San Giuseppe nelle parole di san Josemaría, testi e audio

Il fondatore dell’Opus Dei aveva un grande affetto per san Giuseppe. Lo chiamava il Santo Patriarca e lo poneva come esempio di tutte le virtù. In preparazione alla festa del 19 marzo, e nel contesto dell’Anno di san Giuseppe indetto da papa Francesco, pubblichiamo le trascrizioni di diversi interventi di san Josemaría sul Santo Patriarca. In fondo all’articolo è disponibile anche l’audio originale in spagnolo.

Trascrizione dell’audio di san Josemaría su san Giuseppe

San Giuseppe ha un grande ascendente sulla Madonna. È stato suo sposo, è suo sposo. È la persona che per più tempo è stata insieme alla Madonna e che più l’ha amata, a parte suo Figlio, Dio nostro Signore. Ed è san Giuseppe che più ha avuto rapporti con Dio. Pertanto, se vuoi andare dalla Madonna, rivolgiti a san Giuseppe, che ti ci porterà per mano (Incontro in Spagna, novembre 1972).

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San Giuseppe, figlio mio, è la creatura umana più eccelsa dopo Santa Maria. Non importa che il Signore faccia complimenti di ogni tipo al Battista: non c’è contraddizione. Vuole molto bene a san Giuseppe; noi lo amiamo molto nell’Opus Dei, perché il Signore lo ha scelto fin dall’eternità perché gli facesse le veci di padre. Ha cercato un uomo giovane, forte, bello nell’anima e nel corpo, eccellente in tutte le qualità morali, lavoratore; che non si sentiva degradato, lui che era di sangue reale, se ogni giorno dedicava le sue mani al lavoro; che ha insegnato tante cose a Gesù e lo ha protetto finché era bambino.

Chi ha avuto un rapporto più intenso con Dio e con la Madre di Dio se non il Santo Patriarca?

Nel breviario e nelle letture che la Chiesa raccomanda prima e dopo la celebrazione della Messa, ci sono alcune preghiere in cui si parla dell’amore di san Giuseppe per il Bambino, di come l’avrebbe abbracciato, di come l’avrebbe baciato... Come fai tu con i tuoi figli. Sei padre di famiglia?

- Sì, grazie a Dio.

Dio ti benedica, figlio mio. Dunque, pensa alla tenerezza di tua moglie e alla tua. Pensa a san Giuseppe: come non amarlo, noi che vogliamo avere vita interiore? La vita interiore è il rapporto con Maria e con Gesù; il rapporto con Dio e con la Madre di Dio. Chi ha avuto un rapporto più intenso con Dio e con la Madre di Dio se non il Santo Patriarca? Nessuno! Per questo gli vogliamo tanto bene e ci rivolgiamo a lui. E poi perché la sua intercessione è potente (Incontro nella scuola Tabancura, Cile, 2 luglio 1974).

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Evidentemente il Signore, quando scelse sua madre fin dall’eternità, pensò anche all’uomo che gli avrebbe fatto le veci di padre. E se la riempì di tutte le grazie e di tutti i privilegi..., perché poteva ed era decoroso che lo facesse, immediatamente dopo sua Madre, lo fece anche con suo padre. E il Signore ci ha dato l’intelletto per riflettere e ha detto: “Questi cosiddetti teologi – per esempio, tu che hai parlato come un teologo – diranno poi, pensando per conto loro, quello che io non ho avuto necessità di leggere nel Vangelo”.

E improvvisamente San Giuseppe, pur essendo un personaggio così eccellente, - che, a mio giudizio, viene dopo la Santissima Vergine -, nel Vangelo scompare: lo vediamo soltanto per un momento e poi non c’è più, perché noi dobbiamo essere umili, anche se siamo forniti di tante buone condizioni, come sei tu e altri che qui mi ascoltano (Incontro nell’Auditorio della Alameda, Cile, 4 luglio 1974).

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Doveva avere un’autorità straordinaria. Poi, la povertà...; erano poveri, ma erano poveri relativamente. Mi permettete che vi dica che essere padrone di un somarello a quell’epoca doveva essere prova di una certa agiatezza? In altre parole, san Giuseppe lavorava per mantenere bene una casa... Era come disporre di una utilitaria – non so come la chiamate qui –, un’auto di poco prezzo. Così è. Un somaro è stato il trono di Gesù a Gerusalemme, però... a noi sembra molto modesto.

san Giuseppe lavorava per mantenere bene una casa

Ritorniamo a san Giuseppe, figlio mio. Grazie per i complimenti indirizzati al Santo Patriarca san Giuseppe. Hai ragione. Non si capisce perché rimane così nell’ombra, ma la Chiesa gli ha riservato – specialmente a partire dal XVI secolo – una grande devozione. Io ne ho e molta, e la diffondo per quanto posso. Voglio dire, dappertutto: dopo aver amato Cristo e santa Maria, dovremmo amare molto san Giuseppe, anche per la sua umiltà; perché nasconde la sua grande autorità. Gesù, soggetto a lui; e Maria avrà dimostrato, anche lei, la stessa sottomissione, perché avrà fatto, almeno, ciò che fanno le vostre mogli: le quali apparentemente dicono “questo si fa perché così vuole mio marito...”.

La Madre di Dio lo farà per amore, per perfezione, per virtù; dimostrerà ogni tipo di venerazione al padrone di casa. Vuole molto bene a san Giuseppe, che è veramente potente. E poi, se vuoi avere vita interiore... La vita interiore consiste nell’avere un rapporto con Dio; e con Dio nostro Signore e con la Madre di Dio nessuno ha avuto un rapporto tanto intimo come san Giuseppe. Quando mi obbligate a ripeterlo tutti i giorni, in questi incontri, io ne sono felice. Lo invoco sempre, varie volte durante la giornata. Non m’importa nulla dirlo. Se vi posso servire in questo, anche se soltanto in questo... Per altre cose non ricorrete a me, perché non andreste incontro ad altro che a delusioni, ma per questo sì. Io ho molto, molto affetto per san Giuseppe. E lo chiamo mio Padre e mio Signore. Vedo che tu sei preso dalla stessa pazzia. Riempie di ammirazione questa figura, straordinaria, che deve compiere tutto un progetto divino qui sulla terra, e che sa rimanere nascosta.

Io ho molto, molto affetto per san Giuseppe. E lo chiamo mio Padre e mio Signore.

Maria la contempliamo vicino al Signore e il suo potere ci lascia ammirati, perché fa in modo che Gesù operi il primo miracolo. Solo avvertendo che manca il vino – un’indicazione, un suggerimento – “fecit initium signorum”, racconta l’evangelista, “il Signore cominciò a operare miracoli”, in seguito a una indicazione di sua Madre. Giuseppe non compare. Probabilmente quando il Signore si sottopone alla Passione, san Giuseppe era già in Cielo; o almeno aspettava di andare in Cielo con la risurrezione di suo Figlio. È chiaro? Su questo punto sorvoliamo, perché la Chiesa non dice nulla. Io ho un modo di pensare, ma sto zitto. Un modo di pensare che sottostà sempre al criterio della Chiesa; però immagino che la Chiesa né ora né fra venti secoli farà luce su questo punto; perché non è necessario. Cosicché tu, con il tuo affetto a san Giuseppe, riempilo di privilegi (Incontro nell’Auditorio della Alameda, Cile, 4 luglio 1974).

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Figli miei, abbiate nell’anima l’ardente desiderio di riparare per i vostri peccati, per i miei e per quelli di tutti. Recatevi dal Signore con fiducia, rivolgiamoci a sua Madre, come un bambino piccolo alla propria madre, sapendo che quella del Cielo ci ama molto di più. Rivolgiamoci a san Giuseppe. Amatelo ogni giorno di più. Io sono arrivato a perdere ogni vergogna e dico loro ingenuità da bambino: “Gesù, Maria e Giuseppe, che io rimanga sempre con voi tre”. Alleluia! Però con amore... mi trovo accanto a tre potenti (Incontro ad Altoclaro, Venezuela, 12 febbraio 1975).

“Gesù, Maria e Giuseppe, che io rimanga sempre con voi tre”. Alleluia!

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Bisogna vedere quel che fu a suo tempo: un Patriarca; che uomo era, l’autorità che aveva, riconosciuta in ogni momento da Dio stesso e dalla Madre di Dio. Quest’uomo mi innamora per la sua purezza, per il suo amore al lavoro, per il suo coraggio, per la sua obbedienza alle mozioni divine... (Incontro in Ciudad Vieja, Guatemala, 18 febbraio 1975).

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Io sono pratico, anche nella vita di pietà. San Giuseppe portò avanti la famiglia di Nazaret, e nello stesso modo porterà avanti la tua. Acquista un’immaginetta di san Giuseppe, abbi devozione per lui, ogni tanto accendigli per pietà un lumino, come le nostre madri, come le nostre nonne: tutte le antiche devozioni sono valide anche oggi, non ve n’è neppure una che non sia valida. Per mettere in pratica quello che ti ho detto, ora, rientrando nella casa in cui vivo qui, troverò una immagine molto bella, della Madonna che hanno sistemato, e un’altra di san Giuseppe. Alla Madre di Dio lancerò un complimento e a san Giuseppe accenderò tre candele da parte tua (Incontro al Teatro Coliseo, Argentina, 26 giugno 1974).