla corale professionale “Grupo Alborada” diretta dal baritono Gonzalo Burgos.

Il corteo era composto da quasi 200 concelebranti. Ai riti iniziali ha fatto seguito il momento centrale della cerimonia. Dopo brevi parole di richiesta pronunciate dal prelato e una sintesi biografica della futura beata, il cardinale Becciu ha letto la lettera apostolica con la formula solenne di beatificazione: “Concediamo che la Venerabile Serva di Dio Guadalupe Ortiz de Landázuri y Fernández de Heredia, fedele laica della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, che donò la sua vita al Signore servendo con gioia i suoi fratelli nel compimento delle attività quotidiane, da ora in avanti sia chiamata Beata”.

Le reliquie della nuova beata sono state portate fino all’altare da alcuni parenti di Guadalupe e dai componenti della famiglia di Antonio Sedano.

Cardinale Becciu: “Il suo cuore, sempre aperto”.

Poi è arrivato il momento della Liturgia della Parola. Durante l’omelia il cardinale Becciu ha brevemente ricordato la biografia della nuova beata, sottolineando che “ci fa vedere quanto sia bello e attraente possedere la capacità di ascoltare e un atteggiamento sempre allegro anche nelle situazioni più dolorose”. Inoltre, “il suo cuore è rimasto sempre aperto alle necessità del prossimo, e questo si traduceva in una disposizione di accoglienza e di comprensione”.

“Guadalupe si presenta ai nostri occhi – ha spiegato – come un modello di donna cristiana sempre impegnata lì dove il disegno di Dio ha voluto che stesse, specialmente nel sociale e nella ricerca scientifica. In definitiva, è stata un dono per tutta la Chiesa”.

“Ci troviamo – ha aggiunto – davanti a una donna la cui vita è stata illuminata solo dalla fedeltà al Vangelo. Poliedrica e perspicace, è stata una luce per quelli che ha incontrato nel corso della sua esistenza”.

Cardinale Osoro: “Fedeli come lei”

Nel 25° anniversario della consacrazione della cattedrale dell’Almudena da parte di san Giovanni Paolo II, l’arcivescovo di Madrid, cardinale Osoro, ha rimarcato che “alle grazie del Cielo che stiamo ricevendo dalla Madonna, [aggiungiamo ora] il dono di Dio della beatificazione di Guadalupe Ortiz de Landázuri”.

Osoro ha definito la nuova beata “uno dei nostri”. Nata a Madrid, battezzata nella parrocchia di sant’Ildefonso, ha scoperto la chiamata di Dio nella chiesa della Concezione ed è sepolta nella Gran Via nel Real Oratorio de Caballero de Gracia.

“Tutto questo – ha detto poi – ci ricorda come la Vergine Santissima ha guidato i passi della nuova beata e l’ha sostenuta durante il cammino verso la santità con abbondanti grazie in vita e attraverso la sua vita. Proprio san Josemaría Escrivá era solito dire ai suoi figli, specialmente ai primi dell’Opera, come la beata Guadalupe, che se in qualcosa voleva che lo imitassero era nell’amore alla libertà e nell’amore e devozione a Maria Santissima. Ci raccomandiamo alla nuova beata perché ci aiuti a essere fedeli come lei con gioia alla volontà di Dio e ci insegni a confidare, come lei, nella intercessione della Santissima Vergine Maria”.

Pellegrini “tanto contenti”

Un gruppo di 24 studentesse della Scuola Montefalco (Messico) non hanno voluto perdersi la celebrazione. Hanno ben chiaro ciò che più le attrae della nuova beata e si danno da fare per raccontarlo: “Il suo esempio, la sua dedizione, l’autentica vocazione, il suo sorriso... Soprattutto, è donna”. Molte di queste ragazze hanno impiegato per questo viaggio i loro risparmi e il denaro che avevano ricevuto in regalo per la loro festa dei quindici anni. C’era anche un gruppo di “mammine”: donne incinte che appartengono alla parrocchia di Nostra Signora della Pace di Quito (Ecuador).

Ana María del Carmen Ruiz è messicana, 88 anni, chimica come Guadalupe, che ha conosciuto in Messico. “La ricordo molto sorridente, comprensiva e attenta con tutte; conversare con lei ti dava pace”. Ammirava anche il fatto che “voleva essere completamente messicana, cercava di cogliere il senso dei detti messicani, tutto per essere come le altre”. Dopo tanti anni dice: “Parlare di Guadalupe vuol dire parlare della santità nella vita ordinaria. Io la consideravo così naturale, mentre lavorava e rideva con la gente, che mai avrei immaginato che l’avrebbe portata alla santità da altare”.

Nikita, indiana di Delhi, disegnatrice, parlava della sua impressione per “l’impronta di Guadalupe nelle residenze universitarie, con la comprensione e l’esigenza delicata da lei vissuta”. Malena, canadese, concludeva: “Mi sento in casa, con lo spirito di Guadalupe”.

Ariel è venuto dalla città filippina di Iloilo a capo di un gruppo di 15 ragazzi della Westbridge School. “Quello che più mi piace di Guadalupe è la sua figura di maestra”, racconta, e aggiunge che in questo periodo gli ha concesso molti favori, il più importante dei quali è “l’arrivo del permesso di soggiorno il giorno prima della partenza per la Spagna!”.

Benita Maduadichie è della Nigeria e l’aver potuto assistere alla beatificazione lo deve direttamente a Guadalupe: “Le ho chiesto un lavoro per poter venire e giusto una settimana prima del viaggio l’ho trovato”.

Maria ha 8 anni, è di Varsavia (Polonia), la terza di 4 fratelli ed è a Madrid insieme con i genitori Katarigne e Michal per ringraziare Guadalupe per la sua Prima Comunione, che ha ricevuto lo scorso 22 aprile. Sua madre ritiene che “Guadalupe sia stata una persona felice e con un evidente senso dell’humour, e questo per me è molto attraente. Era una donna coraggiosa, non aveva paura di nulla perché credeva tanto nell’amore di Dio... E nello stesso tempo era molto normale. È un esempio per le madri, per le donne... Semplicemente, Guadalupe mi piace!”.